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FORUM DI SCIENZA SPIRITUALE CON ARGOMENTI SCIENTIFICO SPIRITUALI E DI ATTUALITA' CHE FANNO RIFERIMENTO A Rudolf Steiner e AGLI STUDI DI Enzo Nastati AGGIORNAMENTI 2017 sugli incontri con Enzo Nastati - visitare la sezione INCONTRI E PERCORSI BASE 2017 CON ENZO NASTATI
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     IL centro psichico (Autore Anonimo)

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    MessaggioTitolo: IL centro psichico (Autore Anonimo)   Mar Dic 06, 2011 2:25 pm

    IL CENTRO PSICHICO

    Il mentale non è noi, poiché tutti i nostri pensieri, i nostri sentimenti e i nostri impulsi vengono da un ambiente esterno. Ed anche questo corpo non è veramente noi stessi, poiché gli elementi che lo compongono provengono da una materia esterna ed obbediscono a delle leggi più grandi della nostra.
    Che cosa è dunque questo essere centrale e cosciente in noi che nulla ha a vedere con la nostra famiglia, le nostre tradizioni e le nostre attività e che fa si che siamo "IO" qualsiasi cosa accada?
    Noi abbiamo un centro individuale o essere psichico (o corpo mercuriale degli antichi ermetisti) e un centro cosmico o essere centrale (o corpo solare).
    Un lento imprigionamento di tale centro psichico ha dominato la nostra adolescenza. La cosiddetta «crisi di crescita», che potremmo chiamare «crisi di soffocamento» diventa naturale, cronica, una volta raggiunta la maturità. Tutto un insieme di mentale e vitale che dovrai conoscere e dominare lentamente e con poca fatica, per riuscire a scoprire «questo essere psichico nascente», che non è una cosa astratta, ma una realtà concreta, dal momento che lo si può paragonare ad un essere che cresce dentro di noi, come un bimbo che deve nascere.
    Come aprire le porte allo psichico, soffocato come sei dai tuoi sentimenti, dalle tue idee confuse su ciò che è alto o basso, puro o impuro, giusto o ingiusto? Appena tenta di aprirsi un varco, subito viene divorato dall’emotività che se ne serve rendendolo responsabile delle sue brillanti esaltazioni e delle sue emozioni «divine» e palpitanti, dei suoi amori accaparranti, della sua estetica disordinata e roboante, messo in gabbia dal mentale che lo maschera con i suoi ideali esclusivi, le sue filantropie infallibili, le sue morali incatenanti.
    Come trovare lo psichico in tale caos? Eppure egli è là, che si sforza di rompere tutti gli involucri e che si serve di tutto ciò che gli si dà o gli si impone.
    Colui che ebbe la rivelazione del suo psichico ascoltando Beethoven dirà: «solo la musica è vera e divina».
    Un altro che avrà sentito la sua anima vibrare di fronte all’immensità del mare farà di esso una ragione di vita.
    Un altro dirà: «Il mio profeta, la mia Chiesa, il mio Vangelo». Ciascuno infatti innalza la sua costruzione intorno ad un’esperienza vissuta.
    Ma lo psichico è libero e si serve di tutte le nostre musiche, piccole o grandi, di tutte le poesie, di tutti i libri sacri, di tutte le filosofie e di ogni esperienza per aprire uno spiraglio nella corazza dell’uomo.
    Egli dà la sua potenza, il suo amore, la sua gioia e la sua verità a tutte le nostre idee, sentimenti o dottrine, poiché è il solo modo che ha per esprimersi. Beethoven, il mare, la Chiesa non sono che strumenti provvisori di questo stato di essere che l’uomo deve conquistare in modo permanente.
    È l’io di fuoco, il solo vero io esistente, la sola cosa che non si distrugge e che governa il passato, il presente e il futuro. Infatti la più immediata e la più irresistibile di tutte le esperienze, quando si apre la porta dello psichico, è quella dell’eternità del proprio nucleo profondo.
    Il cercatore emerge in un’altra dimensione ove prende coscienza di essere vecchio come il mondo ed eternamente giovane e che questa vita è solo una esperienza ed un anello in una successione ininterrotta di esperienze che si estendono nel passato e che si perdono nel futuro.
    La morte non esiste più, solo l’ignorante può morire: come potrebbe morire ciò che è cosciente?
