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     I vangeli sono ancora attuali?

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    MessaggioTitolo: la solitudine di gesú sulla croce   Mar Gen 28, 2014 10:39 pm

    Mi ha molto impressionato scusami Admin ma sono un po' ignorante il lamento, la solitudine di gesù sulla croce, eloì eloi lemà sabctami, Dio mio Dio mio perché. Mi hai abbandonato... Poi mi é stato detto, o meglio ho letto che si trattava di una specie di inno, ma sento risuonare in me ancora la solitudine...
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    MessaggioTitolo: I Vangeli sono ancora attuali? Enzo Nastati   Ven Giu 27, 2014 7:08 am

    Commento di Enzo Nastati

    I Vangeli sono ancora attuali?

    La Buona Novella
    I Vangeli, “la Buona Novella”, accompagnano oramai da 2000 anni il percorso evolutivo spirituale dell’umanità, percorso che ha radice nell’Antico Testamento e meta negli eventi descritti da Giovanni nella sua Apocalisse. Essi hanno accompagnato la nostra infanzia per poi, molto spesso, lasciare il posto ad una fede che potremmo caratterizzare come “abitudinaria”.
    Sicuramente un motivo di ciò è stata l’interpretazione in chiave mistico-animica con cui ci sono stati presentati, interpretazione da cui è derivato un moralismo oggi molto diffuso ma, riteniamo, oramai lontano dal vero spirito evangelico e dallo spirito del tempo. D’altra parte questo tipo di interpretazione era certamente adeguato alle condizioni di sviluppo dell’umanità nel corso dei secoli passati.
    La nostra anima, infatti, è un mondo in sé molto articolato e molti dei passi dei vangeli si riferiscono proprio all’opera svolta dal Gesù per istruirla e purificarla da entità negative che in essa albergano. Se a ciò aggiungiamo il fatto che la latinità è particolarmente risonante con la cosiddetta “anima senziente”, giungiamo a comprendere il perché si è giunti ad una interpretazione dei Vangeli, alle volte scolorita e spesso mancante dei significati spirituali più profondi, e questo anche a causa del fatto che, negli ultimi secoli, la concezione materialistica del mondo ha posto anche in essa profonde radici. A ciò si aggiunge la spinta del cosiddetto “ecumenismo” il quale, al fine di smussare i motivi di divisione tra le varie correnti cristiane (ortodossi, cattolici, protestanti), ha elaborato una traduzione del Vangelo in cui l’originale significato spirituale si è molto, molto, ridotto.

    Aspetti spirituali della Buona Novella

    I Vangeli sono (e restano) un testo di grandissima elevazione spirituale, e la “Buona Novella” che essi contengono si può articolare in tre aspetti principali:
    il riscatto dell’anima umana (rappresentata da Eva) dalla seduzione luciferica ad opera di Mariam, che con il suo “Mi sia fatto secondo la Tua volontà” è diventata la Nuova Anima, la serva, l’ancella del Signore (Lc 2,38);
    la liberazione ed elevazione dello spirito umano (rappresentato da Adamo) ad opera del Gesù, ossia della parte incorrotta di Adamo preservata dalla Caduta luciferica nei mondi spirituali nell’attesa di quella “pienezza dei tempi” per trasformare il Male in Bene ed abbracciarlo;
    la discesa nel Gesù dell’Entità del Cristo (il Principio Figlio della Santissima Trinità), che ha portato all’umanità la nuova via (la “via stretta”, cfr. Mt 7,13) per entrare nel Regno mantenendo viva e presente la coscienza dell’Io, ossia rinnovando completamente il processo di iniziazione vincendo la morte.
    A questi tre aspetti della “Buona Novella” se ne può aggiungere un quarto che riguarda il presente: l’annuncio della nuova venuta del Cristo “sopra le nuvole” (Mt 24,30; Mc 13,26; Lc 21,27; Mt 26,64), ossia nel piano eterico, nel piano della Vita, perché il Cristo è Via, Verità, Vita.

