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FORUM DI SCIENZA SPIRITUALE CON ARGOMENTI SCIENTIFICO SPIRITUALI E DI ATTUALITA' CHE FANNO RIFERIMENTO A Rudolf Steiner e AGLI STUDI DI Enzo Nastati AGGIORNAMENTI 2017 sugli incontri con Enzo Nastati - visitare la sezione INCONTRI E PERCORSI BASE 2017 CON ENZO NASTATI
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     La Terra ha la febbre?

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    MessaggioTitolo: La Terra ha la febbre?   Lun Lug 04, 2011 12:47 pm

    Commento di Enzo Nastati


    La Terra ha la febbre?
    Riflessioni sul riscaldamento del pianeta


    Oramai sono anni che si parla di riscaldamento del pianeta. È indubbio che il nostro piccolo e meraviglioso pianeta si sta scaldando, sebbene i dati siano tuttora molto controversi.
    Secondo gli esperti delle Nazioni Unite (IPCC), la temperatura superficiale globale media della Terra sarebbe aumentata di circa 1°C durante gli ultimi 100 anni, fino al 2005, mentre la temperatura percepita,a seconda dei luoghi, risulta ovviamente essere molto maggiore, anche di 5-6 gradi.
    Gli stessi esperti, per questo secolo, prevedono poi ulteriori incrementi di temperature: da 1,1° a 6,4°C a seconda dei modelli utilizzati Come interpretare ciò? A mio avviso ci sono cause e concause. Le cause sono i fattori primari, quelli di "fondo", le concause sono i fattori scatenanti il processo primario.
    Innanzi tutto, secondo la nostra visione, la Terra è un organismo vivente e con tale espressione intendiamo che essa ha un corpo fisico (l'aspetto fisico-tridimensionale) e un aspetto vitale, ossia una circolazione di forze eterico-vitali che la mantengono viva e fa sì che altri esseri viventi (le piante ad esempio) possano vivere in simbiosi con lei.
    Vi è poi un aspetto animico riconducibile al variare della pressione atmosferica, delle zone cicloniche ed anticicloniche, con i venti che ne derivano.
    Infine la terra ha un principio spirituale, un principio che fa di essa un qualcosa di unico nel cosmo: l'unico pianeta in cui la Vita cosmica trova espressione percepibile. E questo principio spirituale, come tutti i principi spirituali, evolve... Siamo così giunti vicino alla "cornice" che ci permette di cogliere il fenomeno del riscaldamento in atto: la Terra evolve, ma in quale direzione? Verso dove? Quale è la sua meta spirituale? Quali sono le entità superiori che le fanno da "padrini" in questo cammino evolutivo spirituale?
    Già la sola esposizione di queste domande ci fa capire che in queste pagine potremo dare solamente degli spunti per la comprensione di un processo così vasto e complesso: vasto e complesso perché legato alla volontà del Padre.
    Dalla scienza dello Spirito apprendiamo che la Terra è destinata a diventare un Sole, un nuovo Sole, mentre quello attuale lentamente si spegnerà: siete al corrente delle profonde anomalie osservate in questi anni nel comportamento del Sole e soprattutto nel campo magnetico terrestre, in costante diminuzione ormai da molti secoli ma con una recentissima, quasi improvvisa, accelerazione?
    La Terra ha iniziato questo processo duemila anni fa quando il sangue del Gesù è sceso in essa e, come inoculo di nuova Vita, ha innescato quel profondo processo di trasformazione di cui l'attuale riscaldamento è solo una piccola fase.
    Diventare Sole significa diventare dispensatori di forze di Vita per tutti gli esseri (fino ai pianeti) che beneficiano delle forze che da esso scaturiscono. Una nuova era si prepara per il nostro "vecchio" pianeta: una rigenerazione totale.

    Tutto ciò è in relazione al cosiddetto "Ritorno del Cristo sopra le nuvole" di cui ci parlano i Vangeli e l'Apocalisse. Per chi conosce le leggi della vita (e ogni genitore lo ha sperimentato), il bambino per crescere è obbligato a fare febbre, ossia a sviluppare quel calore interiore che gli permetta di "sciogliere" la rigidità delle ossa e "allungarle", II nostro organismo produce febbre anche quando subisce un'infezione, ossia quando deve eliminare agenti batterici esterni al suo essere.
    Credo che abbiamo così individuato due aspetti del nostro problema: la Terra si riscalda per preparasi al salto evolutivo oramai sempre più prossimo e contemporaneamente deve ripulirsi di tutti i veleni, le scorie, gli inquinanti che noi, in modo così egoistico, l'abbiamo "obbligata" a ricevere. Questa fase di calore è quindi necessaria per la Terra affinchè si prepari a ricevere le nuove forze cristiche che agiranno su di lei stimolando il suo processo evolutivo.