    Non nato, antico, eterno, non è distrutto dalla morte del corpo. Come un uomo getta i suoi vestiti usati per indossarne dei nuovi, così l’essere incarnato si spoglia del suo corpo per rinascere nuovamente.
    L’insieme di queste vite rappresenta infatti la crescita della coscienza, poiché esiste un’evoluzione della coscienza, parallelamente all’evoluzione della specie, la legge dell’evoluzione progressiva governando tutte le cose create e creabili.
    Certo, non è la piccola personalità frontale che si incarna: il significato della reincarnazione è più profondo e più vasto. Tutta la facciata si disintegra con la morte, l’insieme delle vibrazioni mentali che si sono amalgamate intorno a noi per formare il nostro «io» mentale, si disintegra con la forma corporea.
    Solo lo psichico resta poiché è eterno.
    La nostra esperienza della reincarnazione dipenderà dunque dalla scoperta del centro psichico, che porta i ricordi da un’esistenza all’altra e dal grado di sviluppo dello stesso centro psichico.
    Perciò al di sotto di un certo stato di sviluppo si può a mala pena parlare di reincarnazione: a che serve infatti dire che lo psichico si reincarna se esso non è cosciente?
    In tale presa di coscienza sta il significato dell’evoluzione.
    Durante centinaia e migliaia di vite il nucleo psichico aumenta sempre più dietro la nostra personalità frontale, aumenta per mezzo delle mille sensazioni del nostro corpo, degli innumerevoli shocks dei nostri sentimenti, dei milioni di pensieri che ci agitano; cresce per mezzo dei nostri slanci e delle nostre sconfitte, delle nostre sofferenze e delle nostre gioie.
    E quando questo amalgama esteriore si dissolve, esso porta via con sé solo l’essenza di tutte le sue esperienze, certe conseguenze della nostra vita trascorsa (poiché tutti i nostri atti sono dotati di un dinamismo che tende a perpetuarsi), certe impronte che nella vita successiva si tradurranno in predisposizioni speciali, istinti, caratteri e difficoltà particolari, gusti innati, attrazioni ed antipatie irresistibili, circostanze particolari che si ripeteranno quasi meccanicamente, come per metterci di fronte ad un problema da risolvere.
    Così attraverso l’accumularsi di innumerevoli esperienze, lo psichico acquista un nucleo sempre più forte e sempre più cosciente.
    La personalità psichica, o personalità vera, esprime il destino di ciascun essere, al di sopra delle sue sovrastrutture culturali, sociali o religiose. Così un dato individuo potrà fare successivamente il marinaio, il musicista o il rivoluzionario, cristiano, musulmano o ateo, ma ogni volta si esprimerà per mezzo di una medesima e particolare prospettiva di amore o di potere conquistatore o di gioia o di purezza. Ciò darà una costante tonalità individuale a tutte le sue azioni ed ogni volta tale prospettiva diverrà sempre più precisa, depurata e vasta.
    A mano a mano che il nucleo psichico si ingrandisce, la coscienza-forza si potenzia in noi stessi, fino al giorno in cui esso non avrà più bisogno della sua crisalide frontale ed eromperà liberamente alla luce del sole.
    Allora sarà il padrone della natura, invece di esserne l’addormentato prigioniero, allora la coscienza dominerà la forza.
    In quel momento l’uomo passerà dagli interminabili meandri dell’evoluzione naturale (che procede sotto la spinta della necessità) all’evoluzione cosciente e da lui stesso diretta, realizzando in un processo di evoluzione concentrata ed in una sola vita, come insegnano gli alchimisti, ciò che la natura giunge a compiere durante migliaia di generazioni.
    L’evoluzione non sta nel divenire sempre più santo o sempre più colto, ma sempre più cosciente. Perciò tutto dipende dal grado di sviluppo e dalla misura in cui il nostro essere psichico partecipa alla nostra vita esteriore.
    Se si esclude ogni cosa per arrivare ai cosiddetti fini «spirituali» sarà poi difficilissimo tornare indietro per liberare il mentale, conoscere il subconscio e lavorare nel caos fisico e mentale per ordinarlo e farlo evolvere.
    La materia è il punto di partenza della nostra evoluzione ed è in essa che la coscienza a poco a poco si sviluppa: perciò più la coscienza emergerà dalla materia, più diverrà sovrana ed indipendente.
