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FORUM DI SCIENZA SPIRITUALE CON ARGOMENTI SCIENTIFICO SPIRITUALI E DI ATTUALITA' CHE FANNO RIFERIMENTO A Rudolf Steiner e AGLI STUDI DI Enzo Nastati AGGIORNAMENTI 2017 sugli incontri con Enzo Nastati - visitare la sezione INCONTRI E PERCORSI BASE 2017 CON ENZO NASTATI
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     R. Steiner - Il Paradiso - conferenza tenuta a Berlino il 14 maggio 1908

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    MessaggioTitolo: R. Steiner - Il Paradiso - conferenza tenuta a Berlino il 14 maggio 1908   Lun Nov 05, 2012 9:49 am


    IL PARADISO



    Siamo proprio di fronte a un concetto che, nel suo vero significato, nella fede delle diverse confessioni religiose, oggi è andato smarrito, anche quando esse restano fedeli a questo concetto stesso, con un istinto spirituale assolutamente giusto e indovinato. Contemporaneamente, abbiamo a che fare con un concetto dileggiato, respinto nella maniera piú severa da coloro che non vogliono solo essere influenti nelle odierne correnti spirituali, ma che anche tali vengono considerati, in vaste cerchie. Nel concetto di “paradiso” per un enorme numero di uomini, oggi, vi è ancora racchiusa la mèta ed il contenuto del piú profondo anelito del cuore, e ciò forma quello che sta alla base di tale concetto stesso, forma il contenuto della fede piena di dedizione per molte anime, un qualcosa che per questa moltitudine è consolazione, nelle occasioni piú difficili della vita. Nel contempo, questo stesso concetto viene concepito da molti come un qualcosa in cui si esprime la piú profonda superstizione, e a cui è legata la superstizione umana. Proprio ai nostri giorni, basta soltanto porre la nostra attenzione alle apparizioni spirituali, molto discusse in certi circoli, e si vede subito quali potenti ostacoli si contrappongono alla comprensione degli uomini attuali, quando si vuole giungere ad una chiara concezione, scevra da pregiudizi, di ciò di cui ci si deve occupare oggi. Non c’è bisogno che nessuno si meravigli, e meno di tutti chi parla di queste cose come io ho intenzione di parlarne oggi, se una grande parte di ciò che verrà detto oggi viene considerato come un modello di vuota fantasticheria e di un vuoto sognare mistico. Malgrado ciò, la trattazione odierna ci mostrerà come, proprio nel nostro tempo, è urgentemente necessario accennare ripetutamente, e nel modo piú forte possibile, ai fondamenti di questo concetto.
    Molti di voi conosceranno un uomo al cui nome oggi alcuni collegano il concetto di reale informazione, un uomo, le cui opere negli ultimi tempi hanno fatto un grande scalpore all’interno della cultura spirituale tedesca. Naturalmente, non mi azzardo a voler neanche minimamente sminuire i grandi e potenti meriti che quest’uomo ha acquisito nello stretto ambito delle scienze naturali. Avete visto anche, nelle altre conferenze, come per me abbia rivestito importanza solo il portare ad esposizione, qui, la ricerca scientifico-spirituale, assieme ai risultati delle scienze naturali del presente, e in piena armonia con essi. Da piú parti è giunta voce, riguardo alla conferenza di August Forel(1), che bisogna raccomandare di studiare approfonditamente, a chi vuole un po’ interrogare se stesso, come si possa profondamente equivocare su ciò che la Scienza dello Spirito deve esporre, riguardo a tali questioni. I punti di vista dai quali ci si pone nella prospettiva della Scienza dello Spirito, nei confronti di tali pubblicazioni, vengono spiegati nel mio periodico «Luzifer-Gnosis»(2), ove si può trovare qualcosa sul rapporto fra Scienza dello Spirito e scienze naturali. Proprio ciò che produce le relazioni e le sintonie, e che pone in luce ciò che la Scienza dello Spirito edifica sulla base delle scienze naturali, e porta ad elevate prospettive, è il compito che si pone il trentacinquesimo quaderno del periodico «Luzifer-Gnosis». L’intera conferenza di Forel su Vita e morte è piena di disapprovazione, proprio di una disapprovazione radicale per questo concetto, che caratterizza oggi il contenuto della nostra conferenza.
    Come preambolo, poniamo l’attenzione su come, chi vuole edificare a partire dai puri fatti delle scienze naturali una concezione del mondo, possa giungere a tali pensieri. Si dice che «queste scienze naturali hanno portato all’uomo grandi e potenti progressi, per il fatto che egli è ora in grado di far luce, nell’edificio cosmico, fin oltre le stelle a noi piú vicine nello spazio. In che modo questa concezione sia stata posta nella posizione di scrutare, per lo meno fino ad un certo grado, all’interno della regione delle piú piccole componenti delle cellule dei corpi viventi. In che modo le scienze naturali siano riuscite, in alcuni àmbiti della tecnica, a superare in un certo grado spazio e tempo; come nella telegrafia senza fili e nella telefonia compiano le cose piú incredibili in tutti i continenti. In che modo le scienze naturali siano riuscite a descrivere le diverse componenti del sole, della luna, delle stelle e cosí via. In che modo siano riuscite a condensare l’aria. In che modo siano riuscite ad indicare come collaborino le singole parti del cervello quando l’uomo pensa, sente, e vuole». Tutto ciò è stato fatto fino ad un certo grado; e a ragione questo grado viene indicato come degno di ammirazione. Ora però l’autore di questa conferenza continua: «Nonostante i suoi ammirevoli risultati, queste scienze naturali non hanno scoperto nulla di ciò che si chiama “paradiso”, non hanno scoperto nulla del mondo spirituale. Di tutto ciò che l’umanità, dalla propria fantasia, ha sognato come “paradiso” ed “inferno”, le scienze naturali non hanno trovato nulla, nonostante i loro ammirevoli risultati». E cosí viene tratta l’audace conclusione che da molti viene citata: siccome le scienze naturali non hanno trovato nulla di tutto ciò, dobbiamo gettare a mare tutti questi concetti. Dobbiamo renderci conto che nulla, che proprio nulla di ciò di cui l’uomo ha per lungo tempo sognato e anelato, possa esser vero, e che esista un immortale nucleo dell’essere nell’uomo, che sopravvive al decadimento che le scienze naturali sperimentano, in maniera tanto meravigliosa. E poi, ci viene affibbiata come un’espressione sentimentale la considerazione che è piú bello, grande e potente sapere che l’uomo, prima di pervenire a quest’essere personale ed individuale, è interamente vissuto nei suoi antenati fisici, e che poi vivrà solamente nei suoi posteri fisici. L’essere, per intero, dovrà venire impresso nel mondo fisico. L’autore si dà ad una tale e reale espressione sentimentale, dicendo: «Ma non è forse piú bello che ciò che l’uomo ha fatto, dipenda dai suoi ascendenti fisici e prosegua nei suoi posteri fisici, che accettare – cosa che può solo venire sognata – che esista un mondo attorno all’uomo, che vi siano degli esseri di tutti i tipi, un mondo in cui vi siano cori angelici da ascoltare, e cosí via?». Viene dato di capire che è indegno per un uomo che pensa secondo le scienze naturali aderire ad una concezione del mondo, che anche solo alla lontana abbia a ch1e fare con tali concetti.
