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     Rudolf Steiner e la Tripartizione

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    MessaggioTitolo: Rudolf Steiner e la Tripartizione   Mar Ott 16, 2012 7:25 am

    Rudolf Steiner
    Filosofo, artista, riformista (1861-1925)


    [Solo gli amministratori hanno il permesso di visualizzare questa immagine]

    Fu Rudolf Steiner a creare il principio di una tripartizione sociale tra vita intellettuale, vita giuridica ed economica e proprio grazie alla chiara classificazione tra gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità che essa acquista una grande forza sociale. Fu così che Rudolf Steiner riuscì ad unire il meglio dell'anarchismo[1], ovvero la libertà spirituale e la fratellanza economica, senza mettere in discussione la democrazia come fondamento dello stato.

    Chi si occupa della tripartizione in maniera approfondita molto presto si convincerà, come del resto si convinse Steiner, che essa è in grado di vincere il nazionalismo, tanto è vero che la Germania non appartiene ai tedeschi né culturalmente, né economicamente. Qualora si segua la filosofia della tripartizione, allora non vi sarà più spazio per una culturetta da quattro soldi promossa dallo Stato. Anche la difesa dei posti di lavoro tedeschi attraverso brevetti o incentivi dell'export a spese degli altri Stati non è qualcosa che si possa perseguire ulteriormente. Bisogna congedare quelle sante abitudini mentali che contribuiscono in maniera decisiva ai conflitti mondiali del giorno d'oggi.

    Il significato della richiesta di un'autonomia severa della vita intellettuale, giuridica ed economica in merito al dialogo tra le culture, Steiner lo pronuncia in questa frase:


    Citazione :
    Gli uomini di una data regione linguistica non cadono in conflitti innaturali con quelli di un'altra regione se, per mettere in valore la cultura del proprio popolo, non vogliono servirsi dell'organizzazione dello Stato o della potenza economica.[2]

    Questo appello per una completa libertà culturale porta spesso le sue dichiarazioni sulle diverse anime etniche o razziali ad essere fraintese, ponendole in una luce molto diversa. Qualora il singolo possa disporre veramente di se stesso, allora si adopererà affinché riesca a far suo il meglio delle diverse culture, invece di riconoscersi incondizionatamente in una singola cultura.

    L'uomo libero è colui che varca i confini, mentre l'uomo monoculturale ne è una caricatura.
    Sylvain Coiplet
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    MessaggioTitolo: Re: Rudolf Steiner e la Tripartizione   Ven Nov 02, 2012 2:08 pm


