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FORUM DI SCIENZA SPIRITUALE CON ARGOMENTI SCIENTIFICO SPIRITUALI E DI ATTUALITA' CHE FANNO RIFERIMENTO A Rudolf Steiner e AGLI STUDI DI Enzo Nastati AGGIORNAMENTI 2017 sugli incontri con Enzo Nastati - visitare la sezione INCONTRI E PERCORSI BASE 2017 CON ENZO NASTATI
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     SIGNIFICATO DEL PERDONO

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    MessaggioTitolo: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Lun Giu 06, 2011 10:56 am

    Il perdono nella sua funzione esoterica


    Il perdono, visto da un punto di vista socio-culturale, sembra un azione con risvolti utili solo ad ottenere una pace sociale. Ma se analizziamo cosa avviene interiormente nella psiche di una persona che applica il perdono, scopriremo interessanti dinamiche di evoluzione.
    Quando subiamo un torto da parte di qualcuno, subito in noi si accende un desiderio di ribellione che spesso si esprime con sentimenti di rabbia ; se non addirittura con azioni violente verso chi ci ha offeso o danneggiato. Cosi facendo, crediamo di “aver pareggiato il conto” ma se ci ascoltiamo interiormente rimane in noi un sottile senso di fastidio, poiché la nostra coscienza sa che non ha ottenuto niente. Si potrebbe dire che quando noi rispondiamo ad un torto con sentimenti di rabbia od azioni vendicative, da un punto di vista evolutivo facciamo a nostra volta un torto a noi stessi, infatti cosi agendo, andiamo a cristallizzare la nostra identificazione con l’ego, “ produzione cerebrale riflessa del nostro vero Io”. A questo punto, possiamo vedere che se perdoniamo chi ci ha offeso, oltre ad ottenere una pace sociale, noi andiamo ad agire sulla struttura del nostro ego ;poiché gli togliamo quella energia che gli permetterebbe di coagularsi in noi con una ulteriore identificazione opposta alla nostra vera Individualità; ovvero con il perdono agli altri doniamo a noi stessi la possibilità concreta di liberarci dal giogo del nostro ego, restituendo un po’ di Luce alla nostra Vera Essenza. In altri termini perdonando compiamo in noi una vera azione taumaturgica, in grado di reintegrare non solo la psiche dell’ uomo, ma di compiere una rivoluzione
    della forza Originaria che una volta liberata dal Ego, può risanare anche il corpo fisico dell’ uomo in quanto pura energia secondo ordine di natura. Si può anche dire ricorrendo ad una visione religiosa che l’uomo è portatore di due poli : il divino, principio donante vera luce e vero Io nell’uomo ed il luciferico, principio ricevente luce riflessa ed ego nell’ uomo; ora sta all’ uomo in se stesso innalzare un polo rispetto all’altro dando : cibo “energia” al proprio Io o al proprio ego.
    Abbiamo così visto che il perdono non è solo una pratica mistico-religiosa ma una via esoterica
    volta al risveglio dell’uomo.


    Neter



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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Mar Giu 07, 2011 12:54 pm


    Commento di Enzo Nastati

    Concordo con quanto da te esposto, le trappole dell'ego sono infinite e poi la mente..."mente"...


    Enzo
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Mar Giu 14, 2011 8:17 pm

    Vorrei però che non si mettesse il carro davanti ai buoi. Il perdono è ottima cosa per le ragioni dette e per altre ancora, ma non si può partire dal perdono in sé.
    Per poter veramente perdonare, l'io deve essersi rafforzato, deve poter capire profondamente che l'offesa portatagli non è un vero "pericolo", deve accettarla dal punto di vista karmico, e ancora deve poter entrare pienamente nelle ragioni dell'altro e spiritualizzarle in una superiore comprensione. Non deve, peraltro, sentirsi "obbligato" a perdonare, il perdono è una conquista, occorre accettare che essa arrivi, se arriva, per gradi. La forza dell'ego è la stessa che ci tiene in vita nella materia, almeno inizialmente, superarla e spiritualizzarla non lo si fa per la semplice decisione di perdonare.

