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FORUM DI SCIENZA SPIRITUALE CON ARGOMENTI SCIENTIFICO SPIRITUALI E DI ATTUALITA' CHE FANNO RIFERIMENTO A Rudolf Steiner e AGLI STUDI DI Enzo Nastati AGGIORNAMENTI 2017 sugli incontri con Enzo Nastati - visitare la sezione INCONTRI E PERCORSI BASE 2017 CON ENZO NASTATI
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     Giovedì e Venerdì Santo - Enzo Nastati

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    MessaggioTitolo: Giovedì e Venerdì Santo - Enzo Nastati   Lun Mar 25, 2013 2:54 pm


    Dalla collana degli studi scientifico spirituali di Enzo Nastati e Suoi collaboratori
    Tratto dal lavoro: "Commenti ai Tre Giorni della Passione"



    GIOVEDI' SANTO: LA LAVANDA DEI PIEDI E L'ULTIMA CENA

    A ragione possiamo dire che la Passione inizia con la Lavanda dei piedi. In senso esoterico essa corrisponde al primo gradino dell'iniziazione cristiana: il superiore si inchina all'inferiore perché sa che solo grazie a questo suo "restare indietro", egli, il superiore, ha ottenuto i doni che gli permettono di essere tale.
    L'umiltà del gesto di lavare i piedi rappresenta l'atto e lo stato d'animo necessari per compiere ogni cammino spirituale.
    È da notare che, nell'accingersi a lavare i piedi ai dodici, Gesù si cinge i fianchi con un asciugamano di lino (Gio. 13,4). Con questo gesto, Gesù sottolinea due aspetti: il primo che è necessario "conquistare" la zona dei fianchi, delle anche, la zona delle forze della Bilancia in noi(1), la zona che divide la parte superiore, legata ai processi della coscienza, da quella inferiore incosciente.
    Il lino è un tessuto che si ottiene dalla fibra del fusto della omonima pianta, e questa fibra, come tutta la pianta, è ricca di luce. La luce rappresenta il discernimento, la conoscenza: come dire che bisogna portare luce, conoscenza, discernimento, nella parte inferiore di noi al fine di iniziare il percorso di iniziazione e questo deve essere fatto con umiltà.
    Gesù si accinge a ciò immediatamente dopo che Satana aveva ispirato, nel cuore di Giuda Iscariota, l'impulso a tradirlo (Giov. 13.3).
    La Emmerick ci racconta che quando Gesù lavò i piedi a Giuda lo esortò a rientrare in sé e che sapeva già da un anno che Giuda covava progetti di tradimento. Ma Giuda fìnse di nulla e rispose all'esortazione con frasi evasive.
    ---------------------------------------
    (1) La tradizione collega le varie parti del corpo umano con le 12 Costellazioni; nel nostro caso il collegamento è Anche - Bilancia.


    GIOVEDÌ SANTO: L'ULTIMA CENA E L'ISTITUZIONE DELLA SANTA EUCARESTIA

    Dopo la lavanda dei piedi Gesù, con i dodici, iniziò a consumare la cena. All'istituzione dell'Eucarestia, Gesù distribuì agli Apostoli, Giuda compreso, il pane intinto nel vino e benedetto. Giuda accettò il boccone di pane ma qualcosa in lui (il demone luciferico che stava già agendo nel suo pensiero) fece in modo che non accettasse le parole con le quali Gesù glielo offriva. Subito dopo che Giuda ebbe preso il boccone entrò in lui Satana che lo rese pazzo. Fu la percezione di questo che spinse Gesù a pronunciare la frase: "Sbrigati a fare quello che devi fare"(Gìov. 13,27).

    GIOVEDÌ SANTO: IL MONTE DEGLI ULIVI

    Torniamo agli avvenimenti del Giovedì Santo e vediamo che, verso le ore 21, Gesù si reca nell'Orto degli Ulivi assieme a Pietro, Giacomo e Giovanni, mentre gli altri otto apostoli si fermarono in disparte. Dopo aver loro raccomandato di vegliare e pregare, Gesù si apparta per pregare.
    Solamente le parole della Emmerick possono rendere la tragicità di quel momento. Gesù infatti fu nuovamente tentato dalle forze del male che si erano ritirate da Lui dopo i 40 giorni nel deserto seguiti al Battesimo al Giordano quando il diavolo "si allontanò da Gesù, in attesa di un momento maggiormente propizio''(Le 4, 13).
    Questo momento iniziò con il tradimento di Giuda all'orto del Getsemani quando, davanti alla soldataglia che era venuto a prenderlo, Gesù esclamò: "... questa è la vostra ora, è il potere delle tenebre!" (Le 22, 53).
    Durante queste prove egli dovette sopportare indicibili strazi dovuti alla visione spirituale - portatagli dal tentatore per farlo cadere - di tutti i peccati del mondo che con il suo prossimo sacrificio avrebbe dovuto redimere, del male che sarebbe stato fatto, in Suo nome, nei secoli a venire dagli uomini, dell'ingratitudine umana, finché Gesù pronunciò la frase: "Padre mio, allontana da me questo calice. Sia fatta però la Tua e non la mia volontà" (Me 14,36). Satana aveva usato tutte le sue forze e astuzie per far vacillare Gesù dalla sua decisione di offrirsi come agnello sacrificale per il riscatto di Adamo e per il proseguimento dell'evoluzione dell'umanità!

    (1) Vedere di R. Steiner: "Vangelo di Matteo ", IV conf.