    RAPPORTI TRA GLI STATI


    La vita internazionale dell'umanità tende a rendere reciprocamente indipendenti i rapporti culturali dei popoli e quelli economici dei singoli territori. Di questa necessità dell'evoluzione umana tiene conto la tripartizione degli organismi sociali. In essi la vita giuridica su base democratica è l'anello di congiunzione tra la vita economica, che allaccia rapporti internazionali secondo le proprie esigenze, e la vita culturale-spirituale che li allaccia partendo dalle forze sue proprie.
    Per quanto fortemente le abitudini di pensiero create in noi dalle condizioni statali invalse fin qui possano mantenerci ligi alla credenza che la trasformazione di tali condizioni sia "praticamente inattuabile", lo sviluppo dei fatti storici passerà via distruggendo qualsiasi provvedimento che, partendo da quelle abitudini di pensiero, vorrà conservarsi oppure risorgere. Perché l'ulteriore fusione della vita spirituale, giuridica ed economica è addirittura un'impossibilità per le esigenze della vita dell'umanità moderna. La catastrofe della guerra mondiale ha manifestato questa impossibilità, la quale è derivata dal sorgere di antagonismi fra gli Stati, che esplosero in conflitti economici e culturali con un esito che non sarebbe pensabile là dove la vita spirituale si trovasse di fronte alla sola vita spirituale, e gli interessi economici di fronte ai soli interessi economici.
    ...Nella tripartizione non viene data un'utopia aliena dalla realtà, ma una somma di impulsi pratici a realizzare i quali si può cominciare in qualsiasi punto della vita. Ciò distingue questa "idea" dalle astratte "esigenze" dei diversi partiti socialisti. Queste esigenze cercano capri espiatori per tutto quello che nella vita sociale è divenuto insopportabile, e quando li hanno trovati proclamano che devono essere eliminati. L'idea della tripartizione, invece, parla di ciò che da quanto esiste deve generarsi affinché quel ch'è malsano scompaia. Al contrario di altre idee che criticano, che possono anche distruggere, ma che non danno alcuna indicazione per ricostruire, l'idea della tripartizione vuole appunto costruire. Ciò appare particolarmente chiaro a chi, spassionatamente, pensi dove verrebbe condotto, riguardo alle relazioni economiche con l'estero, uno Stato che volesse erigersi in modo conforme a quei princípi puramente distruttivi. Alle tendenze demolitrici interne si aggiungerebbero le rovinose incongruenze nei rapporti con l'estero.
    Non c'è dubbio che le condizioni economiche di un singolo organismo sociale tripartito servirebbero di efficace esempio agli altri Paesi. Gli ambienti dove regna l'interesse per un'equa distribuzione dei beni cercherebbero di applicarla anche nel proprio Paese quando ne constatassero la praticità negli altri, e l'estendersi dell'idea della tripartizione farebbe sí che sempre piú si raggiungessero quelle mète a cui la vita economica moderna tende secondo le forze insite in essa. Il fatto che in molte parti della Terra regnino ancora possenti interessi statali sfavorevoli a queste tendenze non dovrebbe trattenere dall'introdurre la tripartizione gli uomini di un territorio economico che la ravvisino nella sua importanza.

    R. Steiner, I punti essenziali della questione sociale,
    F.lli Bocca Editori, Milano 1950, pagg.120, 123-24
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    MessaggioTitolo: Re: Rudolf Steiner e la Tripartizione   Ven Nov 09, 2012 9:02 am


    Una cosa diventa merce di scambio per il
    fatto ch’io la pago subito. Cosí è in sostanza per le merci di “natura lavorata”.
    Qui pago, qui il pagare ha la parte essenziale.
    Deve esistere la possibilità che, quando uno abbia l’idoneità spirituale a
    intraprendere qualcosa, egli ottenga del capitale a prestito, non importa da
    chi o da dove, ma deve ottenerlo. In genere, è una necessità che esista il
    prestito da capitale. Al pagare deve aggiungersi il prestare.
    Si rifugge in genere dall’annoverare tra i fattori del processo economico
    il donare; eppure se in qualche modo non si donasse, il processo economico
    non potrebbe svolgersi. Si pensi soltanto cosa avverrebbe dei bambini! Noi
    doniamo di continuo ai bambini; se osserviamo il processo economico integralmente
    e in continuo movimento, vi troviamo il fattore del donare.

    Da: Rudolf Steiner - I capisaldi dell’economia, Ed. Antroposofica, Milano 1982, pp. 86-87
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    MessaggioTitolo: Re: Rudolf Steiner e la Tripartizione   Dom Gen 20, 2013 9:58 am


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    Cultura, politica, economia

    Cari ascoltatori, osservate voi stessi la vita! Vedrete come
    questa vita umana è triarticolata, come l’uomo ha una triplice
    funzione all’interno della società umana. Se osserviamo
    la posizione dell’uomo nella società, vediamo delinearsi
    chiaramente tre elementi distinti fra loro:
    Il primo consiste nel fatto che per contribuire in qualche
    modo alla comunità, al lavoro comune, alla creazione
    di valori e beni comuni – cosa assolutamente
    indispensabile nella società moderna per la salute di
    un ordinamento sociale –, l’uomo deve in primo luogo
    disporre dell’attitudine individuale, del talento individuale,
    della capacità individuale di far qualcosa.
    Il secondo è che l’uomo deve poter andare d’accordo
    con i suoi simili, deve poter collaborare in pace con loro.
    E il terzo è che deve trovare un posto da cui fare qualcosa
    per gli altri con il suo lavoro, con il suo operato, con
    le sue prestazioni.

