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     Note di ricerca sulla dualità, le frequenze, la sublimazione e la trasmutazione - di Gian Piero Abbate

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    MessaggioTitolo: Note di ricerca sulla dualità, le frequenze, la sublimazione e la trasmutazione - di Gian Piero Abbate   Mar Apr 23, 2013 5:53 am


    Note di ricerca sulla dualità, le frequenze, la sublimazione e la trasmutazione

    di Gian Piero Abbate



    Note di ricerca sulla dualità, le frequenze, la sublimazione e la trasmutazione
    di Gian Piero Abbate


    Come ha detto Friedrich Wilhelm Nietzsche “non si riescono a tradurre pienamente in parole nemmeno i propri pensieri”.
    Così, grazie al contributo di tante persone amiche, mi sono reso conto della necessità di alcuni chiarimenti e approfondimenti di quanto avevo scritto nel documento “L’apice della illusione”. Inoltre le recenti esperienze fatte con i gruppi di ricerca, dove opero finalmente “unus inter pares”, hanno evidenziato due termini importanti per capire il cambiamento in atto, che sono “sublimazione” e “trasmutazione”.
    Voglio partire da alcune considerazioni sul rapporto tra essere “Uno” e la dualità del nostro Universo. Per un quadro iniziale rimando ai precedenti documenti del giugno 2009 “Simmetria e Dualità” (SimmetriaDualit%E0.html), del settembre 2010 “Aritmetica del dualismo” (ARITMETICADUAL.htm), del marzo 2012 “Unione e separazione” (Unione%20e%20Separazione.htm) e dell’agosto 2012 “L’apice della illusione” (APICE_ILLUSIONE.htm), che sono tutti collegati tra loro.
    Innanzi tutto è necessario che definisca due parole di uso comune che in questo documento userò con una significato particolare e inconsueto.
    La prima è persona, che userò secondo la sua etimologia. Persona deriva da “maschera” e nella tradizione greca, poi etrusca, quindi latina, la persona era la maschera degli attori nelle rappresentazioni delle tragedie, che permetteva di assumere i panni del personaggio e simultaneamente amplificare la voce. Noi siamo una persona quando ci mettiamo in rapporto cosciente con il mondo esterno. In quel momento ci mettiamo una maschera, a volte adeguata alla situazione e a volte no, ma in ogni caso non riusciamo a rapportarci all’esterno con tutto noi stessi, e da ciò deriva questa maschera, che spesso non vorremmo avere. È una condizione necessaria al rapporto cosciente, non una nostra volontà, che può essere superata solo annullando il rapporto stesso, entrando in uno stato di coscienza superiore, e annullandosi nello “zero” (vedi il primo documento citato).
    La seconda è individuo. Individuo è un singolo essere umano, che si manifesta attraverso due persone apparentemente distinte. Noi tutti siamo l’espressione di un individuo iniziale, che è anche il nostro archetipo, che però non poteva esistere in un Universo dove ogni cosa è duale, e quindi questo individuo si è manifestato, sin dalla sua creazione, in una dualità di persone. Il gioco è quello della unione e separazione nel dualismo.