    Questa conferenza a qualcuno può ricordare quel che ho sentito dire una volta, molti anni fa, da una delle guide del moderno movimento illuministico. Questa personalità disse circa quanto segue: «Perché gli uomini parlano di un cosiddetto paradiso sovrasensibile, di un qualcosa che dovrebbe essere in cielo?». E poi chiarificò che la nostra terra è una sfera che si libra liberamente nello spazio, e che esistono altri pianeti, che lo spazio è il paradiso, e che l’anima non ha bisogno di essere in un altro paradiso, poiché già siamo in paradiso. Tali uomini non capiscono molto di ciò che in profondità viene percepito, motivo per cui Schiller fece la fin troppo fondata enunciazione “Agli astronomi”:

    Non cianciatemi tanto di nebulose e di soli!
    Vi è solo quantità nella Natura per il fatto che vi dà da contare?
    Indubbiamente la vostra materia è la piú sublime nello spazio,
    ma, amici, nello spazio non abita il sublime.

    Da tutte queste enunciazioni, ed a chi ha raccolto con tutta l’anima anche solo una parte di ciò che è stato detto nel corso di questa serie di conferenze invernali, può divenire chiaro quali profondi malintesi stiano alla base di tali faccende. È un profondo malinteso, e questi profondi malintesi possiamo esprimerli al meglio, dicendo: se la Scienza dello Spirito parlasse di ciò che gli uomini descrivono come superstizione, sogno e fantasticheria, tali uomini avrebbero ragione. Ma il fatto è che la Scienza dello Spirito nella sua veste moderna è giovane, e che i suoi insegnamenti non sono ancora penetrati in gran parte dell’umanità, soprattutto non in coloro che parlano come prima accennato. Gli uomini si formano rappresentazioni dei mondi sovrasensibili che sono soltanto lo sfogo della loro fantasticheria e dei propri sogni, e combattono questi prodotti dei propri sogni e della loro fantasticheria. Non sanno proprio nulla di ciò che ha da dire al riguardo la vera Scienza dello Spirito. Tale è la battaglia che viene condotta oggi da una grande parte delle persone istruite, una battaglia contro i mulini a vento da loro stessi creati: una cosa alla Don Chisciotte. E chi lo comprende profondamente, troverà in ciò che viene detto da questa parte, che sono solo parole, nient’altro che parole che vanno incontro, proprio incontro, alla lotta contro l’opera visionaria che questa gente ha negli occhi. Ciò non ha nulla a che fare con ciò che ne comprende la Scienza dello Spirito. Nel corso di queste conferenze abbiamo potuto dimostrare una logica particolare, e soprattutto qui, dove evidentemente, stando nel campo delle scienze naturali, si rifiuta la teosofia, sebbene non si sappia nulla del suo contenuto. Ne voglio soltanto comunicare qualche cosa.
    Sapete come io mi ponga in maniera profondamente riconoscente nei confronti di ciò che Haeckel ha fatto per i fondamenti delle scienze naturali. Però, ciò che egli adduce per rifiutare le rappresentazioni che egli stesso ha formato su paradiso ed inferno, si regge su una debole logica. La cosa si presenta ai nostri tempi per molti uomini che vogliono essere eruditi, in modo uguale a quanto dice Haeckel: «Qui compare una fede da tempi antichi, accenna, indica verso il cielo, e dice: qui abita Dio! Chi parla cosí, non sa che l’alto è del tutto diverso, quando la terra gira, e quando si è girata completamente si dovrebbe indicare verso sotto invece che verso sopra»(3). La questione si presenta proprio con precisione. Se tuttavia volete un po’ approfondire con la logica, la sua conclusione si pone su altri piani di quelli in cui si afferma che con la testa si va in alto, o in basso, quando la terra gira. Questi signori partono dall’errore che si tratti di cose nello spazio e non di un accenno allo spirituale a partire dal fisico. Tutto ciò lo dobbiamo ripetere, perché proprio l’oggetto delle nostre considerazioni odierne è, naturalmente, qualcosa di molto importante.
    Possiamo ricollegarci a ciò che è stato detto nell’ultima conferenza: se ci compenetriamo con il sentimento, con ciò che sgorga dalla Scienza dello Spirito, e ci rivolgiamo a ciò che progressivamente si forma e si sviluppa da un bambino che cresce di fronte ai nostri occhi, abbiamo la sensazione che sempre piú si avvicina a chiara, lucente e lampante conoscenza, che nel divenire piú grande, nel trasformarsi, nel tramutarsi del corpo infantile, viene alla luce qualcosa che, uscendo dai mondi sovrasensibili, si crea la proprio esistenza in questo mondo. Giungiamo alla rappresentazione che, come abbiamo visto, attraverso la Scienza dello Spirito può venire elevato a piena certezza che il nucleo esistenziale dell’uomo, che entra nell’esistenza attraverso il concepimento e la nascita, era già presente prima del concepimento e della nascita, e che ciò che vediamo nel corpo fisico è il rivestimento del nucleo esistenziale sovrasensibile e spirituale.
    Qui si giunge alla questione: dov’è ciò che entra nell’esistenza prima attraverso il concepimento e poi con la nascita? Abbiamo esposto anche piú ampiamente l’idea, e ciò ci ha portati a riconoscere che questa esistenza fisica dell’uomo non è la prima, ma che dobbiamo parlare di ripetute vite terrene, e che l’uomo ripetutamente, nel corso dell’evoluzione terrena, entra nella sua esistenza fisica. Di conseguenza abbiamo riconosciuto l’idea che ciò che l’uomo esperisce nella sua vita, ciò che attraversa in pensare, sentire, godere, in amore e gioia, in volere e fare, non è morto, ma ne rimane un frutto, che prosegue, e che la prossima incarnazione raccoglie in sé questo frutto della precedente vita terrena. Il fatto che progressivamente il bambino porti ad esistenza le proprie disposizioni, le proprie facoltà ed i fatti, rappresenta per noi il risultato della precedente vita trascorsa. L’uomo ha superato, lottando fino a qui, diversi gradini dell’esistenza, e ciò che ha attraversato nella vita precedente si è trasformato in seme ed è divenuto contenuto, in modo tale che la sua nuova vita sia piú perfetta ed appaia piú piena di quella precedente.