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    MessaggioTitolo: Rudolf Steiner e il superamento del nazionalismo - Una biografia - di Sylvain Coiplet   Mer Apr 24, 2013 7:08 am


    L'Austria-Ungheria e il problema delle nazionalità




    Rudolf Steiner e il superamento del nazionalismo
    Una biografia

    di Sylvain Coiplet

    Il principio di una tripartizione sociale proviene da uno degli ultimi lavori di Rudolf Steiner: I punti essenziali della questione sociale. Qui egli rompe non solo con molte cose tuttora date per certe dalla maggior parte della gente, bensì anche con ciò che i suoi seguaci di allora si aspettavano da lui. In effetti il libro non contiene una sola parola di esoterismo. Vi è la stessa sobrietà come nella sua opera giovanile: la Filosofia della Libertà. Soltanto che qui mostra come questa libertà si faccia trasformare a livello sociale conservando tuttavia la sua integrità. Quello che emerge è quindi una filosofia della libertà, uguaglianza e fraternità.

    L'Austria-Ungheria e il problema delle nazionalità

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    Rudolf Steiner è nato nel 1861 a Kraljevec. Nel profilo biografico cronologico delle sue opere pubblicate alla fine del 1994, si trova che Kralievec "a quel tempo apparteneva all'Austria-Ungheria, oggi alla Jugoslavia." Questo "oggi" nel frattempo è stato nuovamente superato. Questo fatto la dice lunga sulla giovinezza di Rudolf Steiner. Ha vissuto in uno stato che non è riuscito a gestire le sue molteplici culture. A questa esperienza egli avrebbe fatto riferimento in seguito. Da qui derivò la necessità di mostrare la tripartizione dell'organismo sociale. Ma a quel tempo egli rimane "ad osservare una situazione estremamente complicata".

    La sua scelta va chiaramente alla cultura tedesca. Julius Schröer, uno dei sui maestri, dal 1879 richiama l'attenzione di Steiner alla letteratura di Goethe. Rudolf Steiner nel 1890 si trasferì a Weimar, per occuparsi della pubblicazione delle opere scientifiche di Goethe. Nel frattempo è andato convincendosi che l'uomo sia fisiologicamente tripartito: il cervello non è affatto il centro dell'uomo, bensì è solo il centro dell'organizzazione mentale e del pensiero. Il sentire ed il volere non si spiegano da qui. Il sentire ha origine nell'organizzazione respiratoria e circolatoria, mentre il volere nell'organizzazione degli arti. L'uomo quindi è formato da queste tre organizzazioni separate. Quando più tardi Steiner parlerà di "organismo sociale", lo farà con profonda cognizione di causa. La vita sociale non prende forma da un'unica organizzazione centrale: dev'essere tripartita. Organismo qui significa il contrario di centralismo. Egli è giunto a questa idea politica in una sorta di derivazione dall'anatomia.

    Rudolf Steiner avrà bisogno ancora di trenta anni per sviluppare la sua idea di tripartizione dell'uomo. E affinché possa affacciarsi l'idea della tripartizione sociale, egli deve innanzitutto interessarsi alla questione sociale