    Definiti questi due termini, riprendo subito i chiarimenti sul termine individuo, perché questo rimette in gioco l’idea delle anime gemelle. Su questo argomento ho dovuto rivedere le mie idee, che erano fondate sulla classica visione derivata dalla descrizione biblica della Genesi. Questa visione mi portava a dire che l’anima del primo essere androgeno era stata divisa al momento della separazione in maschio e femmina. Da qui le anime gemelle che dovevano riunirsi. Credo che questa visione sia errata, avendo commesso per anni una ingenuità. La prima Genesi parla di un essere che viene diviso, sulla base di una tradizione orale e una visione materiale delle cose. Ma la seconda Genesi, basta su una visione spirituale, dice, tradotta letteralmente: “Elohim creò l’uomo secondo il Suo modello, secondo il modello di Elohim lo creò, maschio e femmina li creò”, e quel maschio e femmina li creò è un buon indizio che l’uomo è fatto da un maschio e una femmina. Da cui non anime gemelle, ma una unica anima, e un unico spirito e una “carne” sola, ma in due corpi fisici. Il che risulta del tutto logico se si riflette sul fatto che il modello preso a riferimento non è quello di “Dio”, per tutti inaccessibile, ma è quello di “Elohim”, termine simultaneamente singolare e plurale, perché la prima parte rimanda a “colui” (El), ma la seconda parte è plurale, altrimenti sarebbe Eloah. Elohim si potrebbe esprimere in italiano come “coloro che hanno vita in se stessi”. Ma sia la Genesi che l’intero impianto della Bibbia rimanda a una unica divinità creatrice, anzi ammonisce l’uomo verso un errato politeismo. Di conseguenza che la Genesi parli di “creatori divini” non è possibile. Di conseguenza il termine Elohim è diventato un vero rompicapo, che ha suscitato non pochi interrogativi tra teologi e biblisti. Credo che la Genesi non parli di una schiera di divinità, bensì di un singolo Dio creatore che però, essendo parte di questo Universo, è duale, maschio e femmina. È la base di tutta la nostra teologia, perché anche la trinità è in realtà una rappresentazione di una dualità, come si può capire bene attraverso l’iconografia sacra. Quindi, così come Elohim è un unico Dio creatore, fatto di due persone, noi umanità, creata secondo il suo modello, siamo un unico individuo fatto di due persone. Però nella sua dualità Elohim resta uno, e la stessa considerazione vale per noi, nel senso che non dobbiamo separare questa dualità, ma tenerla unita. Nella mia esperienza personale questo si traduce in un percorso, che parte da uno stato di coscienza globale, per muoversi poi verso il mondo delle intenzioni, senza scatenare azioni, dando alla Vita la possibilità di guidarci. Cioè senza superbia. Sono proprio gli eventi non cercati e non da noi generati, dalle idee non pensate alle azioni non premeditate, che ci portano a risuonare con l’Universo. A questo punto è possibile sia sentire l’armonia che arriva dall’alto, sia quella in noi stessi. Più ci si addentra in questo stato, più si prende consapevolezza di emanare ciò che si è, in una situazione dinamica e stazionaria nello stesso tempo. È a questo stadio che si può sperimentare l’appartenenza all’Uno. A volte mi sono sentito come una corda di chitarra che risuona per un effetto di risonanza, talvolta in armonia con un’altra chitarra celeste che suona, spesso in armonia con una persona. E la sperimentazione non ha mai fine, tra gli alti e bassi di questa sinusoide, che per poter esistere e continuare a vibrare, ha bisogno sia dei momenti di apice che delle cadute. Ma in ogni caso non sono né successi, né errori, sono solo espressioni, o meglio, condizioni dell’essere che prosegue la sua evoluzione.
    Tornando all’individuo, in linea teorica ci potrebbe essere un’altra interpretazione, che però viene smentita a livello storico. Si potrebbe pensare che quel “maschio e femmina” sia riferito alle due energie che operano in ciascuno di noi, come la stessa Cabala prevede in molti suoi insegnamenti, dall’Albero della Vita ai Nomi di Dio. Però questo concetto si è formato molto più tardi storicamente, quasi mille anni dopo, anche prendendo in considerazione le filosofie orientali, come il Taoismo. Quindi questa ipotesi non è storicamente plausibile.
    Capisco che molti possano sentirsi toccati da quanto ho scritto, nel loro “Io” superiore e nell’esercizio del proprio libero arbitrio, ma invito tutti a scoprire gli aspetti positivi di queste riflessioni, e anche a suggerirmi possibili interpretazioni che non ho preso in considerazione.
    Ho introdotto questi concetti per esplicitare meglio cosa genera l’impossibilità di “essere” a livello personale: essere è possibile solo a livello individuale, quindi, secondo la mia esperienza, finalmente confortata anche da un briciolo di comprensione, per raggiungere lo stato assoluto bisogna “essere” in due. Il che non è per niente facile da realizzare, perché la nostra mente si oppone con tutte le sue forze, e con ogni metodo cerca d’impedirci quella che vive come una spersonalizzazione. Spesso questa identità non è legata al percorso di vita e di crescita che possiamo fare con un partner, che è un’altra cosa e ha una sua validità su tutt’altro piano. È qualche cosa di diverso, che conosco a livello istintivo, ma che non riesco a tradurre in parole, forse perché ancora non ne ho una visione razionalmente chiara.