    Essenzialmente, questo è il cammino in ascesa dell’uomo. Ora, nella Scienza dello Spirito parliamo di ciò che entra nell’uomo attraverso il concepimento e la nascita nell’esistenza fisica, e che lasciando il corpo fisico con la morte si trova in un mondo spirituale sovrasensibile. Abbiamo affermato nell’ultima conferenza che “l’inferno” è un pezzo di tale mondo. Dobbiamo ancora parlarne oggi, per la parte che riguarda il concetto di “paradiso”. In effetti nella Scienza dello Spirito il paradiso non è qualcosa di lontano, al di là, qualcosa di sognato, ma è qualcosa di presente, in cui siamo anche noi. Conseguentemente, dobbiamo rispondere alla domanda: come può essere che ciò che noi chiamiamo paradiso, esistenza sovrasensibile, sia presente qui dove siamo anche noi, quando gli uomini non lo percepiscono con gli occhi fisici, quando è vero che le scienze fisiche che hanno acquisito grandi e potenti risultati non hanno potuto scoprire nulla di questo paradiso?
    Però, piú spesso, è stata posta l’attenzione sul fatto che ogni uomo, ma realmente ogni uomo, può pervenire ad una piena visione del mondo sovrasensibile e del paradiso. Nel mio libro dal titolo L’iniziazione(4), si pone l’attenzione sui metodi attraverso i quali l’uomo entra nel mondo sovrasensibile. Oggi si accennerà brevemente da cosa ciò dipende. Dovete solo avere sempre ben presente cosa significa percepire attorno a voi questo mondo fisico-sensibile. Avrete certamente letto che ciò che chiamiamo l’orecchio umano pienamente sviluppato è stato formato a partire, per dirla con Goethe, da un organo “dello stesso valore”. Osservate gli organi primitivi negli animali, ponderate cos’è, attorno a questi animali imperfetti, il mondo dei suoni, delle armonie fisiche, delle melodie ed il mondo dei suoni normali e dei rumori. Pensate a cosa fu necessario per configurare finemente un organo umano sino ad arrivare alle altezze attuali, affinché l’uomo potesse approfondirsi nel campo dei suoni, nel mondo a lui circostante.
    In maniera analoga, potete prendere in considerazione anche gli altri organi. Osservate l’occhio come si è progressivamente e cosí ampiamente sviluppato, in modo che venga illuminato il mondo meraviglioso della luce e dei colori che una gran parte degli uomini percepisce. Nel nostro ambiente si trova tutto quanto gli organi sono capaci di percepire da questo stesso ambiente. Se gli organi dell’uomo fossero ad un gradino imperfetto – raffiguratevi l’organo uditivo a un gradino imperfetto – che ne sarebbe di un mondo di suoni, di armonie e melodie, per tali esseri, con un udito non sviluppato? Un mondo che non potrebbero percepire, un mondo dell’aldilà! Come questo sta all’uomo sensibile, tanto sta il mondo spirituale a ciò che si chiama mondo alla corrente maniera. E proprio come esseri imperfetti, con organi percettivi imperfetti, si sono sviluppati ad una piú ampia perfezione, e tramite ciò sono giunti a nuovi territori della percezione, cosí è altrettanto capace di svilupparsi l’uomo attuale, come lo era l’uomo nella preistoria. Sono dati all’uomo i metodi in tutte le particolarità attraverso cui può venire elevato ciò che ad un grado superiore l’uomo possiede come forze e capacità. A nessuno viene in mente di chiamare “paradiso” ciò che è stato rigettato da Forel. La Scienza dello Spirito dice solo questo: quando l’uomo ha l’abnegazione, l’energia, la costanza di sviluppare le capacità che ora dormono in lui, che sono nel suo petto, allora egli percepirà i mondi spirituali. Quando egli forma gli organi, allora un contenuto del mondo dell’aldilà diviene un suo mondo circostante di percezione, come il mondo dei suoni è per lui mondo di percezione, e questo accade in maniera sempre maggiore quanto piú si perfeziona l’organo fisico.
    Nessuno può farsi una rappresentazione di questa evoluzione, sin qui presa in considerazione, come qualcosa di analogo agli attuali metodi di sviluppo per la formazione di un senso fisico. Sarebbe un equivoco. Si può facilmente chiedere ad un cultore di Scienza dello Spirito: come si forma questo senso? È consequenziale che la gente se lo rappresenti come se dovesse crescere, fuori dall’organismo, un occhio. I sensi superiori, sovrasensibili, non sono cosí. Si pongono in tutt’altra maniera, da quel che sono i nostri sensi fisici. Caratterizziamo in breve come si pongano questi sensi superiori – la parola non rende bene il loro essere, ma non fa nulla – in confronto agli altri sensi fisici. Il modo e il sistema di sviluppo con cui l’uomo si innalza ai sensi superiori non è cosa esteriore, turbolenta, è interiore, intima. E ciò che l’uomo deve attraversare, affinché il mondo spirituale lo illumini interiormente nell’esistenza presente, accade nei suoi confronti in tutto silenzio e delicatezza. Vi sono tre forze fondamentali dell’anima che sono capaci di un reale sviluppo verso il superiore: le forze fondamentali del pensare, del sentire e del volere. Se ci domandiamo, in sintesi, cosa si deve intraprendere con il pensare, il sentire e il volere, se si vuole diventare un cittadino del mondo sovrasensibile, del mondo dei cieli già in questa esistenza, ne riceviamo come risposta: un fine e sottile lavoro. Potete andare a leggere nel mio giornale, a cominciare dal tredicesimo quaderno, che l’uomo, per il fatto di coltivare in una certa maniera il suo mondo del pensiero, del sentimento e della volontà, cresce all’interno in un mondo sovrasensibile. Ricordiamoci ora di tutto ciò che, nei rapporti quotidiani, dal mattino presto quando ci svegliamo fino alla sera, quando la nostra coscienza sprofonda in un buio indeterminato, scorre attraverso la nostra anima, e concentriamo l’attenzione su come in maniera del tutto diversa tutto ciò apparirebbe alla nostra anima se noi, invece che in questo periodo, in questo luogo dell’Europa centrale, vivessimo in un periodo antecedente di cento anni, e in un altro posto di questa terra. Come conseguenza può venirci in mente che ciò che passa attraverso l’anima umana dalla mattina alla sera sia il puro risultato del mondo esteriore che cambia di continuo. Per una volta, distoglietevi da ciò che scorre attraverso l’anima umana, tutto ciò che è dato dal luogo e dal tempo, cercate di allontanare tutti i pensieri dall’anima che in qualche modo si allacciano al luogo e al tempo, e domandatevi cosa rimane di un tale contenuto. Tutti i pensieri, i sentimenti e tutte le azioni di volontà che ondeggiano attraverso l’anima, e che sono determinati da luogo e tempo, che in altre parole affluiscono all’uomo dall’esterno con la vita quotidiana, non sono adatte allo sviluppo spirituale superiore, allo sperimentare un mondo sovrasensibile. Non intendete però le cose come se si dovesse dire qualcosa contro la vita dell’uomo nella località in cui è stato posto. Egli deve bensí trovare molto tempo per sollevarsi completamente, per periodi determinati, al di sopra di ciò che cosí giunge all’anima nella vita quotidiana. Egli deve darsi, anche solo per alcuni minuti, a pensieri e sentimenti tali, che siano indipendenti da luogo e tempo, e che siano eterni. Tali sentimenti e pensieri esistono già. Sono quelli che vengono sviluppati in chi ha percorso la formazione verso una vita spirituale superiore. Se l’uomo, nella sua anima, fa vivere ed agire di continuo tali verità eterne, queste diventano nell’anima umana forze operanti che, veramente, svegliano le capacità dormienti.