    Anche prima si trasferirsi a Weimar, Rudolf Steiner parla a favore di una cooperazione culturale fra tutti i tedeschi. Non ha fatto l'esperienza dell'ostilità politica al Reich tedesco come fosse stato un bambino. Non è qui possibile giocare alcun ruolo. Questo dimostra già come Rudolf Steiner non ha voluto gettare tutte le questioni sociali in un'unica pentola. In questo è d'accordo con Schröer, e si appella anche a lui. Con Schröer, egli condivide anche la stessa concezione dell'anima nazionale. Non è un'idea astratta di entrambi, ma un vero essere spirituale che esercita una influenza sulle persone che da esso dipendono. L'anima della nazione rimane un concetto astratto fino a quando non si osservano che le caratteristiche comuni di queste persone. In tal caso esse saranno semplicemente derivate dai loro astratti aspetti comuni. L'anima nazionale si distingue quindi per il modo di risolvere in comune questo problema. Può anche agire in modo diverso in circostanze diverse. Particolarmente interessante è l'interazione con le altre anime di popolo. Schröer non ha studiato invano numerosi dialetti tedeschi. Voleva sapere cosa ne sarebbe stato della lingua tedesca nelle regioni slave, ungheresi e italiane. Questa preoccupazione per le varie anime popolari dell'Austria ha importanti conseguenze. Ora Rudolf Steiner inizia per davvero ad interessarsi alla "cosa pubblica".

    [Solo gli amministratori hanno il permesso di visualizzare questa immagine]

    Rudolf Steiner si impegna quindi anche politicamente. La prima vittima della sua critica, nel 1888, è costituita dai liberali costituzionali tedeschi, cioè i liberali che vogliono limitare i loro governanti attraverso una costituzione. Ma essi non vogliono limitare solo re e imperatori. Con la libertà dell'individuo, essi possono iniziare a far qualcosa ancor meno che i clericali. L'insieme dei sistemi scolastici e universitari li sottometterà attraverso enormi quantità di paragrafi. L'atteggiamento di Rudolf Steiner nei confronti del nazionalismo è tuttavia ambiguo. Non si dovrebbe, come gli slavi e i contadini tedeschi delle origini, il che vale a dire il loro sangue, invocare e venire a patti con i clericali. In caso contrario, essi tradiscono la propria idea nazionale. Essi abbandonano il loro diritto all'educazione e alla libertà religiosa. L'idea nazionale non viene rifiutata categoricamente se non ha nulla a che fare solo con i legami di sangue e la mancanza di libertà, ma solo con la cultura che si guadagna con i propri mezzi. Non appena i nazionalisti tedeschi si allontanano sempre più da questo ideale, Rudolf Steiner si mantiene piuttosto a distanza.

    Qui sembra avere lo stesso problema come nella prima guerra mondiale. Ancora una volta Rudolf Steiner considera i suoi Tedeschi alla stregua di Goethe. Qui egli non fa alcun compromesso. Non vuole sminuire nulla, piuttosto desidera incoraggiare. Sembra spesso come se il mondo reale dei Tedeschi fosse già così lontano. E' solamente necessario essere consapevoli di quello che essi effettivamente sono. Un'occasione d'oro per l'auto-compiacimento tedesco. Si ha solo bisogno di leggere alcune severe critiche da leggere, e presto anche Rudolf Steiner diventerà un incondizionato sostenitore della Germania.

    A Weimar, Steiner incontra un internazionalismo molto differente da quello austriaco. Qui le persone provenienti da tutte le parti del mondo comunicano tra di loro e provano interesse per Goethe e il suo ambiente. Qui incontra anche Hermann Grimm. Quest'ultimo è convinto che l'America diventerà sempre più tedesca grazie agli immigrati tedeschi. Da queste illusioni Rudolf Steiner venne preservato dalle sue esperienze in Austria. Il tedesco si fa alquanto strada fra le altre culture. Non al di sotto, ma sopra e con le altre culture. Hermann Grimm, secondo l'opinione di Rudolf Steiner, è esso stesso un buon esempio. Il suo stile della scrittura lo deve ad uno scrittore americano.