    E come l’hanno colta i quattro Evangelisti

    Ognuno dei quattro Evangelisti ha toccato maggiormente alcuni di questi aspetti della Buona Novella, dato che ognuno di essi ha avuto il compito di rappresentare un punto di vista, uno stato di coscienza specifico, tramite il quale comprendere l’intera portata per l’umanità della Buona Novella.
    San Matteo ci parla principalmente dal punto di vista della discesa dell’Io cosciente (di Gesù-Adamo incorrotto), dalla sfera del Sole nel corpo fisico ed eterico dell’uomo-Gesù, e quindi dell’incarnazione del principio Cristo nel corpo di Gesù. Dato che il nostro corpo fisico è evolutivamente il nostro corpo più “vecchio” e quindi maggiormente compenetrato dalla Saggezza Cosmica, ne risulta che il Vangelo di Matteo è sicuramente il più gnostico, ossia è quello che ci porta la conoscenza dei fatti esposti per mezzo di forze cognitive che giacciono nell’anima stessa e non attraverso i sensi o altro.
    San Marco ci parla della Luce cosmica, della Luce di Amore e Vita spirituale che opera attraverso gli spazi cosmici fino ad operare nel Gesù.
    San Luca ci parla dal punto di vista dell’anima, tratta quindi di Mariam e del Sacrificio della Passione, dell’amore e della misericordia del Cristo.
    San Giovanni ci parla dall’Io cosciente, e quindi della divinità del Gesù Cristo, del Verbo, dell’anima dello spirito solare che ora opera sulla Terra.

    Un esempio

    Un esempio chiarificatore di questi quattro punti di vista si può trovare nella descrizione della morte del Gesù in croce.
    San Matteo, che guarda dal punto di vista del corpo fisico, fa pronunciare al Gesù la frase “Dio mio, Dio mio, perché mi hai lasciato?” (Mt 27,46), invece di “Dio mio, Dio mio, quanto mi hai glorificato (nell’Io)”, ossia la frase che lo Steiner indica come effettivamente pronunciata dal Gesù.
    Anche San Marco (Mc 15,34) usa le stesse parole di Matteo in quanto anche dal punto di vista eterico la morte viene vissuta come un abbandono, da parte dell’Io, degli involucri inferiori.
    San Luca, che privilegia il punto di vista dell’anima e del veicolo dell’Io, fa parlare il corpo astrale purissimo del Gesù come segue: “Padre, liberali, infatti non sanno quel che operano” (Lc 23,34). A ciò segue: “Padre, a tue mani consegno il mio Spirito” (Lc 23,46).
    San Giovanni, interprete del Logos solare, ci descrive come il Gesù morente abbia fondato una nuova fratellanza basata non più sul legame di sangue, ma sull’amore che unisce anima ad anima, Io ad Io: “Donna, vedi il tuo figlio”. Poi disse al discepolo: “Vedi la tua madre”. E da quel momento il discepolo la prese con sé (Gv 19, 26-27).
    Abbiamo così diversi punti di vista, all’apparenza contrastanti, ma che solamente cogliendoli nella loro articolazione permettono di comprendere l’evento nella sua completezza.

    I Vangeli come testi iniziatici

    Precisato questo, ossia che le diversità tra i quattro Vangeli hanno motivi profondi e rispondono a verità spirituali ben precise, l’approccio con cui noi affrontiamo i Vangeli (e l’Apocalisse) è mirato a rendere comprensibile il testo soprattutto nel suo carattere iniziatico, perché esso è originariamente tale, e solamente la sopra menzionata interpretazione (millenaria) in chiave prima animica e poi materialistica ha velato questa verità essenziale.

    L’importanza degli articoli

    Legato a quanto appena detto troviamo la presenza o meno degli articoli davanti ai vari nomi (di persona, città, regione, popolo, animali, ecc.). In senso occulto, la presenza dell’articolo indica che chi scrive o parla vuole esprimere l’aspetto superiore della persona o della cosa indicata. Purtroppo la lingua latina non contempla gli articoli, e così solo ricorrendo al testo greco si può approfondire anche questo aspetto. Citeremo come unico esempio il nome “Gesù”: quando è citato senza l’articolo si intende “l’uomo Gesù”, l’Anima Natanica incarnata in Terra, mentre con l’articolo diventa “il Gesù”, ossia Gesù con in sé il Cristo e le opere che questi due aspetti di Gesù compiono sono molto diverse.