    L'evento di maggior rilievo consiste nel fatto che Gesù in quella circostanza ha sudato sangue frammisto ad acqua. Come ricordiamo che l'invito a vegliare è stato ripetuto inutilmente per ben tre volte, ma i tre apostoli non hanno saputo essere coscientemente presenti a quanto stava accadendo. Infatti, se essi avessero vegliato, avrebbero portato alla coscienza dell'umanità il fatto che il sangue misto ad acqua di Gesù Cristo stava cadendo sulla Terra per purificarla. Dato che invece di vegliare essi dormivano, ossia erano assenti con il loro Io, si rese necessario il sacrificio cruento del Golgotha con Gesù inchiodato sul legno della croce, in cima ad un monte, in modo che tutti potessero vedere il momento in cui il Suo sangue permeava la Terra.
    E' da notare come in generale gli Apostoli, per il fatto di non essere stati coscienti a questo evento, vengono esclusi dal partecipare al sacrificio del Golgotha; mentre sono presenti i romani ed i giudei, artefici della condanna, e le tre Marie. I tre citati apostoli rappresentano le tre forze spirituali in noi (1), mentre le tre Marie rappresentano le tre forze dell'anima(2). Giovanni è il solo che dopo le sofferenze passate da Gesù nell'Orto degli Ulivi comprende la grandezza di quanto accaduto e grazie a ciò può essere presente sotto la croce.
    Intanto gli altri otto apostoli(3), presi dalla paura e dallo sgomento provocati dalla visione delle terribili sofferenze attraversate da Gesù, vagavano sul Monte alla ricerca di un nascondiglio.
    -------------------------------------------
    (1):I tre apostoli rappresentano le tre parti Spirituali dell'uomo: Pietro al Sé Spirituale, Giacomo allo Spirito Vitale e Giovanni all'Uomo Spirito.
    (2) I tre aspetti dell'anima sono: anima Senziente (legata al metabolismo), anima Razionale (colonna vertebrale) e anima Cosciente (cervelietto). Per approfondimenti vedere
    "Teosofia " di R. Steiner.
    3 Gli apostoli erano divisi in due gruppi: i tre con Gesù e gli altri otto che si erano fermati un poco prima; Giuda si era già allontanato. Gli otto rappresentano quindi l'aspetto "animico" ed i tre quello spirituale. Giuda quello della divisione.



    GIOVEDI SANTO: LA CATTURA

    È quasi mezzanotte quando finisce l'agonia di Gesù, ed egli, accompagnato dai tre Apostoli, si prepara ad essere catturato. Fermiamo un attimo l'attenzione su quanto l'evangelista Marco descrive al capo 14, versetti 51 e 52. L'evangelista parla di un "fanciullo", vestito di un telo bianco, che fugge svincolandosi dalla presa dei soldati ed abbandonando il telo a terra. Da R. Steiner apprendiamo che quel bambino rappresenta il Cristo che, dopo la cattura di Gesù, abbandona l'involucro che lo conteneva (il telo bianco) e lascia Gesù ad affrontare, come vero Uomo, la Passione. L'entità del Cristo resterà in collegamento spirituale con Gesù, adombrandolo ed attraverso di Lui farà l'esperienza della morte e della resurrezione. Non è quindi il Cristo che è morto e risorto, bensì Gesù, l'uomo che per tre anni ha ospitato il Figlio di Dio diventandone strumento in Terra.
    È da notare che la Emmerick identifica questo fanciullo nel discepolo Giovanni e non "vede" in lui l'Entità del Cristo che si allontana. La risposta a questa diversa interpretazione dell'episodio si può forse trovare nel fatto che il Cristo può aver "utilizzato" il corpo di Giovanni per allontanarsi dai soldati. Questo può sembrare oltremodo strano, ma il Cristo era solito "permeare" i vari apostoli affinchè essi vivessero l'esperienza superiore che egli portava loro. Ciò trova supporto nel fatto che i farisei ed i soldati hanno bisogno che Giuda indichi loro il Cristo, ossia presso quale apostolo si trovava, pur conoscendolo molto bene dati i tre anni di vita pubblica già trascorsi. A tale proposito apprendiamo da R. Steiner(2) che l'entità del Cristo non era limitata alla sola persona di Gesù, ma si estendeva molto lontano ed Egli era in grado di operare sugli apostoli anche stando fuori di loro. Era come se di volta in volta ne adombrasse uno (o più), quindi, per chi non era veggente, era impossibile individuarlo. I sacerdoti ben sapevano questo e quindi avevano bisogno che a tradirlo fosse uno dei dodici.
    Ma dopo la passione nell'orto degli Ulivi, dopo che i tre discepoli prescelti non erano riusciti a sostenere la lotta tra Gesù ed il Male, era avvenuto che l'aura tramite la quale il Cristo operava si era come rimpicciolita, ritirata, e quindi fu possibile individuarlo e afferrarlo in quanto il calice non era stato allontanato (e Giuda potè così indicarlo ai soldati). Gesù di Nazareth rimase sempre più solo, i suoi non avevano compreso la sua lotta, ed il suo corpo non riusciva più a "contenere" l'Entità del Cristo.
    Catturato Gesù, i soldati gli legarono le mani e passarono una cinghia irta di punte attorno ai fianchi con la quale, con quattro corde, lo strattonavano. Giunsero fino a mettergli un collare, anch'esso irto di punte che,tramite due cinghie, si collegava alla cinta. Così legato lo trascinarono a Gerusalemme, alla casa di Anna, sommo sacerdote, tra insulti, dileggi, sputi e atrocità facendolo cadere sette volte.
    ------------------------------------------
    (1) Vedere di R. Steiner: "Il Vangelo di Marco "




    Ultima modifica di Admin il Mar Mar 26, 2013 2:12 pm, modificato 1 volta
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    MessaggioTitolo: Venerdì Santo - Enzo Nastati   Mar Mar 26, 2013 2:11 pm