    Fonte : tripartizione.it
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    MessaggioTitolo: Re: Rudolf Steiner e la Tripartizione   Mer Mag 01, 2013 8:49 am

    L'Internatzionale dei lavoratori e dei teosofi

    logoA Berlino si avvicineranno a Steiner due circoli, ovvero nel 1899 quello dei lavoratori, mentre nel 1902 quello dei teosofi. Davvero non si potrebbe trovare un contrasto più grande di questo. Essi hanno un punto d'incontro unicamente nel loro carattere internazionale, e proprio su di esso Steiner lavora. Nella scuola berlinese per la formazione dei lavoratori, Steiner tiene delle conferenze sulla storia universale, senza tuttavia interferire con la storia economica. Quello che Steiner offre è una storia dei progressi e dei contraccolpi della libertà ma non andrà oltre il Medioevo. Quindi per i leader marxisti, la sua libertà è una spina nel fianco. Nonostante il sostegno dei lavoratori, nel 1904 Steiner se ne va. Più tardi renderà chiare le sue richieste. Il medioevo contiene numerosi accenni alla fraternità economica, i quali vengono distrutti dalla centralità degli stati e dalla Chiesa. Ciò che ha portato a questa dottrina legale centralista è la non libertà spirituale. Senza libertà spirituale anche il movimento dei lavoratori perderà la sua fratellanza economica, tanto che essa non supererà il nazionalismo, bensì non farà altro che alimentarlo.

    Perciò Steiner tenta di far interessare i teosofi alle questioni sociali. Non gli riesce, non troverà alcun riscontro, tanto che in poco tempo smetterà. Nel 1905 Steiner dovrà sospendere i suoi saggi sulla divisione economica del lavoro, in quanto puri sprechi di carta. Nel 1914 anche il suo avvertimento riguardo alla sovrapproduzione mondiale finisce nel vuoto. Steiner deve prepararsi alla richiesta teosofica. I teosofi hanno però un motto: più uno è anziano, tanto maggiore sarà la sua saggezza. Essi si aspettano da Steiner che egli interpreti le sacre scritture. Perciò sembra che la questione del nazionalismo entri in sottofondo. Ma questo non è proprio il caso. Steiner sottolinea la differenza tra nuovo e vecchio testamento ed il che apparirà abbastanza chiaro nel 1908 durante la sua conferenza/colloquio del Vangelo secondoi Giovanni. Qui Cristo difende l'individuo contro i legami di sangue del vecchio testamento. Solo questo individuo potrà ritrovare lo spirito che lo unisce a tutta l'umanità. Steiner riprende qui l'idea che nel 1894 era già al centro della sua filosofia. A Cristo ci arriva attraverso una sintesi delle culture dell'epoca, anche se non verranno messe assieme le affinità, bensì le loro differenze (Steiner l'aveva già accennato nel 1892). L'inclinazione dei teosofi per le culture vecchie e straniere gli offre un punto di partenza.

    logoSteiner mostra quindi delle vie d'uscita dal nazionalismo. Tuttavia i leader del lavoro rifiutano la libertà individuale. La fratellanza economica non interessa ai teosofi. Per l'idea di una tripartizione sociale manca un pubblico interessato universale. Steiner perciò non riesce a rappresentare le sue idee mettendole nel loro contesto sociale.

    Nel 1910 Steiner prova ad accrescere nuovamente l'interesse sociale dei teosofi: questa volta non parla più di economia, bensì tratterà il tema della anime di popolo. I teosofi devono potersi convincere perciò della necessità di una tripartizione sociale. Anche questa volta sarà un fiasco. I suoi modelli di anime di popolo verranno appena ripresi. Essi però saranno decisivi per Steiner per trovare delle risposte personali al nazionalismo. Il suo interesse per le questioni sociali lo deve all'essersi occupato delle anime di popolo.

    Tuttavia si chiede come si possa arrivare dalle anime di popolo alla tripartizione sociale. Nel 1910 afferma:

    "E' per una particolare importanza [...], che si parli proprio ai nostri tempi in modo spontaneo riguardo a ciò che noi chiamiamo missione delle anime di popolo dell'umanità [...], perché i prossimi destini dell'umanità guideranno insieme gli uomini ad una missione umanitaria in un grado più alto rispetto a quella attuale (enfasi e omissis di Steiner)".