    Ed ora lasciate che vi venga descritto il potente cambiamento che si attua nel momento in cui l’uomo si dedica ai pensieri eterni, con metodi severamente prescritti, nel momento in cui egli capisce di vivere in maniera sottile con tali idee eterne. Chi potrebbe negare che tali idee esistono? Che tipo di natura particolare hanno le idee dell’uomo come sono oggi? Se sono di natura tale che l’uomo viva con loro nella maniera piú intima, allora cosa vive piú intimamente nella nostra anima che le nostre idee? Con che cosa noi siamo piú interiori, che con le nostre idee e rappresentazioni? Tutti questi pensieri, fintanto che si riferiscono al mondo esterno, sono la cosa piú inefficace, la cosa piú passiva, in riferimento al mondo “reale” delle piccole cose, del banale. Ma si cela una profonda saggezza nel fatto che, per esempio, si dice che qualcuno potrebbe non essere attaccato cosí tanto ai suoi calcoli che esprimono il pensiero di un ponte, dato che il pensiero di detto ponte potrebbe, sí, esistere in tutte le particolarità, l’idea è giusta, ma il ponte non è presente. Il pensiero è la cosa piú intima che alberga in un’anima. Tuttavia in questo mondo, in cui noi trascorriamo l’esistenza fisica, il pensiero è la cosa meno attiva. Esso conduce ad un’esistenza del tutto interiore. Però, nel momento in cui l’uomo comincia a dedicarsi – deve cominciare con pazienza – per lo meno per un lasso di tempo limitato, alle idee eterne, inizia a conoscere qualcosa che prima non si poteva neppure sognare. Se nel nostro mondo fisico il pensiero è la cosa piú intima e contemporaneamente la meno efficace, cosí attraverso una educazione ai pensieri eterni che noi facciamo nella vita fisica, veniamo condotti in un mondo in cui il pensiero stesso è creativo. Questo è l’essenziale a cui si giunge. E poi un altro mondo inizia a vivere attorno all’uomo. Conseguentemente, egli impara a conoscere dalla propria esperienza quanto segue: quando guardiamo nel mondo fisico, scorgiamo la luce; essa viene giú dal sole; vediamo che le piante, se togliamo loro la luce, diventano secche e muoiono; vediamo che la luce agisce in maniera creativa sulle piante. Ad una tale forza che inonda lo spazio cosmico, che è una realtà, come solo un oggetto sensibile può essere una realtà, giunge il pensiero per chi penetra, attraverso l’educazione, nel mondo sovrasensibile. Il pensiero, che porta nell’oscurità dell’intimo un’esistenza interiore non attiva, viene riconosciuto, attraverso l’educazione, come un qualcosa che inonda lo spazio cosmico in maniera creativa, ed è piú reale, piú vero che la luce del sole. Ora, quando l’uomo scorge questa luce del pensiero di cui egli parla come di un mondo reale che gli si apre tutto intorno, che scorre all’interno dell’anima umana, egli nota che ciò che è l’anima viene, al pari dello spazio che ci circonda, attraversato da una realtà che l’uomo, quando non possiede le facoltà necessarie, non può percepire, come colui il cui orecchio non è formato non percepisce i suoni.
    Esistono poi anche determinati sentimenti che possono venire educati nel mondo sovrasensibile, attraverso un’educazione sovrasensibile, in un modo diverso dai sentimenti dell’abituale vita quotidiana. Come vengono questi educati? L’uomo pone l’attenzione su un oggetto. Gli piace. Il sentimento di gioia si accresce in lui. Il sentimento di gioia compare per mezzo dell’oggetto esterno. Ci sentiamo elevati dall’impressione del bel mondo esterno, e ci vediamo colmi di ripugnanza se veniamo posti di fronte a qualcosa di odioso all’esterno. Cosí ondeggiano su e giú i sentimenti nell’anima dell’uomo. La Scienza dello Spirito deve condurre l’uomo in maniera piú profonda al vero, al giusto, al reale. Se l’uomo vuole risvegliare le capacità interiori verso il mondo sovrasensibile, deve rendersi capace di sentimenti che non sono stimolati dall’esterno. Esiste un metodo attraverso cui, senza che sia necessaria la sensibilità esteriore, l’uomo può vivere all’interno di un mondo di sentimenti, in cui i sentimenti stessi non ondeggiano su e giú. Sentimenti che vengono stimolati dall’esterno, possono venire risvegliati dalla percezione degli oggetti esterni. Se l’uomo impara a sviluppare in sé determinati sentimenti, lo stimolo di tali sentimenti agisce come una forza che risveglia capacità latenti. A questo punto, l’uomo acquisisce per esperienza ciò che l’Iniziato può vedere: il mondo della luce è creativo tanto per lo spirituale quanto per il fisico, si differenzia anche nello spirituale nei piú diversi colori come la luce fisica. Egli sa che esiste un mondo in cui vive il colore spirituale, un mondo che chiamiamo mondo astrale. Esso si trova all’interno di questo mondo fisico, per l’uomo che risveglia le forze e le capacità in lui latenti, quando – senza il pervenire di un impulso esterno – puramente si forma in sé, attraverso l’esperienza spirituale, progressivamente, un sentimento del tutto particolare, che non viene stimolato all’interno del mondo sensibile da un agente esterno. Chi è capace di risvegliare questo sentimento di amore, una pura esperienza interiore, ha acquisito il collegamento con il mondo spirituale.
    In aggiunta all’elemento già descritto, si aggiunge un altro mondo. Ai colori, si aggiunge un altro dato. L’amore che viene provocato dagli oggetti fisici, non può portare allo spirituale. Quell’amore che viene soddisfatto, anche se l’oggetto dell’amore stesso è presente solamente nello spirituale, quell’amore che rimane nel vivere interno e profondo, è una forza creativa per una specie superiore di elementi che percorrono lo spazio spirituale. Questo amore è puro amore. Il suo gradino inferiore è ciò che l’artista percepisce nel creare. Lo possiede solo quando produce opere spirituali, a partire dalla sua anima. Quell’amore trasforma lo spazio spirituale muto, attraversato da luci e colori, in un mondo di suoni, e si esprime a noi un mondo in suoni spirituali.