    VENERDÌ SANTO: DA ANNA E CAIFA


    È mezzanotte quando Gesù arriva al palazzo di Anna, che quell'anno presiedeva il tribunale ed aveva il compito di vigilare sulla purezza della dottrina e tradurre i colpevoli al sommo sacerdote, Caifa, del quale era suocero.
    Pietro e Giovanni seguirono Gesù fin nel cortile del palazzo dove Pietro rinnegherà poi per tre volte Gesù.
    Anna interrogò Gesù sperando di farlo contraddire per poterlo condannare, ma non riuscendo in ciò lo fa portare da Caifa, che era il sommo pontefice di quell'anno e che si fece trovare seduto, circondato dai 70 membri del gran Sinedrio. Egli aveva organizzato la canaglia dei falsi testimoni per trovare modo di condannare Gesù ma, per quanto facessero, caddero in tali e tante contraddizioni che fu impossibile condannarlo.
    A questo punto Caifa chiese a Gesù se egli era il Cristo, il Figlio del Dio vivente, e quando Gesù rispose "Io lo sono, tu l'hai detto!" (Mt 26, 64). A quelle parole Satana si scatenò sugli astanti, Caifa fuori di sé si stracciò le vesti gridando: "Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo più di testimoni? Egli merita la morte!" (Mt 26,65). Nel tumulto che seguì Gesù fu percosso e insultato come non mai: le tenebre trionfavano sulla luce!
    Così si preparava il nuovo giorno. Dato che la legge ebraica non permetteva di giudicare e condannare a morte una persona di notte, si aspettò il far del giorno per riunire il gran Consiglio e condannarlo nonostante la difesa di Gesù operata da Nicodemo e da Giuseppe d'Arimatea che ne facevano parte. Dato che per legge non potevano condannare a morte se non per motivi religiosi o di pertinenza esclusiva del Tempio, decisero di condurlo da Filato in modo da farlo condannare dalla legge romana.

    VENERDÌ' SANTO: LA FIGURA DI GIUDA ED IL SUO SUICIDIO


    La figura di Giuda rimane indubbiamente enigmatica e misteriosa. Come ha potuto uno dei dodici apostoli, uno che aveva seguito ed amato Gesù, rendersi colpevole di un simile orrore?
    Si deve a Rudolf Steiner la possibilità di gettare una luce nuova sulla complessa personalità di Giuda1. I dodici erano anche, per così dire, una "rappresentanza" di tutta l'umanità, di tutto ciò che in essa vive e si agita nel bene e nel male. Incontriamo così l'amore di Giovanni ma anche l'incredulità di Tommaso, il rinnegamento di Pietro, il tradimento di Giuda.
    Giuda non era, come la maggior parte degli Apostoli, un uomo semplice della verdeggiante e ricca Galilea, ma proveniva dalla Giudea, arida regione meridionale del paese nella quale il rapporto con il divino non era di tipo veggente-cosmico ma si era indirizzato verso una astratta vita interiore caratterizzata da una forte intellettualizzazione. Questo, come contropartita, aveva determinato anche una tendenza al fanatismo che aveva fatto presa anche su Giuda, in quanto in lui riviveva l'entità che era apparsa 150 anni prima come Giuda Maccabeo. Egli voleva la liberazione della Palestina dall'occupazione romana al fine di fondare uno stato messianico-nazionale. In quest'ottica il tradimento fu un estremo tentativo di forzare Gesù Cristo verso una missione di tipo politico-terreno.
    Risalendo ulteriormente nelle incarnazioni precedenti di Giuda, ci si imbatte nella figura di Edipo, e quando rinacque come Giuda, ripercorse gli eventi fondamentali della vita di Edipo. Infatti da bambino fu abbandonato dai genitori che erano venuti a conoscenza dei tremendi delitti dei quali si sarebbe in futuro macchiato e fu trovato ed allevato dalla regina di Scariot2. Quando la regina ebbe un suo figlio riversò su quest'ultimo le sue cure e Giuda, geloso, lo uccise3.
    ----------------------------------------------
    Per le indicazioni relative a questo argomento vedere "Cesari ed Apostoli " di Emil Bock.
    Questo particolare può alludere al fatto che Giuda fu allevato spiritualmente in una scuola occulta dove conobbe gli antichi misteri. Era infatti uso chiamare i discepoli spirituali con il nome del luogo dove aveva sede la loro scuola, da ciò il nome di Iscariota.
    Anche questo particolare può essere interpretato nel senso che Giuda tradì i misteri di cui era venuto a conoscenza e che quindi "uccise il figlio della regina". Nella cultura iniziatica gnostica, che allora era molto diffusa, il figlio della regina (ed ovviamente del re) rappresentava l'uomo nuovo: la nascita dell'Io superiore
    .

    Cresciuto giunse a Gerusalemme dove ottenne la carica di ciambellano da Pilato ed un giorno, per compiacerlo, prese delle mele del giardino del vicino che però si oppose al furto ricevendone in cambio la morte. Questo vicino era il suo vero padre. Ignorando ciò e per premiarlo, Pilato gli diede in regalo la casa del vicino e la vedova in sposa: egli divenne così il marito di sua madre Ciborea. Ella apparteneva al gruppo delle pie donne che seguiva gli insegnamenti di Gesù.
    Un giorno Ciborea confidò a Giuda del suo figlioletto abbandonato tanti anni prima, Giuda venne così preso da profonda disperazione e la madre, per aiutarlo, lo portò da Gesù che amorevolmente lo accolse tra i suoi seguaci.
    Giuda aveva seguito da lontano tutto quanto era fin qui avvenuto. Al sentire le grida della folla riguardo alla volontà di uccidere Gesù fu assalito dall'angoscia e dal rimorso. I 30 denari, prezzo del tradimento, gli pesavano alla cinta e corse al Tempio per restituirli, ma, di fronte al disprezzo dei sacerdoti, gettò il denaro a terra e fuggì. Incalzato da Satana giunse nei pressi della montagna dello Scandalo che si trovava a sud-ovest di Gerusalemme e lì, presa la sua cinta, si impiccò e le sue viscere si sparsero a terra.
    I sacerdoti non potevano e non volevano rimettere i 30 denari nel tesoro del tempio e così decisero di comperare con essi il "campo del vasaio" per farne un cimitero per gli stranieri.
    Vediamo di approfondire anche questi aspetti. I 30 denari di argento rappresentano un ciclo della Luna (l'argento è il metallo che corrisponde alla Luna), cioè una "parte" delle antiche forze lunari alle quali l'ebraismo era (ed è ancora) legato. Possiamo leggere ciò come se i sacerdoti dicessero a Giuda: "II tuo Io non è vero Io, è solamente un riflesso del vero Io, come la Luna ci porge la luce riflessa del Sole". Giuda manifesterà il suo vero Io solare legato al cuore o resterà impigliato nel non-io egoistico lunare legato alla testa?
    Giuda si rende conto dell'abisso in cui è caduto quando restituisce i 30 denari al Tempio, denaro con il quale, come già detto, poi fu comprato il campo del vasaio.
    Sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento il termine "vaso", come anche "vasaio" indica il corpo umano, o uno degli arti del corpo umano. In questo caso, dato che si parla del "vasaio", cioè del costruttore di vasi, si può pensare che ci si riferisca ai corpo astrale (o anima dell'uomo) dal quale sgorgano le forze plasmatoci eteriche. Questo perché il corpo astrale si caratterizza per il fatto di intessersi principalmente negli organi "cavi", nei "vasi".
    Ricordiamo qui anche i "vasi canopi" nei quali gli egizi conservavano gli organi del defunto imbalsamato e gli organi sono i punti di anroaggio del nostro corpo astrale.
    In tutto ciò possiamo vedere anche un approfondimento, un nuovo gradino nell'iniziazione lunare (oramai negativa) di cui i sacerdoti erano depositarii è come se Giuda si fosse fatto pagare con un grado spirituale dai sacerdoti del Tempio: il grado di traditore.
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    MessaggioTitolo: Re: Giovedì e Venerdì Santo - Enzo Nastati   Mer Mar 27, 2013 6:32 pm