    Con il termine "guideranno insieme" probabilmente sono stati pochi i teosofi che hanno pensato alla tendenza all'economia mondiale, ovvero a ciò che oggi viene definito globalizzazione. Alla "disinvoltura" appartiene il fatto che Steiner riconosce l'oriente. Li i resti di antiche culture perdurano ancora: ciò corrisponde pienamente al gusto teosofico. Ma Steiner volge lo sguardo anche verso le anime di popolo, citando ad esempio la missione mondiale degli inglesi, forse allora troppo moderno per i teosofi.

    logoNel gennaio del 1918 Steiner ha una conversazione con Max von Baden, il quale più tardi sarebbe dovuto diventare cancelliere tedesco per poco tempo. Egli si mostra interessato nei confronti di una psicologia dei popoli. Steiner fa pubblicare i suoi scritti del 1910 e gliene invia una copia. Successivamente lo rimprovererà per non aver concluso nulla riguardo alla necessità di una tripartizione sociale. Forse da solo non ci sarei mai arrivato, ed è qui che finalmente spiega cosa ha inteso.

    In Occidente però le culture orientali vengono ancora poco considerate. L'est viene disprezzato per la sua arretratezza, tuttavia gli occidentali fino ad allora avevano portato appena poco più di un'economia. Essi volevano avviare soltanto dei rapporti commerciali con l'est, pertanto verranno disprezzati a loro volta dagli orientali. E questo vale anche in quei paesi dove si adotta la loro tecnologia, come allora in Giappone. Le conseguenze sono chiare: non si procede verso una tripartizione sociale, tanto che il disprezzo culturale sfocia in una guerra tra stati. Tra i fronti c'è l'Europa centrale o quello che di essa ne rimane, caricature di stati e dittature militari.

    Tuttavia Steiner con la sua psicologia dei popoli non riuscirà soltanto ad indirizzare verso i problemi della futura globalizzazione: sottolinea continuamente che è pericoloso parlare di anime di popolo senza considerare il pensiero della reincarnazione. Ogni uomo passa attraverso più anime di popolo, o occupandosi coscientemente contemporaneamente di altre culture, o perlomeno una alla volta attraverso la reincarnazione. Qui vi è la base di ogni individualismo. L'uomo si innalza al di sopra del proprio popolo, così come s'innalza dalla propria vita. L'uomo che se ne occuperà sarà in minoranza. La vita spirituale terrà conto di lui, qualora lo applichi senza compromessi alla libertà individuale. Questa libertà appartiene perciò alle richieste principali della tripartizione sociale.

    Fonte : tripartizione.it
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    MessaggioTitolo: Re: Rudolf Steiner e la Tripartizione   Gio Mag 02, 2013 1:27 pm


    Il tempo della tripartizione e dopo

    Nel maggio del 1917, durante la prima guerra mondiale, un diplomatico tedesco chiese un consiglio a Steiner: per la prima volta riesce a rappresentare le sue idee singolarmente ed a contestualizzarle. Nel luglio del 1917 redige un memorandum per il governo tedesco ed austriaco, dove si può riconoscere chiaramente l'idea di una tripartizione sociale. Il memorandum però o non viene compreso o dimenticato nel momento decisivo.

    Nel frattempo Steiner viene cacciato/bandito dalla società teosofica. Per i teosofi, i quali continueranno ad interessarsi a lui, viene creata una società antroposofica, che renderà i teosofi troppo antroposofici. Rimane la mancanza di interesse verso le questioni sociali. Con la sua tripartizione sociale Steiner si imbatte soprattutto in gente che non vuole sentire.