    Indipendente dalle sensazioni, poiché la coscienza-forza, liberata dalla dispersione in cui si trova nei diversi livelli del nostro essere, e riunita in un unico fascio, può staccarsi da qualsiasi cosa, dal freddo, dalla fame, dal dolore, ecc.; indipendentemente dai sensi, poiché non è più assorbita dalle nostre attività mentali e fisiche, sorpassa i limiti corporei e prende contatto con esseri ed avvenimenti distanti nello spazio e nel tempo.
    Il ricercatore diverrà dunque cosciente di questo capovolgimento della corrente vitale, dall’interno all’esterno (lo psichico è uscito dalla sua prigione) e constaterà che l’atteggiamento interiore ha il potere di modellare e trasformare le circostanze esteriori.
    Quando egli si trova in stato di equilibrio e di armonia e l’azione corrisponde alla verità profonda del suo essere, nulla potrà resistergli, mentre se si trova in stato di squilibrio e di disordine mentale o fisico, allora constaterà che tale squilibrio attira irresistibilmente delle circostanze esteriori negative, o malattie o incidenti.
    La ragione è semplice: stando in stato negativo emettiamo un certo tipo di vibrazioni che sono in sintonia con altre esterne della stessa qualità e potenzianti sempre più lo stato di squilibrio interiore.
    Il rimedio, per esempio, nel caso di una malattia, non sta perciò in alcuna medicina esterna, ma nel ristabilire l’ordine interiore, in una parola, nella coscienza.
    Se il cercatore è cosciente, egli potrà passare immune attraverso qualsiasi epidemia fisica o psichica, nulla potrà toccarlo, poiché nulla potrà toccare il centro psichico risvegliato. La malattia non è un virus, ma la forza che si serve del virus: se chiarifichiamo noi stessi, nessuno potrà lederci, poiché la nostra forza interiore sarà più potente di quella forza, o meglio, il nostro essere vibrerà ad un’intensità troppo alta per quella bassa intensità.
    Solo il simile può entrare nel simile.
    La nostra medicina non tocca che la superficie delle cose: non la causa: non esiste che una malattia: l’incoscienza.
    Ad uno stadio più avanzato, quando avremo meglio fissato in noi lo stato di neutralità cosciente, saremo capaci di percepire le vibrazioni vitali e mentali appena cercano di entrare in noi e quindi di eliminarle e di renderle positive.
    Così dopo innumerevoli cicli di sonno e di risveglio e di shocks che la obbligano a ricordarsi di se stessa ed a fissarsi sempre più, la psiche, divenuta un’individualità formata e cosciente, rompe il suo guscio ed afferma la sua libertà.
    Tale indipendenza diviene, infine, talmente normale da sentire sia il corpo sia la stessa sostanza mentale come qualcosa di esteriore a noi stessi, come qualcosa che non ha la propria esistenza se non come espressione parziale della nostra forza intelligente centrale.
    La morte stessa non è la negazione della vita, ma un processo evolutivo della vita. Di conseguenza, la vita fisica in un corpo fisico assume un’importanza particolare, poiché sappiamo che per mezzo di essa ci trasformiamo e diventiamo così coscienti che, al momento della morte, andremo per affinità ove avremo stabilito un legame, una vibrazione sintonica.
    Ma in genere tutto ciò avviene senza che l’uomo lo sappia, poiché vive alla superficie senza accorgersi che ogni cosa è già preparata dietro il velo, dentro se stesso. Per questo è tanto importante per colui che vuole trasformare la propria vita, rendersi conto di quello che avviene nell’inconscio, ed essere capace di sentire, manipolare e dirigere le forze che determinano il suo destino.
    Non si può comandare all’esterno se non si è padroni delle forze interne, poiché la forza è la stessa e quindi se non si è capaci di trasformare la nostra materia interiore non potremo farlo con quella esterna, poiché non vi è che una natura, un mondo, una materia.
    Se questa terra non ha senso per se stessa, se la sofferenza del mondo non ha un senso per il mondo, se si tratta soltanto di un luogo di passaggio per purgarsi di qualche assurda colpa, allora nessuna beatitudine estrema, nessun paradiso finale scuseranno mai questo inutile interludio: l’uomo non ha bisogno di entrare nella materia se il fine è quello di uscirne, l’uomo non ha bisogno della morte, né della sofferenza, né dell’ignoranza, se questa sofferenza, questa morte, quest’ignoranza non hanno un loro preciso significato in sé e per sé.