    VENERDI' SANTO: IL GIUDIZIO DI PILATO

    Sono circa le 6 di mattina quando Gesù viene inviato da Anna e Caifa (ed i loro sgherri che continuavano a tormentare atrocemente Gesù) al cospetto di Pilato, governatore della Giudea.
    Pensiamo sia noto che Pilato, sostenuto anche dalla comunicazione avuta in sogno dalla moglie, Claudia Procula, non voleva condannare Gesù, in quanto non aveva riconosciuto alcuna colpa in lui. Con una decisione squisitamente politica lo mandò pertanto da Erode, re della Galilea, regione cui apparteneva Nazareth, in quanto Gesù ne era suddito.
    Il tetrarca Erode era lo stesso Erode che aveva fatto decapitare Giovanni Battista e attendeva da tempo l'occasione per conoscere Gesù. Anch'egli non voleva condannare Gesù perché era ancora preda del terrore che si era impossessato di lui dopo l'assassinio del Battista.
    Anna e Caifa cercavano con tutte le astuzie di strappare a Erode il verdetto di condanna, ma Erode, un po' per il timore di condannare un altro giusto, un po' per compiacere Filato, non li esaudì e rimandò Gesù da Pilato. Così, poco dopo le ore 8, i sommi sacerdoti con i loro sgherri, furono costretti a ritornare da Filato che già aveva assolto Gesù.
    Ogni anno, nell'occasione della Pasqua, era consuetudine romana graziare un condannato a morte, così Pilato pensò di porre ai giudei la scelta di liberare Gesù o Barabba, assassino, mago ed altro ancora, che gli ebrei aborrivano. Però la folla, sobillata dai sommi sacerdoti, scelse Barabba gridando a Pilato di crocifiggere Gesù.
    Pilato, ancora indeciso, ordinò allora di flagellare, secondo l'uso romano, Gesù; in questo modo si compì il secondo passo della iniziazione cristiana: la flagellazione, che corrisponde all'esser sordi ai colpi del destino, all'assalto delle avversità senza piegarsi. La flagellazione avvenne nel pretorio e durò ben tre quarti d'ora e diverse coppie di carnefici si alternarono data l'estrema violenza con la quale adempirono all'ordine ricevuto.
    Terminata la flagellazione tra insulti, strattonamenti ed offese, Gesù venne vestito con un mantello rosso di stoffa grezza, gli fu posta sul capo la corona di spine e gli fu messa in mano una canna, il tutto come caricatura della sua regalità. In questo modo anche il terzo passo dell'iniziazione cristiana, l'incoronazione di spine, ossia il restare fedele ai propri ideali anche se questi sono colpiti e beffeggiati, è compiuto. Quando Gesù venne riportato nel palazzo di Pilato erano le 9 e mezzo e fu allora che Pilato esclamò: Ecce homo! Intendendo con ciò affermare che egli presentava loro l'uomo nel quale non aveva trovato colpa.
    Ma la folla, sempre istigata dai sommi sacerdoti e dai farisei, continuava a gridare di crocifiggere Gesù. Pilato era spaventato e non sapeva come uscire dalla situazione in cui si era venuto a trovare. Egli era consapevole del fatto che qualsiasi decisione avesse preso gli avrebbe creato dei problemi, infatti, da un lato la folla - istigata dai sacerdoti - chiedeva la crocifissione di Gesù, ma dall'altro egli aveva promesso a sua moglie che lo avrebbe salvato. Pilato alla fine decise di condannare Gesù, ma lo fece solo per paura che Gesù potesse rendere pubbliche le sue malefatte contro Roma. Gesù infatti era a conoscenza di queste ed aveva comunicato in ispirito allo stesso Pilato. Fu quindi la paura del giudizio dell'imperatore Tiberio che alla fine vinse.
    Fu così che Gesù, con il manto rosso, la corona di spine e la canna in mano, fu portato al foro dove lo aspettavano i due ladroni (già precedentemente condannati) e dove Pilato formulò la sentenza di condanna a morte ordinando al contempo che sulla croce fosse posta la scritta INRI.
    L'incontro tra Gesù e Pilato è da vedersi come il confronto tra due mondi dove i giudei rappresentano il mondo esteriore e Gesù quello intEriore. Pilato è colui che si muove tra questi due mondi, tra i giudei ed il Gesù, egli ne è il tramite. Vediamo che solamente Pilato parla con i giudei e lo fa quando esce dalla sua dimora, dal Pretorio, mentre parla con Gesù quando vi torna; Gesù infatti non parla con i giudei, non risponde alle loro accuse.
    La nostra coscienza si sviluppa solo quando ci confrontiamo con il mondo esteriore: l'esteriorità ci rende coscienti. I giudei sono una moltitudine e rappresentano quindi l'esteriorità, mentre Gesù è solo e rappresenta, in questo caso, la nostra interiorità, l'uomo singolo che con il suo essere è di fronte al mondo.
    Come abbiamo detto, Pilato è il tramite tra questi due mondi, lui non può far altro che oscillare tra il dentro ed il fuori della sua dimora, tra il mondo esteriore e il mondo ulteriore. Alla fine Filato lascia Gesù alla sua sorte: la morte interiore, rappresentata dalla flagellazione che avviene dentro la dimora di Pilato (nel cortile interno), cioè all'interno del mondo interiore. Questa morte interiore porta come risultato il riconoscimento "dell 'Ecce Homo ".