    Cosí vedete come, gradualmente, l’uomo sviluppi in un altro mondo, nella maniera che qui è posta come base, null’altro che una pura continuazione di ciò che è presente anche nell’esistenza naturale dell’uomo, negli avvenimenti naturali. Come dalle indifferenti vesciche uditive sono derivati gli orecchi, e di conseguenza da indeterminate afonie scaturisce il mondo dei suoni fisici, cosí dall’indeterminato fuoriesce il mondo prima descritto. Di questi mondi che possono venire percepiti, non parlano coloro che combattono contro i mulini a vento, come è stato descritto all’inizio di questa conferenza. Chi dice che i cieli non sono mai stati trovati, non sa che li deve cercare altrove; perché il paradiso è dove ci troviamo. Non dipende solo dall’affermazione: «Ciò che non posso percepire, non esiste, e se qualcun altro afferma che esiste qualcosa che io non posso percepire, o è un pazzo, o un sognatore, oppure un imbroglione». Questa frase è la frase logicamente piú sbagliata che possa esistere, perché nessuno può affermare che il confine del suo percepire è anche il confine dell’esistenza. Altrimenti il sordo potrebbe supporre come una fantasticheria l’intero mondo dei suoni, delle armonie e delle melodie.
    Quando la Scienza dello Spirito parla del paradiso, ne parla nel modo che a voi è stato descritto ora. Cosí si parla di questo paradiso nella vera Scienza dello Spirito, e non se ne è parlato in maniera diversa nelle fonti antiche delle conoscenze religiose, quando ancora le si comprendeva. In questo mondo sensibile è presente un mondo non sensibile, come anche per i sordi esiste un mondo dei suoni. Ed ora domandiamoci: perché l’uomo non percepisce questo mondo sovrasensibile al momento della sua attuale evoluzione? Non lo percepisce perché la percezione fisica, che è apparsa come una necessità nello sviluppo dell’umanità, si stende come una coperta, come un velo, sul mondo sovrasensibile. Non abbiamo pensato diversamente quando abbiamo descritto ciò che deve percorrere colui che anela al mondo sovrasensibile. Deve elevarsi al di sopra del mondo sensibile, deve far tacere per un momento il mondo sensibile. A questo punto, giunge a ciò che sta dietro a questo mondo sensibile, poi percepisce come questo mondo sensibile si stenda come una coperta su quello sovrasensibile. Chi veramente si eleva nel suo corpo al di sopra del suo corpo, può percepire cosa sta dietro a questo velo.
    Dobbiamo sapere che ciò a cui vengono applicate le forze nella normale vita di tutti i giorni, può divenire facoltà di entrare nel mondo sovrasensibile. Non lo si può intendere in maniera diversa se si considera questo fatto vero: cos’è realmente il mondo fisico, cos’è il piú imperfetto corpo fisico, cos’è il perfetto corpo fisico, che compare a noi quale corpo umano? Tutte le entità fisiche sono creazioni, creazioni dello spirito. Lo spirituale è alla base di tutto. Lo abbiamo accennato nelle maniere piú diverse nel corso di queste conferenze. Come il ghiaccio si indurisce dall’acqua, cosí tutto ciò che è fisico si indurisce dallo spirituale. È contemporaneamente una condensazione dello spirito. Consideriamo la forma dell’orecchio dell’uomo attuale. Cosa ne sta alla base? Ne sta alla base la forza creatrice spirituale. Il suono che vive quale suono fisico attorno a noi, e che è qualcosa che appartiene al mondo fisico, ha dietro a sé il suono spirituale. Nello stesso mondo in cui sentiamo il suono fisico affluire al nostro orecchio fisico, contemporaneamente qui vive anche il sovrasensibile suono spirituale. Cos’è il suono spirituale? Questo suono spirituale è il creatore del nostro orecchio, nello stesso modo in cui ciò che è nella luce fisica, la nascosta luce spirituale, è il creatore del nostro occhio. Per questo motivo dice Goethe, che ha espresso molte profonde verità spirituali: «L’occhio è formato alla luce per la luce». La forza che scorre a noi dal sole, e che rende capace il nostro occhio di vedere nello spazio ripieno di luce gli oggetti nei loro confini, contiene anche quegli esseri che hanno formato la meravigliosa costruzione dell’occhio. Cosí, ciò che l’occhio fisico vede e l’orecchio fisico ascolta, significherebbe tanto quanto un penetrare in ciò che vi sta dietro, un’autoelevazione alle forze spirituali. In un caso particolare lo facciamo già, cioè quando volgiamo lo sguardo al bambino che forma progressivamente le sue capacità nel corpo fisico umano. Scorgiamo queste capacità provenire da un mondo nascosto dietro al mondo dei sensi, scorgiamo come esse sboccino all’interno della materia, come creino nella materia un aspetto dell’esistenza.
    Ritorniamo alla Scienza dello Spirito e domandiamoci: dov’era questo essere prima di venire accettato quale essere fisico attraverso il concepimento e la nascita, dov’era fra la sua ultima morte e l’ultima nascita? Non era in nessun mondo spirituale sognante, ma nello stesso mondo in cui anche noi siamo. L’intera differenza fra quest’essere prima di entrare nell’esistenza materiale attraverso il concepimento e la nascita, e ciò che poi diviene, sta in quanto segue. Prima della nascita, quest’essere è formato da certi elementi che si possono vedere quando sono formate quelle capacità, che sono già state descritte come spirituali. È invisibile fintanto che queste facoltà non sono sviluppate. Come quando per qualcuno l’acqua non potrebbe essere visibile fintanto che è liquida, ma diviene visibile nel momento in cui gela, cosí l’uomo è invisibile, e diviene visibile come l’acqua quando gela, cioè quando diviene fisico.
    Parliamo quindi di due aspetti dell’uomo: di un aspetto fra morte e nuova nascita, visibile solo ai sensi spirituali, e di un aspetto in cui ha tessuto attorno a sé un vestito in modo da comparire in maniera visibile ai sensi fisici. Vediamo dunque che l’uomo, nel periodo fra morte e nuova nascita, è legato alle forze creative che scorrono nello spazio, e che colui che sviluppa le sue capacità sovrasensibili qui impara a conoscere, come le forze del paradiso. L’uomo è collegato a queste forze creative. Qui, nel mondo fisico, esso vive con forze fisiche, con suoni fisici, con la luce fisica; nel mondo spirituale vive in ciò che è spiritualmente creativo dietro il suono, dietro la luce. Vive in un mondo del tutto diverso dal mondo fisico. Qui, nel mondo fisico, l’occhio vede attraverso la luce. Nel mondo spirituale l’uomo percepisce ciò che ha creato l’occhio. Vive nella luce spirituale, vive nel mondo dei suoni spirituali, vive in ciò che edifica il suo corpo fisico con l’aiuto del concepimento e della nascita, vive con l’essenza cosmica produttiva e creativa, dove il nostro mondo, questo mondo esterno che si distende come una coperta sul mondo spirituale, viene edificato. Questa coperta, dunque, si distende nel mondo spirituale. La coscienza dell’uomo riluce in una condizione diversa.