    Il concetto di evoluzione dà finalmente un senso alla storia dell’umanità, poiché dalla constatazione dell’evoluzione deriva la visione della storia come processo orientato, ciò che era incompatibile con la concezione statica del mondo proprio del dogma fideistico-religioso.
    La ricerca non consiste nell’evadere in beatitudini cosmiche, ma di trovare qui, sulla terra, la via che riconcilia in un’unica coscienza la libertà dell’intelligenza, l’immensità vivente del cosmo e la gioia di un’anima individuale in una vita più vera.
    Il vero cambiamento di coscienza è quello che cambierà le condizioni del mondo e ne farà una creazione nuova.
    Ogni insegnamento è errore finchè non si traduce in una pratica e in un atto.
    Se noi vogliamo trasformare le condizioni del mondo, cioè le cosiddette leggi naturali che governano la nostra esistenza, e se vogliamo operare questa trasformazione attraverso il potere della coscienza, dobbiamo prima di tutto lavorare nel nostro essere individuale alla ricerca della nostra finalità.
    Ogni essere ha vita ed intelligenza relativa alla sua finalità: per una nuvola la finalità è pioggia ed acqua, per un seme dar vita ad una nuova forma.
    Ogni essere è inesorabile ricercatore del suo fine.
    Lo studio infatti di ogni cosa esistente ce la rivela organizzata per la «finalità» che le è inerente e provvista dell’energia sufficiente per realizzarla.
    Ma finalità ed energia, più il complesso di leggi per cui esse reagiscono l’una sull’altra, rivelano una «intelligenza» relativa a ciascuna forma, quindi non a caso, ad esempio, un atomo è diverso da un altro per numero di elettroni, a seconda dell’elemento che ha per «fine» di costruire.
    E ciò vale per ogni forma esistente.
    Questa forza di finalizzazione (o volontà intelligente) su scala umana prorompe difatti costante, quando nulla vi si oppone. Ma la società cosiddetta civile si è costituita in modo da contrastarla con innumerevoli fattori limitativi (educazione, ambiente, religione, cultura, politica, ecc.) per cui essa resta variamente compressa, spesso insorgendo anche sotto forma di nevrosi caratteristiche, validamente oggi studiate dalla psicanalisi.
    Perciò l’uomo che cerca coscientemente la propria finalità ne scopre i caratteri quanto più si spoglia dalle sovrastrutture impostegli e quanto più si osserva negli impulsi costanti e critici nei quali si fa vivo il suo essere vero.
    Il metodo più drastico per raggiungere tale conoscenza è costituito da un complesso di pratiche tendenti ad «isolare» dalle impressioni sensorie più gravi questo fattore recondito fino ad ottenere, attraverso una forma cosciente di autonomia dall’organismo somatico e dall’io posticcio, la messa in evidenza del proprio essere centrale.
    Ma tali metodi, senza una sapiente direzione, possono condurre ad uno stato di labilità di coscienza per cui, smarrendo il senso della propria identità, invece di conseguire la conoscenza postulata, si cade in stati di passiva confusione mentale.
    Tuttavia, ammettendo che vi sia un processo sicuro per raggiungere la conoscenza della propria finalizzazione, analogo al processo di disintegrazione atomica (che ci offre la certezza scientifica, sul piano materiale,della possibilità dissociativa di un complesso organizzato) non è lecito supporre anche un processo altrettanto scientifico, ma reintegrativo, degli aggregati esistenti, secondo una finalità posta dall’uomo e non dalla natura?
    E se possibilità di sfinalizzazione e di finalizzazione esistono, sul piano fisico (per esempio la chimica) perché non dovrebbe essere possibile ciò anche all’uomo per la sua integrazione attraverso una via rigorosamente scientifica?
    Sarebbe dunque vero il teorema alchemico della possibilità trasmutatoria della materia e dell’uomo?
    Un fenomeno, peraltro, è degno di attenzione: ciò che avviene durante una seduta ipnotica fra il soggetto e il suo suggestionatore. L’ipnotizzato può sentirsi sano o malato, lucido o ubriaco, perché il suo organismo sensoriale e mentale è «isolato» dalla sua volontà intelligente e posto al servizio della volontà intelligente del suo ipnotizzatore.