    Il risultato sarà la individualizzazione dei quattro arti del nostro corpo. Gesù infatti, con i vari aspetti delle sofferenze patite, rende cosciente il suo corpo, il corpo cosmico del prototipo dell'Uomo. Infatti dopo la flagellazione Gesù viene ricoperto con un manto purpureo che aderirà dolorosamente alle ferite della flagellazione e questo simboleggia il corpo fisico delimitato dalla pelle, poi viene incoronato con le spine simbolo dello spazio eterico delimitato dallo zodiaco, viene poi insultato, e questo è il simbolo dell'offesa al corpo astrale ed infine viene schiaffeggiato e questo è il simbolo dell'offesa all’Io, in quanto la guancia rappresenta la coscienza dell'Io.
    I soldati vengono spinti dall'ostacolatore luciferico a dare a Gesù la morte interiore mediante la flagellazione, mentre i giudei, spinti dall'ostacolatore arimanico vogliono, dopo la morte interiore, far avvenire anche quella esteriore con la crocifissione. Ma ad entrambe queste azioni di distruzione corrisponde nel Gesù una nuova vita: nuova vita interiore dopo la flagellazione (con la individualizzazione dei quattro corpi) ed una esteriore, dopo la crocifissione, con la resurrezione.

    Dalla collana degli studi scientifico spirituali di Enzo Nastati e Suoi collaboratori
    Tratto dal lavoro: "Commenti ai Tre Giorni della Passione"
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    MessaggioTitolo: Re: Giovedì e Venerdì Santo - Enzo Nastati   Gio Mar 28, 2013 1:31 pm


    VENERDÌ' SANTO: GESÙ PORTA LA CROCE SUL GOLGOTHA

    Fu così che Gesù dovette anche portare la croce (che era stata preparata in tutta fretta durante la notte) e questo nonostante il suo corpo ormai fosse completamente orrendamente piagato e sanguinante.
    Dalla sera precedente, oltre ad aver subito le inenarrabili atrocità cui era stato sottoposto, non aveva potuto dormire, mangiare e nemmeno bere: era quindi allo stremo delle forze fisiche. Gesù cadde ben sette volte sotto il peso della croce finché, per evitare che morisse lungo il percorso, i suoi aguzzini imposero a Simone di Cirene di portare per lui la croce. Anche questo episodio merita un approfondimento.Il cammino iniziatico prevede sempre tre aspetti del nostro collegamento con il karma: riconoscerlo, osservarlo, amarlo. Gesù Cristo però inserisce un quarto aspetto a questi tre: portare il karma degli altri, del mondo.
    Egli infatti era senza karma e quindi la Croce che portava rappresentava il peso del karma dell'umanità. Toccherà a Simone di Cirene sottolineare ciò. Infatti tocca a lui "portare la croce" di un altro uomo, a lui che non ha nulla (apparentemente) da dividere con Gesù, a lui che però è lì, presente all'evento. Egli viene da Cirene e, come già detto per Giuda di Scariot, ciò ricorda la sua iniziazione in Cirene. Simone ha quindi già percorso il suo cammino karmico ed ora è davanti ad un altro uomo, un uomo che "entra" nella sua vita, un uomo che lui ora aiuta a portare la croce, il karma.
    Il cireneo rappresenta quindi il primo uomo "normale" che completa, in senso cristiano, la legge del karma, che diventa così atto di amore.

    VENERDÌ SANTO: LA CROCIFISSIONE


    È quasi mezzogiorno quando il corteo giunge sulla sommità del Golgotha. La parola Golgotha, significa "luogo del cranio", e questo nome era stato dato a quel monte in quanto esso era assolutamente senza alberi. Questo ben si addice alla geografia esoterica della Palestina(1), in quanto la Giudea, la Samaria e la Galilea, sono le tre regioni della Palestina che corrispondono rispettivamente alla testa, alla zona del ritmo ed a quella del metabolismo nell'uomo. Possiamo così riscontrare che Gesù veniva dalla Galilea, che rappresenta le forze della vita (dove c'è anche il mare di Tiberiade), e nel suo cammino è salito verso Gerusalemme,
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    (1)Ricordiamo che R. Steiner ci dice che tutta la geografia del Medio Oriente è profondamente esoterica.
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    centro della spiritualità, che era anche la zona più deserta della Palestina e che corrisponde alla testa calcarea, dove c'è il monte chiamato luogo del Cranio(1).
    La fossa scavata sul Golgotha, per collocarvi la croce, rappresenta anche l'apertura del chakra a mille petali posto sulla sommità del cranio; questo chakra ci permette il completo collegamento con il mondo spirituale. In questo fatto possiamo cogliere un ulteriore aspetto simbolico del processo di risalita.