    Per inciso ricordiamo che la purificazione può avvenire in due modi: il primo, più "superficiale" è con l'acqua (maremoti, inondazioni, tsunami, ecc.); il secondo, più "profondo" avviene con il fuoco (basti pensare agli ultimi incendi devastanti in Grecia, California, Australia). E dopo? Cosa succederà dopo questa fase decennale? Semplicemente la nuova fase dovrà consolidarsi e stabilizzarsi nell'attesa di un futuro ulteriore salto evolutivo verso la meta solare. Avremo quindi freddo, probabilmente molto freddo, il clima subirà un grande cambiamento che potrebbe durare centinaia di anni. Del resto già oggi, in un momento di surriscaldamento climatico globale, giungono dei segnali solo in apparenza contraddittori, come ad esempio l'ampliamento, assai poco pubblicizzato, dei ghiacci antartici; un importante "nucleo di freddo" che sembra rimanere in attesa...

    Enzo Nastati
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Ven Lug 08, 2011 11:08 pm

    Gentile Redazione,

    vivere gli aspetti purificatori apportati da questi processi di rigenerazione mi ha portato a delle riflessioni che gradirei "risolvere" con Voi.

    [quote]Per inciso ricordiamo che la purificazione può avvenire in due modi: il primo, più "superficiale" è con l'acqua (maremoti, inondazioni, tsunami, ecc.); il secondo, più "profondo" avviene con il fuoco (basti pensare agli ultimi incendi devastanti in Grecia, California, Australia). E dopo? Cosa succederà dopo questa fase decennale? Semplicemente la nuova fase dovrà consolidarsi e stabilizzarsi nell'attesa di un futuro ulteriore salto evolutivo verso la meta solare. Avremo quindi freddo, probabilmente molto freddo, il clima subirà un grande cambiamento che potrebbe durare centinaia di anni. Del resto già oggi, in un momento di surriscaldamento climatico globale, giungono dei segnali solo in apparenza contraddittori, come ad esempio l'ampliamento, assai poco pubblicizzato, dei ghiacci antartici; un importante "nucleo di freddo" che sembra rimanere in attesa...[/quote]

    Riguardo alle "vittime" delle catastrofi naturali ho letto diverse pensieri di R.Steiner abbastanza esaustivi.
    Ora il "problema" è per chi si trova a vivere in una condizione di miseria. Come è stato già dimostrato negli ultimi anni, ogni catastrofe amplia le oscillazioni fra depressività ed aggressività, facendo scivolare le persone dalla povertà alla miseria, cioè alla lotta per la sopravvivenza.

    In che modo chi si confronterà con la miseria (lotta per la sopravvivenza) si confronterà con il mondo spirituale?
    In che modo le individualità che vaglieranno il contenuto della locuzione latina "Mors tua vita mea" si confronteranno con il mondo dello spirito?
    In che modo chi, vinto dalla depressività, si confronterà con il mondo dello spirito?

    E' possibile da parte Vostra ampliare gli argomenti riguardanti il "diventare dispensatori di forze di Vita" (cosa significa? come lo si diventa? etc..) e il "ricevere le nuove forze cristiche" ?

    Grazie
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Lun Lug 11, 2011 9:53 am

    Risposta di Enzo Nastati

    Caro teophilos, provo a rispondere alle "tante" domande.
    Secondo me chi sarà in collegamento vero e profondo con il Padre celeste (ossia chi farà la volontà del Padre, anzi, chi "l'avrà fatta") non avrà nulla di che preoccuparsi. E su questo non mi dilungo perchè si tratta di "credere" (o di "non credere") nella Sua protezione ed assistenza materiale e spirituale. Il passo evangelico non lascia dubbi in proposito: "Quando il Figlio dell'uomo tornerà sulle nuvole (piano eterico), troverà ancora Fede sulla terra?".
    Vediamo ora l'essere "dispensatori di Vita". Innanazi tutto dobbiamo chiarire cosa si intende per "vita". Il termine evangelico è "zoe", ossia vita che eternamente si rinnova, cosa ben diversa da "bios", traducibile con "esistenza", cioè il nascere, crescere, riprodursi e morire: quindi esistenza peritura. Ora la domanda è: da dove origina zoe? I greci coglievano l'abbraccio di zoe come un cerchio e "cerchio di zoe" in greco si dice "zodiaco". Bene, ciò ci ricorda il "Padre nostro che sei nei cieli...".
    Ma oltre lo zodiaco c'è la Galassia e oltre questa c'è tutto il cosmo. C'è Vita eterna anche lì? Chiaramente non ne abbiamo le prove, ma il pensiero ci dice che la Vita nasce solo dalla Vita, quindi.... A suffragare questo sappiamo del collegamento madre- figlia che vi è tra le 12 costellazioni della Galassia e le 12 dello zodiaco.
    Bene, siamo così arrivati al Cosmo intero. ora la domanda è: Dio ha manifestato tutto sè stesso nel creato, o Dio è "più grande" (mi si scusi l'inadeguatezza dell'espressione) del Cosmo? Io penso che lo sia, altrimenti il cosmo creato sarebbe "di più" del suo Cratore. Dunque c'è una parte di Dio non manifesta, che si manifesterà secondo il procedere dell'evoluzione: ossia nuove forze, aspetti, condizioni, facoltà di Vita fluiranno dall'immanifesto al manifesto, e questa è la soluzione al problema.
    Poniamoci nelle condizioni di accogliere nella nostra mente liberata e nel nostro cuore amorevole i nuovi impulsi di Vita cosmica e noi, l'umanità (economia, socialità, religiosità), la terra (clima, stagioni, fenomeni evolutivi) cambierà affinchè si realizzi quel "nuovo Cileo e nuova Terra" di cui ci parla Giovanni nell'Apocalisse.

