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     L’INDIVIDUALITÀ DI SAMAEL AUN WEOR

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    MessaggioTitolo: L’INDIVIDUALITÀ DI SAMAEL AUN WEOR   L’INDIVIDUALITÀ DI SAMAEL AUN WEOR Icon_minitimeMer Gen 30, 2013 11:37 am

    L’INDIVIDUALITÀ
    Credersi “uno” è senz’altro una burla di cattivo gusto; sfortunatamente questa vana illusione
    esiste in ciascuno di noi.
    Purtroppo, pensiamo sempre di noi stessi le cose migliori: non ci capita mai di comprendere
    che non possediamo neppure una vera individualità.
    La cosa peggiore è che ci permettiamo persino il lusso falso di supporre che ciascuno di noi
    goda di piena coscienza e di volontà propria.
    Poveri noi! Quanto siamo stupidi! L’ignoranza è senza dubbio la peggiore delle disgrazie.
    Dentro di noi esistono parecchie migliaia di differenti individui, soggetti diversi, io o persone
    che litigano tra di loro, che lottano per la supremazia e che non hanno né ordine né regole.
    Come sarebbe diversa la vita se fossimo coscienti, se ci svegliassimo da tanti sogni e fantasie!...
    Ma, per nostra sfortuna, le emozioni negative, l’autoconsiderazione e l’amor proprio ci
    affascinano, ci ipnotizzano, non ci permettono mai di ricordarci di noi stessi, di vederci tali e
    quali siamo...
    Crediamo di avere una sola volontà, mentre in realtà abbiamo molte volontà diverse (ogni io
    ha la propria).
    La tragicommedia messa in atto da questa molteplicità interiore spaventosa; le diverse volontà
    interiori cozzano tra di loro, vivono in continuo conflitto, agiscono in direzioni diverse.
    Se possedessimo una vera individualità, se possedessimo una unità al posto della molteplicità,
    avremmo anche continuità di propositi, una Coscienza sveglia, una volontà personale e
    individuale.
    La soluzione è: cambiare..., ma dobbiamo incominciare ad essere sinceri con noi stessi.
    Occorre che facciamo un inventario psicologico di noi stessi, per sapere che cosa è superfluo
    e che cosa ci manca.
    È possibile ottenere l’individualità ma, se crediamo di averla, questa possibilità svanisce.
    È evidente che non lotteremmo mai per ottenere qualcosa che crediamo di avere. La fantasia
    ci fa credere di possedere l’individualità e al mondo esistono persino scuole che insegnano così.
    Urge lottare contro la fantasia, perché ci fa apparire come se fossimo questo o quello, quando
    in realtà siamo miserabili, insolenti e perversi.
    Pensiamo di essere uomini quando, in realtà, siamo soltanto mammiferi intellettuali sprovvisti
    di individualità.
    I mitomani si credono Dei, Mahatma, ecc., senza sospettare che neppure possiedono una mente
    individuale né volontà cosciente.
    Gli egocentrici adorano tanto il loro amato ego che non accetterebbero mai l’idea di avere
    dentro di sé una molteplicità di ego.
    I paranoici, con il tipico orgoglio che li distingue, nemmeno si disporranno a leggere questo
    libro...
    È indispensabile lottare a morte contro le fantasie che ci facciamo di noi stessi, se non vogliamo
    essere vittime di emozioni artificiali e di false esperienze che, oltre a coprirci di ridicolo, arrestano
    ogni possibilità di sviluppo interiore.
    L’animale intellettuale è così ipnotizzato dalla propria fantasia che sogna di essere un leone o
    un’aquila, quando in verità non è altro che un vile verme strisciante nel fango.
    Il mitomane non accetterebbe mai le affermazioni suddette: si sente ovviamente Arci-ierofante
    (checchè ne dicano) senza sospettare che la fantasia è puro e semplice nulla: “nulla fuorché
    fantasia”.
    La fantasia è una forza reale che agisce universalmente sull’umanità e mantiene l’umanoide
    intellettuale in uno stato di sogno, facendogli credere di essere già un uomo, di possedere vera
    individualità, Coscienza sveglia, volontà, mente individuale, ecc., ecc.
    Quando pensiamo che siamo “uno” non possiamo muoverci da dove siamo in noi stessi:
    rimaniamo bloccati ed infine degeneriamo, involviamo.
    Ognuno di noi si trova ad una determinata “tappa” psicologica e non potremo uscirne a meno
    di non scoprire direttamente tutte quelle persone o io che vivono dentro di noi.
    Con l’auto-osservazione interiore, ovviamente, potremo vedere la gente che vive nella nostra
    Psiche e che dobbiamo eliminare per ottenere la trasformazione radicale.
    Questa percezione, questa auto-osservazione, cambia fondamentalmente tutti i concetti sbagliati
    che ci eravamo fatti di noi stessi e, come risultato, constatiamo il fatto concreto che non
    possediamo una vera individualità.
    Fino a quando non ci auto-osserveremo, vivremo nell’illusione di essere “uno” e di conseguenza
    la nostra vita risulterà sbagliata.
    Non è possibile avere corrette relazioni con i nostri simili fino a quando non si produce un
    cambiamento interiore nel profondo della nostra Psiche.
    Qualunque cambiamento interiore esige la preventiva eliminazione degli io che abbiamo
    all’interno.
    Non potremmo altrimenti eliminare questi io se non li osservassimo dentro di noi.
    Coloro che si sentono “uno”, che pensano di sé il meglio, che non accetterebbero mai la
    dottrina dei molti, tantomeno desiderano osservare gli io e pertanto ogni possibilità di
    cambiamento è per loro impossibile.
    Non è possibile cambiare se non eliminando, ma chi si sente in possesso dell’individualità, se
    accettasse di dover eliminare, di sicuro non saprebbe che cosa eliminare.
    Non dobbiamo però dimenticare che chi crede di essere “uno”, preso da sé nell’inganno,
    crede, sì, di sapere ciò che deve eliminare, ma in realtà nemmeno sa di non sapere: è un “illustre
    ignorante”.
    Per “individualizzarsi” è necessario “disegotizzarsi “, ma chi crede di possedere l’individualità
    non può liberarsi dall’ego.
    L’individualità è sacra al cento per cento: rari sono coloro che la possiedono, ma tutti pensano
    di averla.
    Come potremmo eliminare gli io se crediamo di avere un unico io?
    Certamente solo chi non si è mai auto-osservato sul serio pensa di avere un unico io.
    Eppure dobbiamo essere molto chiari in questo insegnamento perché esiste il pericolo
    psicologico di confondere l’autentica individualità con il concetto di qualche strano io superiore
    o qualcosa del genere.
    L’Individualità Sacra è ben al di là di qualsiasi forma di io: è quello che è, che è stato e che
    sempre sarà.
    L’autentica individualità è l’Essere e la ragione d’essere dell’Essere è lo stesso Essere.
    Bisogna distinguere tra l’Essere e l’io. Chi confonde l’io con l’Essere di sicuro non si è mai
    auto-osservato seriamente.
    Finchè l’Essenza, la Coscienza, rimane imbottigliata nell’insieme di io che portiamo dentro,
    il cambiamento radicale sarà qualcosa di veramente impossibile.
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