    A questo punto la parola stessa perdono è equivoca, visti i mille significati che essa prende nel quotidiano, vista la facilità con cui le vittime oggi, magari con voce piagnucolante, "perdonano" dopo poche ore o pochi giorni. Ho forti dubbi che il perdono sia quello. Sarà forse piuttosto una rinuncia alla vendetta. Un primo passo: positivo, sia ben chiaro, ma mi si concedano i dubbi anzidetti, anche se mi è evidente che sto peccando di diffidenza...
    Io ti perdono: sono parole tremende, divine, occorrerebbe tremare di paura quando le si pronuncia. Perché chi perdona muore, muore nel proprio ego a favore della vita dell'altro. Credo che un vero perdono dovrebbe contenere anche una forma di disperazione per la capacità di far del male che ci ha colpito, e una forma di sgomento per il nostro arrogarci il diritto di definire l'opera altrui come male.
    No, il perdono non è cosa semplice, ed anche affrontarlo come argomento dovrebbe implicare la coscienza della sua immensa profondità, che non ci permette di ridurlo a formule o ad esperienze.
    Questa non è una critica a Neter, ma semplicemente l'invito ("disperato" e sgomento) a riconsiderare l'immensità dell'argomento, spesso eccessiva per le nostre stesse forze reali .

    La reale dimensione del perdono non è quella dell'idillio, ma quella della tragedia. Beninteso, soprattutto per le grandi colpe: nel quotidiano possiamo invece allenarci affrontando le mille piccole asperità e cattiverie che conviene, dopo aver appreso a tollerare, imparare a perdonare veramente. Se invece ci affrettiamo a perdonare, per essere buoni, stiamo probabilmente agendo un egoismo mascherato di altruismo, ovvero un sogno che imita la realtà, ma non ne ha la consistenza, a somiglianza della classica obbedienza al catechismo.
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Gio Giu 16, 2011 8:01 am

    Da Enzo Nastati

    Sono d'accordo sulle precisazioni.


    Enzo Nastati
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Gio Giu 30, 2011 1:59 pm

    Gentile Amministratore,

    vorrei porre una domanda.

    Non so se esista una legge spirituale del genere ma colgo in questo periodo della mia vita questo pensiero:
    "Più si avanza nel cammino spirituale e maggiori sono le prove e il confronto con le entità ostacolatrici"

    Questo confronto viene generato nei modi più disparati: a volte occorre non perdere la calma, ad esempio, e quindi non accettare il carico di negatività che si propaga passando da persona a persona.

    Aumentando nella società il degrado spirituale, l'aggressività, la violenza ed essendo sempre maggiormente esposti a tale "confronto" sorge una domanda: è possibile solo richiedere "guida e protezione" durante la giornata oppure è possibile far qualcosa per cambiare le cose?

    Quando ad esempio qualcuno mi offende con brutte parole, io cerco di non perdere la calma, di "far vuotare il sacco" all'interlocutore e nel momento in cui si è stancato di offendere, o meglio, nel momento in cui ha detto tutto quello che aveva da dire, provo a dire qualcosa in tono gentile "caricandolo" di amore. Solitamente l'effetto è immediato e positivo.

    Giorni fa mi chiedevo: ma quando non è possibile instaurare un dialogo, come si può intervenire?
    E' davvero impossibile "dialogare" al di là delle parole?

    Ho riflettuto ieri sui due processi detti Fosfor et Cireneo. Due processi che portano o all'escarnazione verso "lo Spirito" oppure alla distruzione in cenere.
    Quello che noi quotidianamente osserviamo è l'agire del secondo processo: la gente "presa" dalla rabbia arriva ad attivare questo ultimo processo. Ma se è possibile uscire dall'ordine naturale in modo così bestiale è possibile uscirne anche in altro modo?