    L’intera differenza fra l’uomo incarnato e disincarnato consiste nel fatto che l’uomo incarnato vive in uno stato di coscienza diverso e che percepisce le forze creatrici. E con questo capiremo cosa significhi: l’uomo con la morte viene accolto in un mondo spirituale. Non è un mondo di sogno, un mondo di realtà ristrette come il nostro mondo, è un mondo di intensità e realtà piú intensa e forte, in quanto in esso vi sono gli esseri creatori del nostro mondo fisico. Ora, possiamo capire cosa agisce fra morte e nuova nascita. L’ultima volta, abbiamo trattato delle forze ritardanti e abbiamo visto che, quando l’uomo oltrepassa la porta della morte, compare dinanzi a lui un quadro di memoria dell’intera vita, e abbiamo visto che questo quadro viene raccolto come una essenza e che rimane unito all’uomo nei tempi a venire; abbiamo visto che egli passa attraverso il periodo del Kamaloka, dove deve sostenere una specie di divezzamento. Quando lo ha sostenuto, poi, ciò che ha preso con sé dall’ultima vita diviene qualcosa di particolare, qualcosa di nuovo. Sappiamo che l’uomo che passa attraverso la porta della morte entra in un mondo spirituale, in un mondo sovrasensibile. Figuriamocelo come un campo, come un fruttuoso appezzamento di terreno, e figuriamoci che ciò che l’uomo porta con sé come frutto del suo pensare, sentire e volere, ciò che si riassume come frutto dell’ultima vita, venga affondato nel terreno come un seme vegetale e sbocci. Cosí sboccia il frutto vitale dell’ultima vita nel campo spirituale, e la coscienza umana osserva e percepisce questo germogliare, questo separarsi, questo divenire sviluppato del seme vitale che è stato portato con sé dall’ultima vita. Tutto ciò che gli uomini hanno preso con sé dalla vita del proprio tempo, si impregna in quest’ultimo frutto vitale, e ciò che è giunto agli uomini dall’esterno si diffonde e nasce, come un seme. Diviene il mondo di percezione e coscienza fra morte e nuova nascita.
    Ciò che l’anima percorre, può essere chiarito solo tramite un paragone, a chi non possiede la capacità di percepire in maniera sovrasensibile. Riflettendo profondamente capirete il paragone. Nello sviluppo di questo ultimo seme vitale, l’uomo sente ciò che, a ragione, viene descritto come beatitudine, perché è una beatitudine. È il sentimento contrario di ciò che l’uomo può percepire quando sente gli oggetti. Ora li sente dispiegati, prima scorrono via; ma ora scorre l’essere, e nell’allestimento del seme vitale lo percorre il sentimento che si può paragonare con ciò che, ad un gradino inferiore – con una riflessione profonda vi apparirà significante – ha la gallina quando cova l’uovo; il beato dischiudersi di una vita, la beatitudine del dischiudersi del germoglio. Questa beatitudine porta al fatto che l’uomo si immagina, spiritualmente, ciò che lo incatena al mondo fisico, e che lo porta all’esistenza fisica. Siccome ha raccolto nuove esperienze, che egli imprime nel seme fondamentale, ogni vita diventa – ad eccezione delle vie che vanno su e giú, che pure devono esserci – piú perfetta.
    Come l’ultima volta abbiamo visto, abbiamo, nell’interezza della vita, una salita verso una perfezione sempre piú grande. Vediamo come ciò che si vive dentro il mondo fisico, nella produzione nel mondo fisico, si mostra nuovamente creativo nel sentimento della beatitudine. Dobbiamo renderci chiaro che la condizione di coscienza dell’uomo è diversa da quella nel mondo sovrasensibile. Attraverso un confronto, possiamo chiarificare come lo stato di coscienza sia diverso nel mondo fisico e nel mondo sovrasensibile. Pensate ad un uomo che ascolta una sinfonia. Egli fa penetrare in sé il suono dall’esterno. Ne gode. Immaginatevi ora che sia possibile che l’uomo, in maniera creativa, costruisca spiritualmente questa sinfonia, senza toccare un tasto, senza intonare uno strumento, in modo tale da ordinare creativamente, a partire da se stesso, nello spirito, i suoni uno accanto all’altro. Come la percezione del primo sta a colui in cui germoglia la sinfonia, cosí il mondo fisico sta alla percezione del sovrasensibile. Perciò dobbiamo dire: per percepire il mondo dei cieli, l’uomo deve aver rinunciato al fatto che nel mondo fisico un qualcosa gli venga incontro spiritualmente. Fintanto che non ha rinunciato a ciò, non può vedere.
    Il mondo spirituale non ci appare come un mondo al quale non possiamo elevare anche il pensare logico. L’obiezione piú comune dell’uomo è quella di non poter percepire. Cosí il concetto di “paradiso” per l’uomo del futuro si riapproprierà del suo significato. Non un concetto di un mondo fantastico in cui noi ci potremmo trovare. La coscienza nella creatività è piú chiara ed intensa che nel mondo fisico. Per questo motivo dobbiamo rappresentarci la vita, la coscienza dell’uomo, nel mondo creativo, anche piú intensa che nel mondo fisico.
    In che rapporto sta il mondo fisico con il mondo sovrasensibile? È naturale che l’uomo si interessi per prima cosa a questa connessione. Desidererei esprimere la controdomanda: saprà mai l’uomo del mondo sovrasensibile, di coloro che per lui sono cari ed importanti? Avrà un qualche seguito quello che qui si svolge? Lo avrà! E lo si può facilmente capire se si riflette in piena chiarezza su ciò che prima è stato detto nel rendere comprensibile che c’è un’intima connessione fra questo mondo fisico ed il mondo sovrasensibile. Un esempio ad hoc: supponiamo che una madre sia attaccata con amore al suo bambino. Dapprima questo amore, si potrebbe dire, si sviluppa su basi naturali. Poi, ad ogni nuovo istante, questo amore si trasforma da un amore puramente naturale, condizionato da rapporti fisici, in un amore spirituale. Nella misura in cui l’amore che è condizionato su basi naturali, viene metamorfosato in amore materno spirituale, l’uomo cresce all’interno dell’amore spirituale. Questo amore diventa un amore piú vero nello spirituale. Come soltanto l’involucro terreno abbandona l’uomo, cosí soltanto il fisico-terreno abbandona l’essere spirituale. L’intera rete che si instaura fra anima umana e anima umana, ciò che vive di cuore in cuore, da spirito a spirito, esiste in maniera invisibile anche nel mondo sovrasensibile. Tutto ciò che qui è legato in maniera spirituale, si ritrova in piena coscienza, in chiara coscienza nel mondo spirituale. Quando ci si ritrova, si riforma un legame per una nuova vita, in modo tale che coloro che si ritrovano con una simpatia spesso marcata, debbano avere dei chiarimenti reciproci su ciò che hanno intessuto nella vita precedente. Cosí vediamo come il nostro mondo sensibile ci colloca nell’invisibile mondo sovrasensibile. E come l’uomo è un cittadino nel mondo sensibile fra nascita e morte, cosí è un cittadino del mondo sovrasensibile dopo la morte, cosa ai nostri tempi ignota fra nascita e morte.