    L’isolamento è quindi possibile e se tutto ciò non è fantasia di romanzieri, allora si può anche supporre che quanto avviene tra ipnotizzato e ipnotizzatore possa essere applicato da soggetto e oggetto riuniti in uno stesso individuo tuttavia giunti a tale grado di separazione da consentire all’uno il comando dell’altro.
    Questo significa finalizzarsi e sfinalizzarsi a volontà e praticamente essere signore di se stesso: autodeterminarsi.
    Ciò che dall’atomo all’universo è vero per ogni forma organizzata, è vero anche per l’uomo, tenute in debito conto le analogie e le corrispondenze, perché la legge è costante in alto, in basso e nel mezzo.
    Uno dei progressi più notevoli del pensiero evoluzionista in questi ultimi tempi è stata la sempre maggiore importanza riconosciuta alla funzione della mente nel processo evolutivo, poiché il comportamento può influenzare il valore dei cambiamenti genetici ereditari e addirittura modificare l’ambiente. Quindi, se ad imitazione della natura una finalità viene costituita che faccia opera di maschio, con i suoi mezzi di sviluppo e di nutrizione (mentale) che fanno opera di femmina, l’energia o volontà intelligente relativa al compimento del fine inesorabilmente si manifesta nell’organo di realizzazione (soma).
    Ma il maschio e la femmina, cioè la finalità e il mezzo nutritivo di sviluppo, devono essere veramente assolutamente tali, perché se i poli della corrente non sono uno positivo ed uno negativo, la scintilla non scocca, come l’amore non divampa creativamente tra i sessi, se essi non sono veramente opposti, ogni altra attrazione rientrando nella inversione e nella degenerazione.
    Ecco perché l’autocreazione di una mente più equilibrata e di una volontà cosciente che comanda il proprio organismo psico-fisico è la più difficile delle prove.
    Avere, possedere, sentire la coscienza propria e integrarla al punto da sottrarsi all’ambiente immediato e ai pregiudizi storici e culturali è opera che passa i limiti delle nature comuni, delle nature e dei caratteri stereotipati sui modelli di classe determinati dall’ambiente sociale con il quale siamo continuamente in stato di dipendenza.
    L’integrazione dell’uomo incomincia quando la personalità cosciente combacia con la coscienza del centro psichico e sopramentale.
    l sopramentale è un potere prima di ogni altra cosa: è il potere diretto dell’intelligenza sulla materia. Quando parliamo di poteri ci aspettiamo soltanto delle cose fantastiche, ma non è questo il vero potere: quando il sopramentale agisce, non si tratta di sconvolgimenti straordinari quanto piuttosto di un’azione tranquilla, che spinge il mondo ed ogni cosa del mondo verso la sua perfezione attraverso tutte le maschere dell’imperfezione.
    Il potere sopramentale non opera con il miracolo, né con la violenza, non ci sono miracoli, ci sono soltanto fenomeni di cui ignoriamo il processo e per colui che guarda c’è solo l’intervento del determinismo di un livello superiore sul determinismo di un livello inferiore.
    Lo spirito morale o religioso sbaglia quando condanna il potere in sé come una cosa che non si deve né accettare né ricercare, con il pretesto che è per natura corruttore e cattivo. Nella maggior parte dei casi questa opinione è giustificata apparentemente, ma non di meno si tratta di un pregiudizio sostanzialmente cieco e irrazionale: per corrotto e male impiegato che sia (come d’altronde lo sono l’amore e la conoscenza), il potere è un fatto evolutivo e si trova quaggiù per un fatto evolutivo.
    La volontà, cioè il potere, è il motore del mondo; che si tratti della forza di conoscenza, della forza d’amore, della forza di vita, della forza d’azione e della forza del corpo, il suo carattere fondamentale è sempre evolutivo.
    È l’uso che ne fa il bruto, l’uomo o il titano del mondo dell’ignoranza che deve essere respinto per far posto ad un’azione più alta e naturale (benché sia ancora sopranormale per i più), un’azione guidata da un’intelligenza interiore all’unisono con i valori universali.
    La ricerca dell’integrazione non può rifiutare le opere della vita ed appagarsi solamente di un’esperienza interiore, essa deve entrare all’interno al fine di cambiare l’esterno.