    Il movimento del consiglio dei membri di fabbrica del 1919 offre una nuova chance alla tripartizione. Tuttavia non riesce né il collegamento dei consigli economici, né tantomeno il loro completamento attraverso un consiglio culturale internazionale. Maggior fortuna l'avrà l'iniziativa relativa all'istituzione di una scuola libera, divenuta il punto di partenza dell'odierno movimento delle Scuole Waldorf. Nel 1921 in Alta Slesia si cerca di aprire una nuova strada con una votazione. Steiner si pronuncia a favore del fatto che la regione non venga assegnata né alla Germania, né alla Polonia. L'Alta Slesia deve diventare indipendente ed impegnarsi nel senso della tripartizione sociale per superare le tensioni nazionali tra Germania e Polonia. Non ci sono più giuste possibilità di avere successo. Hitler vedrà giustamente in Steiner un pericoloso nemico. Egli non si farà ingannare. Se Steiner si fosse imposto con la sua tripartizione sociale, allora il nazionalsocialismo non avrebbe preso mai piede.

    Poiché allora l'idea di una tripartizione sociale non avrebbe potuto diffondersi, bisognava approfondirla: perciò, su richiesta di alcuni studenti, nel 1922 Steiner terrà un corso di economia nazionale, anche se invece tratterà dell'economia mondiale. Perciò la sua filosofia della libertà verrà integrata da una filosofia della fratellanza.
    Traduzione di Alioska Stefanato

    Fonte: Tripartizione.it
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    MessaggioTitolo: Re: Rudolf Steiner e la Tripartizione   Gio Giu 13, 2013 6:10 am



    Dunque il concetto del pagare a pronti deve assolutamente essere presente,
    e lo è infatti nel semplice acquisto. Una cosa diventa merce di scambio per il
    fatto ch’io la pago subito. Cosí è in sos
    tanza per le merci di “natura lavorata”.
    Qui pago, qui il pagare ha la parte essenziale.

    Deve esistere la possibilità che, quando uno abbia l’idoneità spirituale a
    intraprendere qualcosa, egli ottenga del
    capitale a prestito, non importa da
    chi o da dove, ma deve ottenerlo. In
    genere, è una necessità che esista il
    prestito da capitale. Al pagare deve aggiungersi il prestare.


    Si rifugge in genere dall’annoverare tr
    a i fattori del processo economico
    il donare; eppure se in qualche modo
    non si donasse, il processo economico
    non potrebbe svolgersi. Si pensi soltanto cosa avverrebbe dei bambini! Noi
    doniamo di continuo ai bambini; se osserviamo il processo economico inte-
    gralmente e in continuo movimento, vi troviamo il fattore del donare.

    Rudolf Steiner
    Da:I capisaldi dell’economia, Ed. Antroposofica, Milano 1982, pp. 86-87
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    MessaggioTitolo: Re: Rudolf Steiner e la Tripartizione   Ven Giu 14, 2013 6:44 am

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    La peggior cosa da fare sarebbe senza dubbio che, scegliendo un
    tema come quello, diciamo “Le grandi questioni del presente e la
    Triarticolazione dell’organismo sociale”, e tenendo per una settimana
    in luoghi diversi una serie di discorsi su questo tema, si continuasse
    a ripetere lo stesso tema sempre con la stessa formulazione
    imparata a memoria. Per ragioni obbiettive interiori, questo sarebbe
    il metodo peggiore che si potrebbe scegliere.
    Rudolf Steiner
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    MessaggioTitolo: Re: Rudolf Steiner e la Tripartizione   Mer Ago 28, 2013 7:02 am


    Il nostro tempo ha bisogno di rendersi conto di quanto siano ormai consunti i suoi impulsi economici, statali e spirituali, affinché, da questo riconoscimento, possa accendersi un energico volere sociale. Poiché non saranno poste le fondamenta della necessaria ricostruzione finché non si riconosca che le nostre calamità economiche, statali e spirituali non sono causate soltanto da condizioni esteriori della vita, ma dalla disposizione animica dell’umanità moderna.
    Rudolf Steiner

    (R. Steiner, I punti essenziali della questione sociale, F.lli Bocca, Milano1950)

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