    Ieri riflettevo su come comportarmi per risolvere una situazione per me molto difficile. Sono nella condizione di non poter parlare con una persona (non la conosco personalmente) ma so che ribolle di rabbia nei miei confronti. allora mi sono detto: tutto deve avere una soluzione.

    Ho ricordato che da bambino mi affascinava profondamente immaginare o prendere coscienza del fatto che di notte "tutti dormono". Mi immaginavo i miei amici addormentati nei loro lettini, i loro genitori, ma anche quelli che da bambino consideravo "i cattivi" (Saddam Hussein era "il cattivo" durante il periodo della mia infanzia).
    Magari immaginavo "i cattivi" con il pigiama e con il volto completamente abbandonato alla condizione del riposo. "Anche i soldati devono addormentarsi e non possono usare i fucili. Tutti devono dormire, magari penseranno alla mamma o ai propri figli prima di addormentarsi, ma tutti devono dormire!"
    Sì, potrebbe far ridere, ma immaginare queste persone tutte simili in questo momento e tutte indifese di fronte alla vastità della notte e del sonno, rassicurava enormemente il mio riposo.

    Durante la giornata ho avuto modo di ricordare il pensiero che formulai dopo tante riflessioni sull'enigmatica frase "Ama il tuo nemico". Il mio pensiero del cuore (che appuntai su un taccuino) fu: "Non esistono persone cattive, esistono soltanto persone infelici". Forse questo pensiero non è proprio giusto, forse è stato ispirato da un'educazione imposta...ma anche questo pensiero mi ha fatto compagnia per molto tempo rassicurandomi nelle difficoltà.

    Così prima di riposare ho involontariamente immaginato questa persona che mi sta arrecando molte sofferenze. Era addormentata, (e quindi indifesa) così come nelle immaginazioni che facevo da bambino.

    In quel momento ho sentito interiormente una frase che provo a tradurre:


    "Ecco se tu avessi quella nuova qualità morale degna di soppiantare l'odio in questa persona, questa persona lo noterebbe in questo stesso momento e trasformerebbe il suo modo di percepire il mondo. Ma tu cosa hai da proporre in cambio a questa persona?"
    In quel momento non avevo la possibilità di giustificarmi in alcun modo o di dire falsità. Non avrei potuto dire "No...ma io...".

    Non ho saputo rispondere alla domanda ed ho scoperto di non essere in grado di proporre "altro".
    Sì, la pace non è la "non guerra" e ogni conflitto incomincia nel momento in cui non c'è dialogo...

    Secondo Voi, il contenuto di questa esperienza può ritenersi giusto? Possiamo imparare a trasformare il male andando al di là del dialogo verbale, rivolgendoci direttamente al cuore della persona?


    Ed eventualmente: qual è questa nuova qualità morale e come si conquista?

    Grazie.
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Gio Giu 30, 2011 6:39 pm

    Risposta di Enzo Nastati

    Complimenti per la "domanda"!

    Il problema di fondo è, secondo quanto sono riuscito a comprendere, il vero rapporto tra il bene e il male. In genere i nostri atteggiamenti sono:
    1. contrasto il male perchè io difendo il bene;
    2. io sono "buono" quindi non combatto più ma mi adopero per trasformare il male in bene (e il punto di vista del "male" chi lo coglie?),
    3. ?
    Ecco, è il punto 3 che dobbiamo sviluppare. Dio ha creato tutto, quindi anche il male. Ma se Dio è "Bene" per antonomasia, come può aver creato qualcosa che è opposto alla Sua natura? Come ne veniamo fuori? Con un altro punto di vista: semplicemente ciò che noi chiamiamo "male" è il "bene" da noi sviluppato nell'incarnazione precedente e che ora diventa "talento acquisito". Però ora, in mutate condizioni di VITA, il vecchio talento tende a ripetersi, quindi, di fatto, ad "opporsi" al fluire delle nuove esperienze di Vita. Dove è dunque il male? dentro di noi, nei nostri "vecchi" talenti "sanguinosamente" conquistati nell'altra esistenza. Visto così il problema è finito.