    La ripetizione abituale di un certo numero di vibrazioni che si sono per così dire coagulate intorno ad un individuo, gli danno una struttura apparentemente stabile; egli dice di obbedire alla «legge» della sua natura, ma questa legge non è più ineluttabile del fatto di passare per una strada piuttosto che per un’altra nel rientrare a casa: sono semplici abitudini.
    Così per il cosmo intero, tutte le nostre leggi fisiche dette ineluttabili sono abitudini coagulate che non hanno nulla di ineluttabile e possono dissolversi appena si voglia cambiare circuito, cioè cambiare coscienza.
    Una legge ordinaria è semplicemente un equilibrio stabilito dalla natura, è una stabilizzazione di forze, è una traccia sulla quale la natura ha preso l’abitudine di lavorare per ottenere certi risultati. Se si cambia coscienza anche la traccia cambia necessariamente.
    Questi cambiamenti hanno segnato tutta la nostra storia evolutiva, a cominciare dall’apparizione della vita nella materia che ha modificato l’indirizzo evolutivo della materia; poi l’apparizione del mentale nella vita, che ha modificato l’indirizzo vitale e materiale.
    Il sopramentale, o l’intelligenza cosciente della sua finalità, è un terzo cambiamento che modificherà il mentale, la vita e la materia.
    Fondamentalmente il processo consiste nel liberare l’intelligenza che è contenuta in ogni elemento. Non sconvolge l’ordine dell’universo, non fa nessuna violenza, applica soltanto il suo potere a disperdere l’oscurità, affinché essa dia la sua luce.
    Tutti i nostri effetti fisici e quelle «abitudini» che noi abbiamo codificato sotto forma di leggi non sono niente altro che un supporto per la manifestazione delle forze che sono dietro, esattamente come in un’operazione magica sono necessari certi diagrammi rituali, certi ingredienti, certe formule, perché le forze invocate possono manifestarsi.
    C’è un fatto forse sconcertante per la scienza che non giudica che in base alla realtà grossolanamente visibile, ed è che ogni nostra realtà fisica, qualunque essa sia, è rivestita di una realtà interiore che è la sua causa e il suo fondamento.
    Non esiste il più piccolo elemento materiale che non abbia il suo doppio interiore, a cominciare dai nostri organi fisici. La scienza analizza i fenomeni, mette in equazione la gravitazione, il peso, la fissione degli atomi, ma non studia che l’effetto, mai la causa vera.
    Se, come abbiamo detto, la scienza moderna ha finito per constatare che materia ed energia sono convertibili l’una nell’altra: E=mc2, è la sua grande scoperta, essa non ha visto che questa energia è un’intelligenza, che questa materia è un’intelligenza e che lavorando sull’intelligenza si può lavorare sull’energia e sulla materia.
    Per trasformare la materia in energia la scienza conosce solo procedimenti fisici che producono enormi temperature. Ma se si conosce il fuoco fondamentale, che è la base dell’energia e dell’intelligenza-forza, si può assorbire la materia e arrivare volontariamente a questa trasmutazione senza ridurre il proprio corpo allo stato di torcia vivente. Ciò si realizza con una tecnica alternante intrasoggettiva producente una trasformazione della sostanza materiale e mentale attraverso proiezioni successive in una iperconcentrazione materio-energetica, la quale genera una destrutturazione di un quantum energetico posto subito al servizio di una nuova ristrutturazione a direzione unica, ponente l’essere in sincronia con l’asse evolutivo preferenziale del continuum spazio-tempo universale.
    Se come dicemmo l’evoluzione dimostra l’esistenza di un ordine progressivo tra materia, vita e mente, con rotture dell’equilibrio precedente che permettono l’apparizione di superiori stati qualitativi, ci sarà chiara la possibilità di applicare volontariamente tale legge all’essenza umana in un processo continuo di autocreazione a termine fisso, formula che si ritrova nei riti e nei simboli mitologici e religiosi e che attende di essere scoperta da chi non si fa suggestionare dall’ignoranza sacerdotale o dalla miopia preconcetta della scienza «ufficiale».
    La nescienza della materia è una coscienza velata, involuta: è una coscienza sonnambula che contiene in maniera latente tutti i poteri.
    In ogni particella, in ogni atomo, in ogni molecola, in ogni cellula della materia vivono e agiscono, nascoste e sconosciute, l’onniscienza e la sovrana potenza: niente può uscire dalla materia che non sia già contenuto in essa.