    Enzo Nastati.
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    MessaggioTitolo: Re: I vangeli sono ancora attuali?   Ven Giu 27, 2014 7:09 am



    Nel Vangelo vi sono 3+1 colloqui tra Gesù Cristo e il Padre.

    La prima volta il Padre parlò al Battesimo al Giordano (questo è il mio Figlio l’amato spiritualmente); la seconda alla Trasfigurazione (ascoltatelo!); la terza all’annuncio della “Sua ora” (Gv 12,28). Infine vi sarà un quarto “colloquio” tra Gesù e il Padre: alla Croce quando sarà Gesù a “parlare” al Padre (Eli, Eli,lamna sabactani o Lama schabachtani, o Lama asaphtani). Egli esprime così quattro espressioni. Luca ne citerà altre tre: “Padre, liberali, infatti non sanno quello che operano” (Lc 23,34), cui segue “Amen ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” rivolto al ladrone “buono” (Lc 24,43) ed infine “Padre, a tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46). In Giovanni le tre espressioni finali sono: “Donna, vedi il tuo figlio”. Poi disse al discepolo: “Vedi la tua madre” (Gv 19,26)… e poi disse: “Sono assetato” (Gv 19,28) cui segue: “È compiuto”, ossia tutta la nuova iniziazione è compiuta (Gv 19,30).

    Le parole Eli, Eli….. sono l’inizio del Salmo 22 che illustra nel modo più profondo l’ingresso del Messia nell’ambito dei dolori umani. È denominato anche Salmo di Davide (ed il Messia è chiamato anche Figlio di Davide). Esso recita così: Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi  camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

    Queste sono le ultime parole terrene del Cristo.
    Enzo
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    MessaggioTitolo: Re: I vangeli sono ancora attuali?   Sab Giu 28, 2014 11:58 am

    "Il Signore è il mio pastore" è l'inizio del salmo 21, che è il 22 solo per i cattolici.
    riguardo Eli Eli ecc mi permetto di segnalare
    http://antroforum.forumfree.it/?t=68055806
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    lorenzo



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    MessaggioTitolo: Re: I vangeli sono ancora attuali?   Sab Giu 28, 2014 12:14 pm

    riporto da http://www.puntoacroce.altervista.org/_BB/A1-Gesu_abbandonato_OiG.htm
    Citazione :
    ■ Le parole di Gesù: «E verso l’ora nona Gesù gridò con gran voce: “Elì, Elì, lamà sabactanì?”. Cioè: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”» (Mt 27,46; cfr. Mc 15,34).
        Si notino le circostanze: Gesù era stato martoriato e infine appiccato in croce. Intorno a lui la gente lo ingiuriava. Il suo corpo stava collassando ed egli, moribondo, stava negli spasmi della morte. Un’eclissi solare fece oscurare l’intero luogo.
        Che cosa fece a questo punto Gesù, in tale abbandono totale che sperimentava, appena prima di rendere lo spirito (v. 50)? Fece ciò che avrebbe fatto un Giudeo praticante: recitò l’inizio del Salmo 22!
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    MessaggioTitolo: Re: I vangeli sono ancora attuali?   Lun Giu 30, 2014 7:31 am

    Riporto il contributo di Loretta, un' amica che ringraziamo per la collaborazione.