    Per approfondire puoi leggere dello Steiner il prezioso libretto "I Manichei".
    Ogni "bene"...

    Enzo

    PS: di notte si "lavora" molto, anzi, sempre di più. Se vuoi porta questo pensiero nuovo al tuo amico-nemico e ...aspetta.


    Ultima modifica di Admin il Ven Lug 01, 2011 6:00 pm, modificato 1 volta
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Gio Giu 30, 2011 10:24 pm

    Grazie
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Ven Lug 01, 2011 11:09 pm


    Gentile Amministratore ed Enzo,

    vi ringrazio per la disponibilità e tempestività della risposta.


    Mi trovo a chiedere dei chiarimenti riguardo al "punto tre".

    "Dio ha creato tutto, quindi anche il male. Ma se Dio è "Bene" per antonomasia, come può aver creato qualcosa che è opposto alla Sua natura?"

    Sono arrivato a comprendere l'utilità del male fino al contenuto espresso nel Faust di Goethe.
    Concependo cioè le entità ostacolatrici (in un certo qual modo) come entità collaboratrici (non so come ci si debba attualmente porre nei confronti delle entità asuriche, ma questo è un altro discorso).

    semplicemente ciò che noi chiamiamo "male" è il "bene" da noi sviluppato nell'incarnazione precedente e che ora diventa "talento acquisito".

    per quanto riguarda il passo riportato vorrei chiedere chiarimenti.

    Considerando l'altro come una parte di me stesso, ho sempre considerato "la discussione" od anche "il litigio" un occasione in cui in modo forte l'altro "fa da specchio". Mi fa vedere atteggiamenti o cose che non tollero in lui ma solo perché non le ho risolte in me. Sarebbe più opportuno chiamare "ira" questa sensazione.

    Considero la parte bestiale che viene fuori in queste circostanze come una parte bestiale in me
    . Non avendola riscattata la subisco, avendo però la possibilità di riprovare, con rinnovate forze, al prossimo incontro.

    Quando l'uomo sviluppa il coraggio i leoni si estinguono, no?

    Io sono arrivato fin qua. Il mio pensiero è simile a quello riferito al punto 3 o c'è da aggiungere qualcosa?

    e' la prima volta che sento-leggo le impressioni al "punto 3"
    La domanda è :il problema dell'aggressione subita ha a che vedere con la vecchia incarnazione dell'amico-nemico, o con la mia vecchia incarnazione?

    Se avessi la possibilità di parlare con questo "mefistofelico amico" cosa dovrei dirgli:

    "Grazie per avermi fatto capire di essere ancora aggressivo" oppure dovrei spiegargli che quello che lui sta esternando è un bene "non più attuale"?



    Grazie ancora per la risposta e per i consigli di lettura!
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Dom Lug 03, 2011 7:05 am

    Risposta di Enzo Nastati

    Gentile Teophilos, porvo a rispondere al quesito.
    Come detto ne precedente post nel testo dello Steiner troverà ulteriori delucidazioni. Per la domanda finale io prenderei esempio da Gesù: al servo del sacerdote che lo percuoteva sul viso Lui ha "semplicemtne" detto: "Se ho pronunciato male, testimoniamo attorno al male; se invece bene, perché mi percuoti?”
    Ecco, Gesù faceva così: sollecitava il risveglio della coscienza. E penso che tutti dovremmo imparare da Lui.

    Saluti
    Enzo
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Mar Lug 05, 2011 5:16 pm

    grazie
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Lun Set 12, 2011 1:22 pm

    Il Perdono, la Forma più alta di Preghiera, una Poesia per tutti coloro i quali hanno perso se stessi nel cercare la Verità, quella di conoscere se stesso, per poter, in modo ancora più grande, comprendere l' altro, ed avere l' Eterno Dono della Riconciliazione!

    Risplende la Dea
    nell' Alto dei Cieli;
    e il mio Giaciglio
    un altro Getzemani.
    Dania-Merit-Enn. Ciao!
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Mar Set 13, 2011 8:10 am

    Risponde Enzo Nastati

    Per-donare, un dono di amore che solo l'Io supeiore può compiere, una facoltà che ci spalanca le porte paradisiache come il famoso: Padre, perdona loro perchè non sanno quel che si fanno...