    Come già detto, il cammino cristiano di iniziazione si dispiega in sette tappe : inizia dalla lavanda dei piedi e poi prosegue, in risalita, fino al capo, passando attraverso la prova della flagellazione, incoronazione di spine (qualsiasi cosa avvenga Io debbo rimanere saldo e difendere ciò che è sacro!), portare la croce fino alla crocifissione (sentire il proprio corpo come estraneo, come un pezzo di legno che portiamo), morte mistica (immergersi negli abissi del male, del dolore, della sofferenza, scendere all'inferno), sepoltura e resurrezione (sentirsi uno con la terra, la nostra vita è dilatata a vita del pianeta) ed infine / 'ascensione (la piena risalita nel mondo spirituale). La fossa scavata nella sommità del monte Cranio corrisponde quindi alla fossa scavata nella testa di ogni uomo al momento della sua liberazione dalle forze del Male. Il neonato, ancora "puro", ha la fossetta del cranio aperta.
    Prima di crocifiggere Gesù i suoi carnefici gli danno da bere vino misto a fiele, che Egli rifiuta: il fiele rappresenta il male del mondo, male che egli aveva già "bevuto". I carnefici, inoltre, volevano crocifiggere Gesù nudo, ma un uomo pio gli offrì un panno con il quale potè cingersi le reni.
    Era circa mezzogiorno ed un quarto quando Gesù fu inchiodato sulla croce. Maria madre di Gesù, Maria di Cleofa, Maria Maddalena, Salomè e Giovanni
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    (1)La Emmerick ci dice che in una visione le venne mostrato come, a seguito di sconvolgimenti geologici, a grande profondità sotto la montagna del Golgotha riposavano le ossa di Adamo ed Eva. Inoltre, più tardi, il profeta Eliseo vi trovò il teschio di Adamo e così il monte prese il nome di Calvario. Secondo la Emmerick la croce venne piantata esattamente sopra il luogo ove era sepolto il teschio di Adamo. Più tardi Jafet, (uno di figli di Noè) vi costruì un torchio per pigiare l'uva e la vite del torchio aveva la forma di una croce. Il rosso vino correva a rivoli sulla terra.
    Vedere di R. Steiner: "Il Vangelo di Giovanni" XI conf. e "La saggezza dei Rosacroce ".

    erano sotto la croce. Sempre la Emmerick, racconta che nel momento in cui la croce fu impiantata nella fossa del monte, al colpo che ne conseguì, la Terra, e tutti i demoni dell'inferno, tremarono vedendo vicina la fine del loro strapotere sull'uomo.
    Sia la Emmerick che il Vangelo di Nicodemo, ci dicono che, dall'ora sesta (le 12) all'ora nona (le 15), il cielo si coprì di nubi fitte e rossastre, si fecero le tenebre sulla terra, il Sole misteriosamente fu oscurato dalla Luna(1) e la cortina del Tempio si lacerò nel mezzo, gettando nel terrore tutti gli astanti e gli abitanti di Gerusalemme in quanto segnava la fine degli antichi Misteri lunari. Il Sole divenne color grigio scuro e fu contornato da un cerchio rosso, mentre le stelle apparvero in cielo anch'esse di color rossastro. Gli uccelli cadevano a terra, gli animali urlavano e tremavano: ogni cosa era avvolta nella nebbia. Fu allora che Gesù raccomandò sua Madre a Giovanni. Di questo importante evento diremo più avanti.
    Poco dopo le 15 le tenebre cominciarono a dissiparsi, la Luna si allontanò dal Sole, che così riapparve seppur velato da nubi rossastre. La luce delle stelle lentamente svanì.
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    MessaggioTitolo: Re: Giovedì e Venerdì Santo - Enzo Nastati   Ven Mar 29, 2013 2:07 pm


    VENERDI SANTO: i DUE LADRONI

    Allarghiamo ora la visuale della nostra attenzione e portiamo alla nostra coscienza il fatto che sul Golgotha, oltre alla croce di Gesù c'erano altre due croci, quelle dei due ladroni. La croce di destra era occupata dal cosiddetto "ladrone buono" che si pente delle sue malefatte ed al quale Gesù dice: "Da questa sera sarai nella casa del Padre mio ". Da R. Steiner apprendiamo che questo ladrone rappresenta Lucifero(2) che ora viene redento.
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    (1)1 È difficile pensare che si tratti delle conseguenze di una eclisse anche perché questa non dura che pochi minuti (e non tre ore). Inoltre l'eclisse di Sole (la Luna davanti al Sole) avviene solo quando la Luna è Nuova ed alla Pasqua la Luna è piena. Per questi motivi, pur riportando le indicazioni tratte dai due testi, preferiamo ritenere che l'evento dell'oscuramento del Sole fu prodotto da un altro fenomeno. C'è infatti chi ritiene che l'oscuramento del Sole fu prodotto dal vento del deserto, che ancor oggi in primavera solleva spesso immense nuvole di polvere color giallo-sporco a grandi altezze, provocando l'oscurità totale anche a mezzogiorno.
    (2)Lucifero è l'entità del Male che agisce seducendo, blandendo l'uomo. Strappando l'uomo dai suoi compiti terreni e inducendolo a considerarsi "divino" anzitempo.