    Sollecitato da più parti, voglio riprendere il discorso dell’innalzamento o della diminuzione delle frequenze.
    Riparto dalla conferenza del 2001 “Fisica e teologia dell’incarnazione” (Fisica%20Teologia%20Incarnazione.pdf e FisicaTeologiaIncarnaz.ppt), dove introducevo una equazione personalmente elaborata a partire da tre formule fisiche distinte, che dice:

    E = c2 m = h n = k T

    dove c = 3 109 m/s, h = 6,6 10-34 J s, e k = 1,4 10-23 J/°K sono delle costanti,
    mentre m = massa [kg], n = frequenza [Hz] (del fotone) e T = temperatura [°K=273,1+°C].

    Continua...
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    MessaggioTitolo: Re: Note di ricerca sulla dualità, le frequenze, la sublimazione e la trasmutazione - di Gian Piero Abbate   Mer Apr 24, 2013 6:54 am


    La formula dice che energia, massa, frequenza (vibrazione) e temperatura (quantità di calore) sono la stessa cosa, che si manifesta nei quattro modi diversi a seconda dell’osservatore, nelle dovute quantità determinate dalle costanti c, h e k.
    A livello più elevato ci dice che l’uomo, come ogni cosa, è simultaneamente energia, massa, vibrazione e quantità di calore. Ovviamente per gli esseri animati questo assume dei significati particolari.
    Se innalziamo la vibrazione, anche di moltissimo, l’energia cambia pochissimo, perché la costante h è piccolissima (0,0000000000000000000000000000000006). Per contro se cambiamo l’energia di pochissimo, la frequenza sale alle stelle. Questa è la chiave per capire che quando parlavo di abbassare la frequenza, intendevo solo riferirmi al lavoro da fare sul DNA, utilizzando, ad esempio, la meditazione sui Nomi di Dio. Su questo punto, cioè come usare i Nomi, rimando a pag.29 del libro “La mia Cabala” (Qabalah.pdf) che raccoglie la sintesi delle registrazioni delle lezioni a Milano e Pordenone dal 2003 al 2005. Il tutto è legato alla sublimazione, di cui parleremo più avanti. Tra l’altro se s’innalza l’energia, sale anche la temperatura, e questo sembra portare all’incenerimento del corpo. Ulteriore considerazione. Noi non possiamo passare i muri con questo corpo non perché abbiamo tanta massa, la nostra massa è insignificante e siamo fatti di vuoto come il muro stesso, ma a causa della frequenza di rotazione degli atomi. Ricordo che se togliessimo il vuoto, la massa della Terra, incluso tutti noi, occuperebbe il volume di un seme di ciliegia. L’effetto è come quello dei raggi di una ruota di bicicletta, che possiamo ben trapassare se la ruota è ferma, ma più la ruota gira velocemente, più i raggi diventano un muro impenetrabile. Quindi un rallentamento della frequenza atomica ci permetterebbe di passare i muri. Però rimango convinto che dobbiamo evolvere verso un corpo plasmatico, abbandonando il nostro stato cellulare a favore di un corpo fatto di gas ionizzato. Il plasma nella Terra è molto raro, si forma solo nei fulmini e nelle aurore boreali, ma nell’Universo è la materia più diffusa. E il plasma ha una sua frequenza caratteristica, che varia da 10.000 Hz a 1.000 miliardi di Hz, cioè una frequenza abbastanza alta, compatibile con quella degli elettroni dei nostri atomi, e per nulla parente di quella del DNA, che è dell’ordine dei 10 Hz. A queste osservazioni aggiungo una considerazione relativa alla Sacra Sindone: l’unica spiegazione possibile di quella immagine, che credo originale per esperienza e non su base scientifica, è che sia stata determinata da una esplosione di neutrini. Questa ipotesi ci da un indizio importante su cosa potrebbe essere successo. I neutrini sono particelle subatomiche prive di massa, ma hanno una energia elevatissima. È come se Gesù avesse elevato la sua energia, ma non dovendo cambiare la massa, la vibrazione e la temperatura, dopo la trasformazione avesse emesso l’energia in eccesso come neutrini, ottenendo così l’obiettivo di trasformare il proprio corpo da cellulare a plasmatico, senza alterarne i valori caratteristici, se non per quello che era necessario. Per certi versi è quello che abbiamo osservato dal 1987 nelle esplosioni di alcune supernove.