    Gentili tutti, Enzo mi ha chiesto di portare un po’ di luce sulla famosa frase che Gesù pronunciò sulla croce. Ho letto i post e, a parte la questione del numero del salmo, che mi risulta sia 22 anche sul sito beith a mashia (casa del Messia)  che non credo sia cattolico romano, il testo ebraico del salmo dice AZAV- tanì. Eccolo.

    salmo22:
    1. (22:1 in Heb.) lam’natseach `al-‘Ayeleth Hashachar miz’mor l’Dawid.
    Un grido di angoscia e una canzone di preghiera per il capo dei musicisti sullo stipite inviolabile (mia traduzione all’impronta…ma mi sembra meglio di : cerva-hind) dell’aurora. Un salmo di DAVIDE.
    (22:2 in Heb.) ‘Eli ‘Eli lamah
    `azab’tani rachoq mishu`athi dib’rey sha’agathi.
    La traduzione “classica” così recita: Il mio El, mio El, perché mi hai abbandonato?
    Lontano dalla mia salvezza le parole del mio gemito.


    Ciò è ben diverso dalla  "non esistente" (e chi lo dice?) parola ebraica sabachtani , ma Gesù parlava aramaico, oltre a "conoscere"  le scritture ebraiche

    La parola potrebbe avere diverse grafie  shin-beth- caf,  shin bet cof, samech-bet- caf, samech beth cof e varianti ( vocaliche, quindi scritte o meno) e anche l'approssimata analisi  delle radici verbali mi sembra dar ragione a Steiner.  Che poi lui abbia citato Giovanni in appoggio di Matteo non  è inappropriato visto che comunque di Vangeli si tratta, e l'argomento è unico.

    Mi chiedo se Steiner non sia stato anche uno dei maggiori cabalisti, perchè quell'ultima frase sulla croce è la reintegrazione, peraltro direi doppia vista la ripetizione di "Elì", della caduta di Adamo cioè la completa reintegrazione allo stato edenico.

    La parola ELI è un nome sacro, la sua numerologia è 41  e,(ingegneria rabbinica) deletterando il nome di Dio  della Sephirà più alta  (Keter) due volte (ecco il due, la ripetizione)  si ottiene un nome di 41 lettere che meditato,immaginativamente  secondo il metodo cabalistico porta già, con il solo guardarlo (perchè l'anima lo capisce anche se la coscienza no), chi lo pratica  al lo stato di coscienza all'Eden. (Ora ho esposto i concetti per sommi capi se vuoi  specifico meglio,ma volte è "spaventoso" come le spiegazione del rabbino mettono i puntini sulle “i” dei Vangeli).

    La questione cruciale era comunque "sabachtani" e, per argomentare con più precisione, nello SHB (e  SB non contraddice anzi precisa)  c'è sia la possibilità di leggere sia un esilio (di tutta una popolazione)  che un ritorno, ma un abbandono non è un esilio, quindi vale la “seconda”, ossia la reintegrazione, tanto più che l'ach è un avvicinamento, ACH significa "fratello" e TN è un accrescimento sostanziale (dono, sollevamento)  e l'insegnamento sulle radici proviene da un massone d.o.c.

    La traduzione letterale proprio “semplice semplice” quindi  dice: o Dio mio, Dio mio, in questa circostanza ti sei avvicinato a me, che a te ritorno, con il più grande dono.

    Ringrazio Lorenzo  perchè mi ha fatto conoscere lo “psicanalista” di Gesù (cioè l'autore dell'articolo) al quale era probabilmente stato indirizzato, come professionista,  dal re David in persona.

    Adesso mi spiego:

    Lorenzo fa riferimento a un articolo che parte  dalla seguente domanda:


    Come spiegare biblicamente e con parole giuste, a un amico che pensa che quando Gesù sulla croce ha detto queste determinate parole: «Padre, perché mi hai abbandonato?», non ha né rinnegato il Padre né tanto meno ha commesso peccato verso di Lui?


    La domanda , mi suona : "non so cosa rispondere, cosa dice il prete? io voglio mantenere il mio amico nell’alveo della dottrina  (che uscirne è per me il peccato) e non mi va di pensarci in proprio.

    Domanda a cui in tutta semplicità io risponderei:

    Gesù, appeso alla Croce,  all’apice della sofferenza,  è ancora capace di fare domande, e di chiedere a Dio, di fare domande a Lui,   cioè di riconoscerLo, il che è  il contrario del rinnegamento.