    Dietro il fuoco solare o nucleare, c’è il fuoco fondamentale che è la causa che sta dietro l’effetto, la forza iniziale dietro al supporto materiale degli atomi, le altre fiamme sono soltanto delle ramificazioni del suo tronco.
    È questo fuoco che devi afferrare, esso è la vibrazione segreta dell’evoluzione, l’anima e il germe del mondo.
    È l’intelligenza che emerge dal suo gigantesco oblio, lentamente, faticosamente, sotto forma di vita che cerca di sentire, che sente vagamente, imperfettamente, poi che comprende e lotta finalmente per comprendere sempre di più, per essere totalmente cosciente, libera, immortale.
    La nostra umanità è il punto di incontro cosciente del finito e dell’infinito; divenire sempre di più questo infinito nella nostra vita, tale è il nostro privilegio.
    La tradizione religiosa, da quando degenerò, considera il corpo come un ostacolo, incapace di spiritualizzazione e di trasmutazione, un peso che trattiene l’anima nella natura terrestre e le impedisce di salire verso il suo completamento spirituale. Questo modo di comprendere il ruolo del corpo nel nostro destino conviene forse alle discipline che considerano la terra come un mondo di ignoranza e la vita terrestre come una preparazione al paradiso, ma è insufficiente per una scienza che concepisce una vita integrale sulla terra.
    La trasformazione non è solamente un problema individuale ma terrestre, non è possibile una trasformazione individuale senza che ne derivi una trasformazione collettiva.
    Il giorno in cui le condizioni di evoluzione collettiva saranno sufficientemente avanzate, le difficoltà materiali attuali, che sembrano oggi insormontabili, si abbatteranno di colpo perché nulla resiste alla forza concentrata di molteplici intelligenze coscienti dirette ed unite verso la realizzazione di uno scopo comune.
    Occorre scoprire materialmente, sperimentalmente, l’unità sostanziale del mondo; non si può toccare un punto senza toccare tutti i punti, non si può fare un passo avanti o in alto senza che anche il resto del mondo faccia un passo in alto o in avanti.
    Non è possibile una trasformazione individuale completa e durevole, senza la trasformazione del mondo intorno a sé.
    A che serve una vittoria individuale se essa non è trasmissibile al resto del mondo?
    Il ricercatore diventa il campo di una battaglia speciale e ripete la stessa battaglia sullo stesso punto d’ombra combattuto dal resto degli individui umani, verificando in vivo il principio dell’unità sostanziale del mondo: se si cerca di correggere una sola vibrazione in sé, miriadi di vibrazioni reagiscono attivamente attraverso l’ambiente, modificandolo.
    Ognuno di noi, attraverso la propria presa di coscienza è il costruttore e il redentore della terra.
    È per questo che la vita sulla terra assume un’importanza eccezionale.
    È sulla terra che bisogna trasformarsi; è sulla terra che si va avanti e si realizza, è nel corpo che si riporta la vittoria.
    Il tempo è venuto di scoprire la scienza e le formule racchiuse nei «misteri», siano essi orfici, ermetici o alchemici, per concorrere allo sviluppo della civiltà umana tal quale essa è concepita sotto forma materialistica, innestando tra i suoi fattori di progresso l’esponente della potenzialità animica e spirituale di tutti gli uomini.
    Il fine non sta nell’ascensione dell’uomo al cielo, ma nella trasformazione della sua natura: è questo che l’umanità aspetta, una nascita nuova, un nuovo stato di essere che coronerà la sua lunga marcia oscura e dolorosa e non una salvezza post mortem.
    L’evoluzione è la conquista dell’intelligenza cosciente e della gioia; se diciamo amore, questa parola è falsata dai nostri sentimentalismi, dai nostri partiti, dalle nostre chiese, mentre quella gioia nessuno può imitarla.
    È un fanciullo che ride al sole, è una gioia che ama e che vorrebbe trascinare tutto con sé.
    La gioia se noi abbiamo il coraggio di volerla – l’alloro, non la croce, la sapienza, non la fede – questo è il destino dell’umanità.
    Allora l’evoluzione uscirà dalla notte per entrare nel ciclo del sole.

    Anonimo

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    IL centro psichico (Autore Anonimo)
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