    Nell’ultima trattazione(5) abbiamo rappresentato il concetto di “inferno” ed oggi il concetto di “paradiso”, che contiene tutto ciò che esiste di influssi spirituali sull’uomo. L’ultima volta ci siamo occupati delle forze che portano all’indurimento, mentre ciò che è stato descritto oggi appare come il suo contrario: il principio di evoluzione. La vita incede da esistenza ad esistenza, e tanto piú è stato trasformato dall’ultima vita in forze creative, tanto piú elevata si sviluppa l’esistenza successiva. Non volendo godere solo di ciò che accoglie in sé, ma anche di ciò che riesce a penetrare, di ciò che trasforma in forze spirituali, l’uomo continua ciò che si compie nel mondo celeste. Tutto ciò che l’uomo può far progredire è contenuto dell’elemento celestiale, tutto ciò che ostacola il progresso, è contenuto dei mondi infernali. Chi vuole portare questo concetto di paradiso in armonia con quello che hanno acquisito le scienze naturali, lo può fare facilmente. Lo realizzerà in piena armonia. I nostri contemporanei non sono molto inclini ad avere a che fare con la vita interiore di questi mondi superiori. La nostra epoca è stanca di trattazioni dei mondi sovrasensibili, e perciò è troppo propensa a credere a chi enuncia la proposizione: «Ciò che non percepisco, non è vero, e se qualcuno afferma esser vero allora o è pazzo, o è cretino». Troppi in quest’epoca credono a questa opinione. Come vediamo chiaramente quali grandi e potenti progressi la nostra epoca ha conseguito relativamente alle scienze fisiche, vediamo d’altro canto come poco sia incline, la parte di gran lunga maggiore dei nostri contemporanei, ad approfondire il mondo sovrasensibile. Si è dell’opinione che approfondire il mondo sovrasensibile renda un uomo debole ed estraneo al mondo sensibile. Questo è un pregiudizio. Se qualcuno che ha di fronte a sé un pezzo di ferro, dice: In questo ferro c’è forza magnetica; strofinalo con un altro ferro ed otterrai un magnete», un altro potrebbe venire e dire: «Sai cosa? Il pezzo di ferro è buono per conficcare chiodi!». Questi sono i veri fantasticatori, che prendono il sensibile, ciò che è pratico, come colui che prende un magnete solo per battere chiodi. I realisti, i monisti, gli utilitaristi e cosí via dicendo, sono i veri fantasticatori. Conoscono solo le forze del mondo fisico, ed esultano se vengono compiuti poderosi progressi solo portando alla luce le forze del mondo fisico. Nulla, ma proprio nulla, la Scienza dello Spirito ha da obiettare contro questo mondo fisico. Ma sa anche che è proprio il tempo che gli uomini imparino, di nuovo, che nel fisico si cela lo spirituale, e che poi gli uomini diventano proprio sognanti, se chiudono il loro occhio spirituale al mondo spirituale. Veraci realisti, apostoli di realtà, oggi sono coloro che accennano alle forze spirituali! Cosa vogliono questi veraci realisti? Vogliono che le forze reali che dormono all’interno del sensibile vengano introdotte in questo mondo, che vivano all’interno dell’intera evoluzione, e che non introduciamo solo il telegrafo, il telefono e la ferrovia, cioè le forze abituali, bensí anche le forze spirituali.
    Se colui che dà ascolto a queste cose, viene ancora oggi deriso, poco gliene importa di tale derisione. Egli sa che come i grandi della scienza fisica hanno dapprima trovato dei sostenitori solo in una piccola cerchia, anche coloro che hanno da dire qualcosa dei mondi spirituali necessariamente non possono trovare subito le proprie vie nel grande mondo. Anche se solo pochi possono fare telegrafi, telefoni e locomotive, gli altri, però, possono ben utilizzarli. Ma il mondo spirituale, ognuno deve raggiungerlo da sé. I grandi fisici Thomson(6), Clausius(7), e cosí via, hanno i loro seguaci, che sono in grado di riconoscere le leggi fisiche. Una delle piú grandi leggi fisiche è, al tempo stesso, qualcosa in cui l’uomo si imbatte nel mondo spirituale. Per quelli che un po’ si sono occupati di fisica, non dico nulla di sconosciuto se pongo l’attenzione sul fatto che esiste una legge di entropia, che proviene da Carnot (8, lo zio del presidente francese. Cosa afferma? Afferma uno dei piú certi enunciati fondamentali che abbiamo nel mondo fisico, propriamente su come le forze del mondo si trasformano, in rapporto al fisico. Afferma come le forze nel fisico si trasformano come una forza passa in un altra. Battete con la mano su un tavolo e misurate con un termometro preciso l’azione sul piano. Troverete che il punto in cui cadeva il colpo è divenuto caldo. Vedete come il calore della locomotiva si trasforma in movimento e questo viceversa in calore. Alla base di tutto ciò sta una grande legge: la legge di entropia. Dalle considerazioni sul mondo diventa chiaro che la trasformazione della forza indica una certa linea direzionale, un senso preciso. La legge di entropia ci indica che, alla fine, tutte le forze si devono trasformare in calore, e che questo calore si distribuisce nello spazio cosmico. Oggi si prova con leggi fisiche che la Terra, il nostro mondo fisico, alla fine subirà una morte per il calore. In questo consiste tale legge. Chi è dell’opinione che nel nostro mondo esistono solo leggi fisiche, deve negare tale legge; altrimenti questi, se accettasse tale legge, dovrebbe dire: è tutto finito. Per questo motivo, Haeckel è dell’opinione che questo principio di entropia è senza senso, perché contraddice la sua legge sulle sostanze. È legge naturale che le cose si trasformino in continuazione. Un fisico russo ha dimostrato, in uno scritto, come ben fondata sia tale legge, che ci indica la fine fisica dell’attuale stato del mondo. Proprio nello scritto di tale professor Chwolson(9) venne posto il “dodicesimo comandamento”. Potete vedere come un fisico possa essere attivo sul piano fisico, e nello stesso modo potete vedere come tali scienziati in campo spirituale siano ignoranti, su ciò che dice Hegel. Infatti il “dodicesimo comandamento” è: «Non devi scrivere nulla di ciò che non capisci». Chwolson lo segue nel campo della fisica, ma non lo segue nel campo dello spirito. Tutto ciò che dice rispetto agli aspetti fisici è scontato; ma ciò che dice riguardo le questioni spirituali è di poca importanza, e contemporaneamente un grosso peccato contro la legge: «Non devi scrivere nulla di ciò che non capisci».