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    Dalla Dichiarazione di Giuseppe d'Arimatea(1) apprendiamo che il primo ladrone si chiamava Demas, era galileo di origine, praticava la pirateria ma faceva anche del bene ai poveri. Principalmente si dedicava a derubare la popolazione giudaica ed aveva rubato persine i libri della Legge a Gerusalemme. Non e difficile comprendere che il suo essere "ladro" si riferisce appunto all'azione di Lucifero di essersi appropriato della conoscenza (ricordiamoci che egli tenta Èva istigandola a mangiare dall'Albero della Conoscenza del Bene e del Male). Ricordiamo che Lucifero era un'entità buona che ha collaborato con il Logos nella creazione del mondo, solo che, a seguito del peccato di orgoglio, causato dall'invidia verso la libertà dell'uomo, è diventato un'entità retrograda e quindi non più portatrice dell'evoluzione. Con l'evento del Golgotha Lucifero ha avuto la sua redenzione in senso macrocosmico; tale redenzione deve trovare ora corrispondenza in ognuno di noi.
    Nel cosmo tutto è triarticolato, così lo è anche l'entità di Lucifero. Il suo primo aspetto può essere colto nel fatto che egli ha portato all'uomo le forze dell'orgoglio, della superbia e della presunzione, forze che agiscono nel sentire umano. Il secondo aspetto di Lucifero può essere colto nel fatto che egli ha portato nel capo dell'uomo la facoltà del pensare, mentre il terzo aspetto ha agito sulla sfera della volontà, con la libertà portata nell'atto riproduttivo(2).
    Nel testo apocrifo relativo alla sua Dichiarazione Giuseppe d'Arimatea afferma che durante i Colloqui dei 40 giorni, il Risorto consentì a Giovanni dì vedere Demas in Paradiso e egli era simile ad un re di molta potenza portante come insegna la Croce.
    L'altro ladrone, che rappresenta Arimane3 altrimenti chiamato Satana, ossia la seconda forza del male, non si pente; al contrario, continua ad insultare Gesù anche sulla croce e per lui non ci sarà redenzione.
    Sempre seguendo la Dichiarazione di Giuseppe d'Arimatea apprendiamo che questo ladrone si chiamava Gestas, uccideva con la spada, violava le donne. Beveva il sangue dei bambini, non conosceva Dio e non ubbidiva alle leggi.
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    (1)Vedere: "I Vangeli apocrifi ", Ed. Einaudi tascabili.
    (2)Al riguardo è da ricordare che le anime degli uomini discendono dal cielo nel periodo da Natale a Pasqua e solamente in quel periodo un tempo gli uomini si accoppiavano. Da ciò il "sentire la primavera".
    (3)Arimane è la seconda entità del Male e agisce prevaricando, violentando, condensando rutto in materia e facendo credere all'uomo che l'unica realtà sia la materia stessa.

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    Queste indicazioni ci permettono di riconoscere il "profilo" di Arimane dietro queste imprese scellerate. Potremmo pensare che Arimane sarà liberato dai legami che lo tengono costretto nel nostro mondo per tornare al suo mondo, dove è un'entità benefica per quelle condizioni evolutive.
    Nel vangelo apocrifo di Nicodemo ed in quello dell'Infanzia Arabo-Siriaco, apprendiamo che i due ladroni appartenevano a quella banda di briganti presso la quale la Sacra Famiglia aveva trascorso la notte durante la fuga in Egitto e Demas (o Dismas) era il fanciullo lebbroso guarito quando sua madre, spinta da Maria, lo aveva lavato nella stessa acqua nella quale era stato lavato Gesù.
    Ma cosa differenzia profondamente i due ladroni? Ancora una volta guardiamo alle indicazioni dateci dallo Steiner1 e vediamo come egli sottolinei che la differenza fondamentale tra i due ladroni consiste nel fatto che quello buono ha la fede, l'altro no. Grazie a quella fede, alla fede che gli permette di mantenere ancora un contatto con la spiritualità, egli sarà salvato. Ecco così che sul Golgotha, unitamente all'atto di amore operato dal Gesù Cristo, si manifesta la fede cui segue la speranza della redenzione, nella speranza che la forza del Cristo, compenetrata di amore e fede, potrà estendersi a tutto il mondo.
    Abbiamo l'immagine di questa vittoria di Gesù sul male nelle sue cinque ferite dalle quali scende il suo sangue. Il numero cinque rappresenta l'uomo e nasce dalla divisione, ad opera del due, del numero 10, della completezza. Nasce così il 5 + 5, l'uomo che cade e quello che torna a Dio. Quando il sangue di Gesù cade sulla Terra con esso cade anche l'ultimo aspetto delle forze luciferiche agenti sull'individualità umana, e cioè quelle legate allo spirito di popolo. Anche Gesù, in quanto ebreo, era collegato a queste forze e quindi anche da queste doveva liberarsi per conto di ogni uomo.
    Da R. Steiner apprendiamo2 che a causa dell'eccedenza di egoismo nel sangue degli uomini, essi avrebbero finito con il corrompersi totalmente, ma l'amore portato dal Gesù Cristo, l'amore di cui era compenetrato il suo sangue, ha impedito che ciò avvenisse. Ciò risuona anche nella frase " Padre, perdona loro perché non sanno quel che si fanno " (Le. 23,24).
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    1 Vedere di R. Steiner: "Il Vangelo di Luca" p. 198-199.
    2 Vedere di R. Steiner: "Il Vangelo di Luca" p. 197.

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    La quinta ferita, quella inferta dalla lancia(1) che gli trafigge il costato, fa uscire le ultime gocce di sangue miste ad acqua, compiendo così un estremo gesto di purificazione, e concludendo il Suo operare nel mondo iniziato a Canahan; abbiamo così: acqua in vino, vino in sangue e sangue in acqua.
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    MessaggioTitolo: Re: Giovedì e Venerdì Santo - Enzo Nastati   Ven Mar 29, 2013 2:08 pm