    Enzo
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Sab Set 17, 2011 11:40 am

    Coloro i quali perdonano, tuttavia, non sempre hanno, nell' Animo, quella Forza di dimenticare il dolore sentito; Figli dei Divini, invece, coloro i quali liberano se stessi dal loro Sè, poiché purificando il loro Intimo Assoluto, lasciano fluire, assieme al proprio Vissuto, anche ciò che, insieme ad esso, ha sofferto, dimostrando al prossimo che, davvero, nel loro Lògos, rivive l' Impronta di un Dio. Merit-Enn.
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Dom Set 18, 2011 8:38 am

    ">Risponde Enzo Nastati

    Solo l'amore ci rende divini, solo la libertà nell'amore ci rende umanamente divini e solo perdonando il nostro Io Superiore si affaccia al nostro essere quaotidiano e lo affranca dalle catene (che spesso tanto amiamo)...
    Inoltre il perdono deve possedere una qualità in più al semplice "perdonare": deve essere anche "terapeutico, ossia indurre nell'altro quello stato di coscienza che gli permette di comprendere la mancanza e non ricaderci (prima o poi).
    Auguri...
    Enzo
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Gio Gen 03, 2013 7:22 pm

    Admin ha scritto:
    ]Risponde Enzo Nastati[/size]

    Solo l'amore ci rende divini, solo la libertà nell'amore ci rende umanamente divini e solo perdonando il nostro Io Superiore si affaccia al nostro essere quaotidiano e lo affranca dalle catene (che spesso tanto amiamo)...
    Inoltre il perdono deve possedere una qualità in più al semplice "perdonare": deve essere anche "terapeutico, ossia indurre nell'altro quello stato di coscienza che gli permette di comprendere la mancanza e non ricaderci (prima o poi).
    Auguri...
    Enzo





    Gentile Enzo e Tutti
    L’ effetto terapeutico cui lei fa riferimento è quello che è meglio compreso
    nella parola – rimettere i peccati-?

    Perchè nel tradurre e spiegare il vangelo viene usata sempre la parola –perdonare-
    senza differenziare le volte in cui gesu intende –cancellare- dalle volte in cui intende- rimettere i peccati-?

    Esiste , allora, una differenza sostanziale tra le due possibili versioni?

    Inoltre: è terapeutico offrire perdono a chi non lo chiede e soprattutto a chi non riconosce l’errore?

    La tendenza odierna di non ricorrere piu alla confessione , ma ad autoassolversi da sé ci ha portato a sottovalutare o dimenticare la fase del pentimento. Cosa si intende con pentimento? Gesu lo prevede o è una fase prevista solo successivamente dalla chiesa e dal sacramento da questa istiuito?


    Grazie
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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   Ven Gen 04, 2013 3:56 pm


    Commento di Enzo Nastati


    Cara Doroty, intervengo inclinato tra le tue parole.

    Citazione :
    L’ effetto terapeutico cui lei fa riferimento è quello che è meglio compreso
    nella parola – rimettere i peccati-?

    Innanzi tutto bisogna precisa re che nel Vangelo non esiste la parola “peccato”. Essa è frutto di una errata traduzione della parola greca “amartia”. I peccati sono le colpe causate dal corpo fisico con i suoi istinti e i suoi impulsi. In ebraico si dice hata e significa “mancare il bersaglio”: il bersaglio è il riconoscere l’azione del Figlio che ci porta al Padre. Gli errori sono causati dal seguire ciò che sorge dal corpo eterico anziché dall’Io, gli sbagli sono conseguenti al fatto che il corpo astrale (l’anima) segue gli “abbagli” luciferini. Infine le colpe sono legate all’Io, all’Io che si stacca dall’ordinamento divino, dalla Via – Verità – Vita.