    In riferimento alle scoperte di Lavoisier, chi conosce anche un po’ la ricerca spirituale sa cosa significa il fatto che si dimostri che, quando le sostanze si uniscono una all’altra chimicamente, il peso è uguale alla somma delle parti. E quando viene aggiunto: «Questa legge non contiene niente altro che la vecchia legge matematica: il tutto è uguale alla somma delle parti», dovrebbe essere già chiaro che si tratta solo del peso del tutto, che è uguale alla somma del peso delle sue parti. Kossuth proprio dimentica che quando si passa allo spirito la legge non vale piú. Il signor Kossuth dovrebbe prendere il suo orologio da tasca e distruggerlo in un mortaio; poi potrebbe proprio vedere se il tutto è la somma delle parti. Goethe ha già espresso il pensiero che viene ripetuto piú volte:

    Chi vuole riconoscere e descrivere il vivente,
    tenta dapprima di estrarne lo spirito,
    poi ha in mano le parti,
    purtroppo manca solo il legame spirituale! (10)


    Che le scienze naturali non siano talvolta nient’altro che un trascurare il legame spirituale, lo sanno quei pochi che cosí credono di essere sul terreno dei fatti sicuri. D’altro canto scorgiamo, se guardiamo con sguardo panoramico la posizione di questa questione e la portiamo in rapporto con ciò che nelle nostre trattazioni abbiamo posto in relazione al mondo spirituale, che in molti uomini vive l’anelito di penetrare nei mondi spirituali. Gli uomini dubitano soltanto di quella cosa del tutto particolare, di quelle singolarità di cui deve parlare chi veramente sa di tali questioni. Vediamo ergersi l’anelito verso i mondi sovrasensibili; non vediamo, però, secondo la direzione della Scienza dello Spirito, penetrare né la forza, né l’energia, nei mondi sovrasensibili. D’altro canto, vi sono i fatti del nostro tempo. Abbiamo nel nostro tempo una scienza fisica attiva: i Thomson, i Clausius e i Carnot hanno trovato buoni seguaci. Se si proseguirà l’evoluzione nella Scienza dello Spirito con lo stesso spirito, allora i ricercatori nel campo spirituale troveranno seguaci tanto sani come quelli di Thomson, Clausius e Carnot. La conseguenza sarà che dall’umanità che si esclude dal mondo dei cieli, dal mondo sovrasensibile, ne proverrà un’altra che porterà la forza siderale dal mondo sovrasensibile a quello sensibile. La Scienza dello Spirito non deve alienare l’uomo dal mondo, bensí renderlo forte, energico e intraprendente per l’esistenza, arricchendo la realtà. Non estraneo alla realtà, ma ricco di realtà, diviene il sentimento, per il fatto che la conoscenza viene trasmessa agli uomini dal mondo spirituale.
    Abbiamo bisogno di aggiungere ancora due cose, e allora tutto sarà connesso: nella stessa maniera severa come ora nella scienza fisica, una grande parte degli uomini avrà la possibilità di soddisfare il bisogno del cuore, a partire dal mondo spirituale. Il fatto di congiungere queste due correnti spirituali, soddisfacimento delle esigenze sensibili che hanno come origine le scienze naturali, e soddisfacimento dell’anelito del cuore che ha come origine lo spirituale, è il compito della Scienza dello Spirito come corrente culturale.
    Queste conferenze verranno continuate il prossimo inverno nello stesso senso. Quello che è rimasto a livello di schizzo lo completeremo e lo approfondiremo. In conclusione, il concetto piú importante ed esteso doveva formare l’oggetto dell’ultima conferenza. Realisticamente si è giunti al punto di dare una saggezza che da un canto può essere religione, e che dall’altro può soddisfare quelle che sono le piú profonde esigenze del cuore. Sorgerà una corrente spirituale che basterà per tutte le esigenze del pensare logico, cosí come per l’anelito verso la vita sovrasensibile. Esiste questo anelito a cui la Scienza dello Spirito rivolge le proprie parole. Quando verrà trovata la via a ciò che è presente in questa aspirazione, allora la sapienza che verrà introdotta in questo mondo sovrasensibile affluirà in un modo tale nell’anima umana che la cultura – non si intenda ciò in maniera retorica – esperirà una rinascita spirituale che collegherà al fuoco che vive in molti e penetrerà nei mondi sovrasensibili. Da questo fuoco, la saggezza scientifico-spirituale giungerà nel mondo sovrasensibile, perché questo è il suo vero ideale.
    Bisogna essere grati al grande ideale, che vuole infiammare verso il fuoco dell’entusiasmo per il sovrasensibile la saggezza del sovrasensibile; poi, il fatto che la luce della saggezza si sviluppi dal fuoco dell’amore e dell’entusiasmo, sarà sempre il cammino della cultura spirituale.
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    (1) August Forel (1848-1931), neurologo, Vita e morte, conferenza, Monaco 1908 (le citazioni non sono letterali).
    (2) “Questioni vitali del movimento teosofico” e “Giudizi dalla scienza presunta tale”, in «Luzifer-Gnosis», raccolta di articoli, O.O n° 34.
    (3) Ernst Haeckel (1834-1919), Coloro degni di vivere, studi generali sulla filosofia biologica, Stoccarda 1904, 5° Capitolo (la citazione non è letterale).
    (4) Rudolf Steiner, L’iniziazione, O.O. n° 10.
    (5) Rudolf Steiner, L’inferno, O.O. 56, in «L’Archetipo» 9, X, 2005.
    (6) William Thomson, dal 1892 Lord Kelvin (1824-1907), fisico e matematico inglese, fece importanti scoperte nel campo della termodinamica, introducendo la scala assoluta delle temperature, detta poi “scala Kelvin”.
    (7) Rudolf Clausius (1822-1888), fisico tedesco studioso di termodinamica, in particolare di entropia, termine da lui coniato.
    (8 Nicolas Léonard Sadi Carnot (1796-1832), fisico e ingegnere francese, portò a termine ricerche per migliorare il rendimento del motore a vapore.
    (9) Orest Danilovitch Chwolson (1820-1911), professore all’Università imperiale di San Pietroburgo, scrisse il saggio critico Hegel, Haeckel, Kossuth ed il dodicesimo comandamento, Braunschweig 1906.
    (10) Goethe. Faust , Studio, Scena dello Scolaro.

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    R. Steiner, Il Paradiso, conferenza tenuta a Berlino il 14 maggio 1908,
    O.O. n° 56 - Traduzione di Paolo Perper.
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    R. Steiner - Il Paradiso - conferenza tenuta a Berlino il 14 maggio 1908
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