    VENERDI' SANTO ORE 15: L'ACETO

    Torniamo ora agli avvenimenti del Golgotha. Tornata debolmente la luce del Sole Gesù dice di avere sete e gli viene dato da bere dell'aceto. Dopo di che, sollevato il capo, disse: "Padre, perdona loro perché non sanno quel che si fanno!" E morì. Possiamo stabilire un parallelo tra quanto appena descritto ed un momento dell'Ultima Cena, quando Gesù dichiara: "Ed Io vi dico, infatti, che non berrò più del frutto della vite finché non ritornerò nella casa del Padre mio " (Le. 22, 18).
    Dobbiamo pensare all'aceto come all'ultima trasformazione dell'uva e i Vangeli iniziano a descrivere la vita pubblica di Gesù con il miracolo effettuato alle nozze di Canahan, quando l'acqua venne trasformata in vino, e terminano con l'Ultima Cena quando il vino viene trasformato in sangue che, come risaputo, è il supporto dell'Io umano. Quando il sangue di Gesù cade sulla terra esso è il veicolo mediante il quale l'entità di Gesù scende fino al centro della terra e, tramite egli, discende anche il Cristo. Orbene nell'ultimo istante Gesù chiede da bere e gli viene dato l'aceto come ultima trasformazione del vino al fine di consentire il passaggio verso il mondo spirituale.
    L'aceto era utilizzato in antichità, e soprattutto dagli egizi, per "estrarre" dal morto l'anima. Per far ciò nella bocca del morto veniva posto un tampone intriso :i aceto che aveva questa facoltà. Possiamo dire che nel caso del Gesù l'aceto ha avuto il compito di "estrarre" l'anima, cioè di preservare il Corpo Incorruttibile, quel corpo che Rudolf Steiner chiama "Il Fantoma ".
    E' bene compiere una riflessione sull'aceto partendo dall'osservazione che l'aceto produce la cosiddetta "madre", che è una sorta di "placenta" nel mondo vegetale. Come la placenta permette il passaggio della vita dall'utero materno al bambino, così la madre dell'aceto è nutrimento superiore per il mondo vegetale e
    rermette la rigenerazione, ossia l'inizio di una nuova vita. Volendo dare a ciò una interpretazione di tipo alchemico potremmo dire che nella madre si manifestano delle forze di trasmutazione le quali permettono la trasformazione di qualcosa che appartiene al mondo fisico sensibile verso lo spirito. Potremmo allora anche dire che Gesù, bevendo l'aceto, determina il completamento della trasformazione del corpo fisico a somiglianzà del Corpo Incorruttibile il che gli permette di tornare nella "Casa del Padre". Questi avvenimenti accadono circa alle ore 14 di venerdì.
    --------------------------------------
    (1)A proposito dell'importanza della lancia vedere "La lancia del Destino", Ed. Mediterranee.
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    MessaggioTitolo: Re: Giovedì e Venerdì Santo - Enzo Nastati   Sab Mar 30, 2013 1:04 pm


    VENERDÌ SANTO: LA MORTE

    II gruppo dei soldati che seguiva la crocifissione era comandato da Cassio, che in seguito si convertì e prese il nome di Longino. Orami tutto si era svolto. Bevuto l'aceto, il Signore esclamò: "Padre mio, nelle Tue mani raccomando il mio spirito!", chinò il capo e spirò.
    La terra tremò e si aprì una fessura tra la croce di Gesù e quella del cattivo ladrone. A quella vista il centurione Abenadar, quello che aveva dato l'aceto a Gesù, si convertì.
    Passato il terremoto, i farisei si avvicinarono alla profondissima fessura creatasi e vi gettarono dei sassi per coglierne la profondità, ma non riuscirono a sentire il rumore del tonfo.
    Intanto i sepolcri si aprirono ed i corpi di molti santi risuscitarono ed apparvero a molti2. Filato ed Erode, folli di terrore, si aggiravano per le stanze dei loro palazzi in cerca di rifugio e pregarono i loro dei perché li proteggessero. Anche l'evangelista Matteo ricorda questi eventi: "La terra tremò, le rocce si spezzarono e le tombe si spalancarono " (Mt. 27, 52).
    Se ritorniamo a quanto detto all'inizio del presente lavoro, riteniamo sia interessante notare la disposizione dei corpi celesti al momento della morte di Gesù. La situazione che ci si presenta è veramente singolare. Se procediamo da est verso ovest troviamo (in perfetto ordine) Saturno, poi Giove, poi Marte, il Sole, Venere, e Mercurio, mentre la Luna non è ancora sorta all'orizzonte e quindi possiamo pensare sia dietro a Mercurio.
    -------------------------------------

    1) II cammino di risalita dell'umanità inizia dal liberarsi dalla condizione terrestre per salire a quella lunare per poi proseguire fino al mondo stellare.
    2) In riferimento a questi corpi dei morti che riapparvero bisogna precisare che non fu una resurrezione, ma una testimonianza della vittoria di Gesù sulla morte. Quel che apparve fu il Corpo Incorruttibile dei santi che la Emmerick valuta in un centinaio. Questi Corpi poco dopo tornarono nelle tombe.


    ----------------------------------------------

    Salta subito agli occhi che questa disposizione è la disposizione "classica" dei pianeti, anche in relazione alle rispettive Gerarchle spirituali, secondo la conosciuta corrispondenza di:

    Abbiamo così i sette corpi celesti che si dispongono secondo il loro rapporto gerarchico.
    Osserviamo ora come sono orientati. L'orientamento è, come già detto, tra est ed ovest ma all'orizzonte, in quelle direzioni, troviamo rispettivamente la costellazione della Vergine e quella dei Pesci. Si stabilisce così in cielo l'asse Vergine - Pesci.

    Nella sua conferenza "Uso corretto e sbagliato della conoscenza esoterica -Confraternite segrete" (Doraach 18-19-25 nov. 1917), R. Steiner parla a lungo di queste due costellazioni e del loro intimo rapporto. In estrema sintesi possiamo dire che esse corrispondono (rispettivamente) alle forze della Madre di Dio (o Santa Sofia) e del Cristo stesso.
    La Vergine porta in sé la forza per schiacciare la testa del serpente luciferico attuando così il riscatto di Èva, mentre i Pesci, con il sacrificio loro collegato, quelle per vincere la morte arimanica, riscattando Adamo. Il cosmo intero partecipa così alla vittoria delle forze eristiche sulle forze del Male.
    Infine, dietro al Sole, verso la Via Lattea, troviamo (nelle vicinanze) la stella Aldebaran, ossia la dimora celeste dell'entità di Zarathustra, il grande iniziato solare che aveva dato il suo Io al Bambino Gesù Salomonico e che era rimasto in collegamento con l'entità di Gesù anche dopo l'insegnamento di Gesù dodicenne al Tempio1.
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    MessaggioTitolo: Re: Giovedì e Venerdì Santo - Enzo Nastati   

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