    A questo punto credo bisogna mettere assieme tutte queste osservazioni, apparentemente contraddittorie. Grazie ai vostri contributi, posso avanzare una ipotesi di lavoro. Forse ci troviamo di fronte a due fenomeni distinti, dove il primo riguarda il DNA e l’attivazione dei 12 livelli, e il secondo riguarda il nostro ammasso cellulare, detto corpo, e la sua trasformazione per passare allo stato plasmatico. Però in quest’ultimo bisogna distinguere due fasi: prima l’accumulo di energia per innescare la reazione, poi la liberazione dell’energia per raggiungere un equilibrio stabile.
    Prima di procedere ad analizzare i due fenomeni è meglio introdurre i due termini sui quali stiamo lavorando. Nonostante la ricerca su trasmutazione e sublimazione sia appena iniziata, ho deciso di mettere in circolazione questi due concetti, a caccia di contributi interessanti.
    In fisica nucleare, la trasmutazione è un processo che, tramite emissione di particelle subatomiche, porta un atomo instabile a trasformarsi in un atomo stabile.
    Nell’alchimia, la trasmutazione dei metalli in oro, ad esempio con la pietra filosofale, simboleggia un tentativo di arrivare alla perfezione e superare gli ultimi confini dell'esistenza. Per ottenere la pietra filosofale erano previsti 7 procedimenti, divisi in 4 operazioni (Putrefazione, Calcinazione, Distillazione e Sublimazione) e 3 fasi (Soluzione, Coagulazione e Tintura).
    Mettendo assieme le due nozioni, possiamo ipotizzare che il nostro corpo debba trasmutarsi, emettendo dei neutrini, che sono particelle subatomiche, a fronte di una sua sublimazione, fase finale del processo.
    La sublimazione di una sostanza o di un composto è la sua transizione dallo stato solido a quello gassoso, senza passare per lo stato liquido, come invece avviene di solito. In determinate condizioni di pressione, al variare della temperatura, si può passare direttamente dallo stato solido a quello gassoso. Però la pressione è quella di vapore della sostanza e non la pressione dell'intero sistema. In altre parole, non conta la pressione ambientale, ma lo stato di aggregazione della sostanza, nel caso del corpo umano, la pressione che deriva dalla densità cellulare.
    In psicoanalisi, la sublimazione è un meccanismo che sposta una pulsione sessuale o aggressiva verso una meta non sessuale o non aggressiva. Ad esempio, una pulsione aggressiva può essere incanalata in una socialmente accettata: il chirurgo. Secondo Sigmund Freud, in questo modo, “la pulsione sessuale mette enormi quantità di forze a disposizione del lavoro di incivilimento e ciò a causa della sua particolare qualità assai spiccata di spostare la sua meta senza nessuna essenziale diminuzione dell'intensità. Chiamiamo facoltà di sublimazione questa proprietà di scambiare la meta originaria sessuale con un'altra, non più sessuale ma psichicamente affine alla prima”. È proprio in questo senso che Freud, in “L'Io e l'Es”, parla dell'energia dell'Io come di una energia «desessualizzata e sublimata», capace di essere spostata su attività non sessuali. “Se questa energia di spostamento è libido desessualizzata, la si può chiamare anche sublimata, poiché, servendo a istituire l'unitarietà o l'aspirazione a essa che caratterizza l'Io, essa si mantiene sempre fedele all'intenzione fondamentale dell'Eros, che è quella di unire e di legare”. La teoria della sublimazione è rimasta però poco elaborata nel pensiero di Freud e anche successivamente non si sono fatte ulteriori ricerche.