    Nel versetto 8.7 del vangelo di Giovanni viene riportata la famosa frase: “Chi di voi è senza errore, per primo getti una pietra su di lei” erroneamente tradotta con “peccato”. Sempre nel Vangelo di Giovanni troviamo al versetto 8.21 il termine “peccato”, eccolo: Proferì quindi di nuovo loro: “Io vado e mi cercherete, e nel vostro peccato morirete. Dove vado io, voi non avete la forza di venire”. In questo caso il termine “peccato” intende il peccato di origine: l’aver accolto Lucifero in sé.

    Neppure Gesù Cristo ci può perdonare se non c’è pentimento, ferma volontà di non ricadere e coerenza nei propri propositi…
    I “peccati” vengono “rimessi” intendendo con ciò il “lascio andare, prosciolgo, sciolgo (gli errori)”. Ciò viene usualmente tradotto con “rimettere”. Siamo quindi dinanzi a traduzioni inesatte e fuorvianti.


    Citazione :
    Perchè nel tradurre e spiegare il vangelo viene usata sempre la parola –perdonare-
    senza differenziare le volte in cui Gesù intende –cancellare- dalle volte in cui intende- rimettere i peccati-?

    Gesù non “cancella” perché per farlo avrebbe dovuto prima emettere un giudizio ed una condanna: cosa che Egli non compie mai. L’unica negatività che viene perdonata è quella verso la terra. Infatti ogni nostra azione scorretta ha tre conseguenze: per noi (da cui il karma), per il popolo (da cui il karma di popolo) e per la terra. E’ quest’ultima che Egli prende su di sé quando, dinanzi all’adultera, egli scrive con il dito sulla terra l’errore commesso dalla donna.

    Per ottenere il “perdono” la cosa più facile è iniziare a “perdonarci”, riconoscere dove si è caduti, individuare e sviluppare la virtù corrispondente. Se la negatività commessa è dell’anima, a ciò segue l’offrire il tutto alla Madre, se è nello Spirito allora si offre al cristo (ripetute volte).
    Ma è sempre la coscientizzazione del malfatto che permette di liberare in noi le forze di trasformazione (e non certamente l’assoluzione che si riceve in un confessionale).


    Citazione :
    Esiste , allora, una differenza sostanziale tra le due possibili versioni?

    Inoltre: è terapeutico offrire perdono a chi non lo chiede e soprattutto a chi non riconosce l’errore?

    Non è terapeutico è …Cristiano… Ma fintanto che non sorge la coscienza dell’errore fatto, ci sarà sempre ricaduta.

    Citazione :


    La tendenza odierna di non ricorrere più alla confessione , ma ad autoassolversi da sé ci ha portato a sottovalutare o dimenticare la fase del pentimento. Cosa si intende con pentimento? Gesù lo prevede o è una fase prevista solo successivamente dalla chiesa e dal sacramento da questa istituito?

    Innanzi tutto va detto che la confessione è un sacramento istituito dagli uomini e non da Dio. Nella fase evolutiva umana in cui l’Io era ancora debole, era consigliabile rivolgersi ad una persona che si presupponeva avesse sviluppato adeguatamente l’Io. Con lo sviluppo dell’Io cosciente (si fa per dire(!), l’umanità ha sentito sempre meno la necessità di confrontarsi “fuori” ed ha sviluppato la forza per guardarsi “dentro” da sé. Come poi le cose vadano realmente esula dalla mia risposta.

    Ricordiamoci che la confessione (interiore o esteriore) e la Comunione (sacramentale o spirituale) sono nulle (o per meglio dire sono blasfeme) se non sorge il profondo pentimento e la ferma determinazione a non cadere più. Se poi si torna a sbagliare sarà la misericordia Divina ad avere pietà di noi fornendoci un’altra occasione-prova.

    Grazie per le domande
    Enzo

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    MessaggioTitolo: Grazie per la risposta   Sab Gen 05, 2013 8:12 am


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    MessaggioTitolo: Re: SIGNIFICATO DEL PERDONO   

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