    Quanto alla parola “abbandono" sarebbe una questione di Gesù (se LUI avesse usato “abbandono” ne avrebbe avuto tutti i diritti) chi può giudicare quel che passa l’anima di  un uomo  e come lui si sente?  solo un "grande psicanalista " come quello capace di dire :


    Come intendere le parole di Gesù?: Spesso nelle parole di Gesù si proietta di più di quello che c’è, ossia la parte di Dio. Si afferma, ad esempio, che Dio abbia abbandonato qui Gesù al suo destino, che abbia girato il  volto per non vedere e così via. Ma quanto c’è di veramente vero in tutto ciò?

    (e qui ci siamo ma adesso viene il bello)

    Le parole di Gesù esprimono (qui arriva lo psicologo ) soltanto la parte psicologica di Davide  (E’ diventato lo psicologo di Gesù perché era già stato lo psicologo di David melech, il SALMISTA!) nel Salmo 22,1, che si è trovato in una situazione abbastanza drammatica della sua vita e in cui egli temeva il peggio. Ciò che per lui erano solo figure retoriche per esprimere il suo disagio esistenziale (vorrei sentire il commento del re David qui) e la sua profonda prostrazione, per Gesù si realizzarono alla lettera (cfr. v. 16 «m’hanno forato le mani e i piedi» un’espressione che corrisponde alla nostra «m’hanno messo in croce».

    E qui direi  sarebbe ora che la smettessimo di crocifiggerlo.

    Non so se sono stata chiara, ma ho fatto del mio meglio.


    Loretta

    PS: sono andata a riguardare: effettivamente c'è  confusione, nelle diverse versioni tra le numerazioni dei salmi, riguardo al testo quello che inizia con ELI' non è "Signore sei tu il mio pastore", è vero, una volta letto il testo, il numero perde importanza a meno di non voler stabilire il motivo spirituale di tale sovrapposizione.
    Prima avevo consultato la bibbia ebraica STUTTGARTENSIA
    A quanto vedo sul sito "la Parola.net"
    La CEI solamente dà il salmo22 come "Signore sei tu il mio pastore " qui Lorenzo ha ragione,
    nei miei vangeli, ai punti dove ci sono le citazioni in allegato è citato il salmo 21,2 ...Elì..
    effettivamente la citazione del Salmo 22, appare incongrua nel tuo (Enzo) commento ma lo è veramente?

    citazione di Enzo:

    Citazione :
    Le parole Eli, Eli….. sono l’inizio del Salmo 22 che illustra nel modo più profondo l’ingresso del Messia nell’ambito dei dolori umani. È denominato anche Salmo di Davide (ed il Messia è chiamato anche Figlio di Davide). Esso recita così: Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi  camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni. Queste sono le ultime parole terrene del Cristo. Enzo"]



    L'errore, se c'è visto che nelle scritture tutto dialoga sempre con tutto, è nella trascrizione di un salmo che non si riferisce direttamente alle parole di Gesù.

    Però la domanda essenziale era quella della mail "questione "sabachtani", spero comunque di avere risposto

    Loretta.


    Ultima modifica di Admin il Dom Set 14, 2014 11:09 am, modificato 1 volta
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    MessaggioTitolo: Re: I vangeli sono ancora attuali?   Mer Lug 02, 2014 8:36 am

    a mio avviso Loretta cabalizza e psicologizza su cose che non erano in questione, e sulle quali non credo sia il caso di intervenire (a partire dal sito di ebrei per i quali Cristo è venuto sulla terra per confermare la legge così come da loro compresa, e che ritengono politeista la credenza nella Trinità e nella Vergine)
    Le questioni erano due, una filologica ed una di sostanza:
    - Eli Eli è l'nizio del salmo 22?
    - E congruente con il testo del salmo la "traduzione" che ne dà Steiner?
    Ad entrambe la risposta è un netto no.
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    MessaggioTitolo: Re: I vangeli sono ancora attuali?   

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