    Ancora una volta mettiamo assieme le due nozioni, ipotizzando che la sublimazione del nostro corpo si operi attraverso un accumulo di energia potenziale e un rallentamento delle frequenze atomiche, per diminuire la densità del nostro corpo, e quando l’energia raggiunge un certo livello critico, in parte viene trasformata in un innalzamento della temperatura, che ci permette il salto dallo stato solido a quello gassoso, di plasma, senza alterare i parametri ambientali, ma con emissione di neutrini, per bloccare il fenomeno e rendere stabile il nuovo corpo, liberando l’energia ormai non più necessaria, che anzi diventerebbe dannosa se trattenuta.
    Possiamo ora tornare ai due fenomeni, partendo dall’attivazione del DNA. Questa passa attraverso l’uso di diversi strumenti possibili, dall’essere preghiera, alla meditazione non trascendentale, dallo yoga all’utilizzo dei Nomi di Dio, ma in ogni caso è legata ad un rallentamento della vibrazione del DNA stesso. Come detto questo non influisce né sull’energia, né sulla massa, né sulla temperatura, a causa del combinarsi delle costanti. Mi è stato fatto osservare che la sensazione è opposta, il che è vero. Userò strumentalmente lo Yoga come riferimento. Un rallentamento della frequenza del DNA provoca un rallentamento del metabolismo, con meno irrorazione agli organi periferici e una maggiore disponibilità di energie per il cervello. Credo che non si deva dimenticare che uno degli obiettivi all’inizio di un percorso di Yoga è la riduzione del peso corporeo. Questo è possibile proprio grazie a questo meccanismo biologico. La conseguenza, almeno nei primi quattro stadi dell’evoluzione dello yogin, prevale la sensazione di una accelerazione delle frequenze. Arrivati al quinto stadio, Pratyahara, dove la mente si emancipa, questa percezione svanisce.
    Anche il fatto che il primo chakra sia il più lento e il settimo il più veloce nella rotazione è coerente con quanto detto. Lavorare sul DNA significa lavorare sul sub livello del primo chakra, essendo il DNA semplicemente il supporto fisico su cui è codificata l’informazione. Quindi il DNA è un livello sotto il primo chakra, e la sua attivazione ha come conseguenza il risveglio della kundalini, che com’è noto risiede in coincidenza con il primo chakra. Sempre nelle tradizioni yogiche, che hanno generato il concetto e la conoscenza della kundalini, il suo risveglio mette in moto quelle energie sessuali che portano all’energia potenziale della trascendenza, ma non alla sua realizzazione. Da notare che proprio lo Yoga darśana, che è la base del Buddhismo, definisce questa energia come potenziale, il che è molto interessante. Per fare un esempio di energia potenziale, la forza di gravità terrestre determina l’energia potenziale gravitazionale di ogni corpo, percui un vaso di fiori al quinto piano ha una energia potenziale più grande rispetto allo stesso vaso del quarto piano, sebbene entrambi siano fermi sul loro davanzale. E questo, non a caso, ci riporta alla sublimazione.
    Il secondo fenomeno riguardava la trasformazione del corpo per passare allo stato plasmatico. In questo caso, da quanto detto, risulta evidente che non ci sono cambiamenti di massa o di frequenza o di temperatura. Anzi, è vero il contrario, come vede Giovanni nell’Apocalisse, e cioè se il cambiamento energetico viene “materializzato” attraverso un innalzamento delle frequenze, questo provoca l’incenerimento del corpo. Il passaggio è quindi legato all’accumulo di energia potenziale, cioè una energia diversa da quella delle formule sopra esposte, ed invece eguale a quella tirata in ballo nel punto precedente relativo allo Yoga. Si tratta di elevare il proprio stato energetico senza trasformare in azione questa enorme potenzialità, cioè senza finalizzare il tutto. Tutte le pratiche orientali parlano di questo stadio, e anche la Cabala lo prevede come elemento fondamentale nella risalita dell’Albero della Vita. Non dimentichiamo che se anche una piccolissima frazione di questa energia potenziale venisse trasformata in energia cinetica, le conseguenze su massa, frequenza e temperatura sarebbero drammatiche, visto il valore le costanti. Questa energia potenziale può essere accumulata solo in “otri nuovi”, che non si rompono gonfiandosi, sino al raggiungimento della quantità critica. A questo punto s’innesca il processo di sublimazione, che permette al corpo di non liquefarsi, ma di passare direttamente allo stato plasmatico. Però l’energia accumulata, necessaria alla reazione, deve poi essere liberata in qualche modo, perché altrimenti anche il corpo plasmatico si disintegrerebbe. Questo avviene attraverso una liberazione di neutrini, che essendo subatomici non interferiscono con la materia, ma diventano il veicolo di scarico dell’energia. In ogni momento miliardi di neutrini passano attraverso di noi, ma non solo, passano l’intera Terra e proseguono la loro corsa indisturbati. Dico questo per far capire come questa liberazione di energia sia del tutto innocua.
    Credo che su tutto quanto detto ci sia ancora molto da capire. Però in ogni caso nessuna delle considerazioni esposte ci ha portato a considerare un innalzamento delle frequenze, che non riesco proprio a inquadrare in ogni modo come fenomeno fisico, mentre ha una sua logica come una percezione mentale.
    Ritorno sulle quattro operazioni alchemiche, perché ci danno un indizio sul percorso da fare, seppure in forma simbolica a causa del linguaggio medioevale.
    La putrefazione, in alchimia, corrisponde alla decomposizione del corpo a causa dell’accensione del fuoco interiore, acceso dal fuoco esteriore che è penetrato. Nella nostra cultura la purificazione corrisponde alla discesa dello Spirito Santo. Non mi dilungherò su questo, perché chiunque abbia nozioni della dottrina cattolica, o di quella buddhista, o di yoga, o della Cabala, sa di cosa stiamo parlando. Il risultato della putrefazione è il ritrovamento dell’auto-coscienza.
    La calcinazione è più difficile da comprendere. Il fuoco provoca un innalzamento della temperatura, che permette al corpo di emanare tutte le sostanze impure e l’acqua, cioè le emozioni, rendendole volatili. Ma il processo deve avvenire dentro un “uovo” ermeticamente chiuso, pena la distruzione del corpo. In pratica sia l’acqua sia le altre sostanze devono restare a disposizione, per essere riutilizzate. La calcinazione filosofica si fa con un fuoco umido, che riduce i corpi ad uno stato primitivo ed originale, senza distruggere le loro virtù seminali e germinative. È lo stadio della purificazione della materia.
    La successiva fase di distillazione non ha nulla a che fare con il significato corrente di questo termine. La distillazione alchemica parte dalla materia prima, ottenuta attraverso la dissoluzione dei legami che tenevano assieme il composto elementare, per separarla nelle sue componenti e poi ricombinarla più volte, fino a trasformare, senza aggiunta né sottrazione di sostanza, la materia prima in una materia perfetta. Dopo la purificazione, si passa quindi alla trasformazione della materia senza però modificarne il suo stato di aggregazione. Questa è la fase che chiude il proprio lavoro interiore. È lo stadio raggiunto da Gesù quando riporta in vita Lazzaro.
    Infine si arriva alla sublimazione, già trattata in precedenza. Questo permette al corpo ormai reso puro e perfetto di cambiare il proprio stato con un salto, che a questo punto non chiameremo più quantico, essendo il termine non appropriato, ma di stato.
    Ringrazio tutti coloro che hanno accolto l’invito a collaborare. Le loro osservazioni sono state per noi e per me preziose. In mezzo ai tanti messaggi di approvazione, particolarmente utili sono state le voci fuori dal coro, quelle critiche, perché hanno comportato una rivisitazione di quanto detto e hanno evidenziato le carenze.
    Spero che anche queste note di ricerca siano di stimolo per altrettanti approfondimenti critici.


    Pordenone, 21/09/12
    Articolo postato grazie a Sua gentile concessione
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