    Spero di aver risposto alle domande.
    Grazie
    Enzo
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Sab Lug 16, 2011 8:53 pm

    In una pagina intensa di "Delitto e Castigo", F.Dostoevskji (uno scrittore che a mio avviso ha riconosciiuo il Cristo) fa pronunciare a Marmeladov, un personaggio per nulla esemplare, le seguenti parole:

    Citazione :
    “E tutti giudicherà e perdonerà, e i buoni e i cattivi, e i saggi e i mansueti… E quando avrà finito con tutti gli altri, allora apostroferà anche noi: ‘Uscite’ dirà ‘anche voi! Uscite, ubriaconi, uscite, deboli, uscite, uomini senza onore!’ E noi usciremo tutti, senza vergogna, e ci metteremo ritti dinanzi a Lui. E dirà: ‘Porci siete! Con l’effigie della bestia e la sua impronta; ma venite anche voi!’ E l’apostroferanno i saggi, l’apostroferanno coloro che hanno giudizio: ‘Signore! Perché mai accogli anche costoro?’ E dirà: ‘Li accolgo, saggi, li accolgo, voi che avete giudizio, perché non uno di loro s’è ritenuto degno di ciò…’ E tenderà verso di noi le braccia Sue, e noi cadremo in ginocchio… e scoppieremo in pianto… e tutto capiremo!”


    Ora ritornando alla precedente risposta, per la quale ringrazio sentitamente, vorrei chiedere il significato dell'essere in collegamento con il Padre celeste, ossia con l'aver fatto la volontà del Padre (come giustamente puntualizzato)

    Nel nome del Padre, purtroppo, si è fatto un pò di tutto, dallo sterminio dei catari ai roghi... cosa può significare "fare la volontà del Padre"?

    Ho preferito concedermi un pò di tempo per meditare sui contenuti della precedente risposta.

    Grazie




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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Sab Lug 23, 2011 11:10 am

    Riporto la riposta di Enzo Nastati


    Buongiorno, mi scuso per il ritardo con cui rispondo, ma lo spunto di Teophilus è stato estremamente interessante e ne approfitto per ringraziarlo. Il brano tratto da “Delitto e Castigo” è stato per noi oggetto di riflessione ad un incontro del nostro gruppo ed è stato motivo di arricchimento per tutti. Allego quindi il lavoro prodotto dal nostro gruppo, augurandomi che altri possano trovarlo altrettanto illuminante.
    Preciso che ci siamo appoggiati alla traduzione fornita da Teophilus (Ed. Sansoni – Firenze). Su un’altra traduzione in nostro possesso abbiamo trovato un paio di differenze rispetto a questa versione ma, non avendo attualmente la possibilità di controllare l’originale, ci siamo basati sulla traduzione a noi inviata da Teophilus, da cui scaturiva la sua domanda.


    L’INCONTRO CON IL CRISTO ETERICO:
    L’AUTOGIUDIZIO


    Lo scrittore russo Fëdor Michajlovič Dostoievskij all’inizio del suo libro “Delitto e castigo” (capitolo 2) fa parlare Marmeladov (un ubriacone dalla situazione familiare disperata che si compiace della propria sofferenza) in relazione all’incontro con il Cristo. Tale incontro può avvenire alla fine dell’esistenza terrena o anche in vita (a seconda di come noi lavoriamo interiormente). Esso non è prerogativa dei sapienti o di pochi eletti, tutti hanno tale possibilità, tuttavia tutto ciò che non si riesce a maturare con la propria coscienza si matura grazie alla sofferenza, una condizione che ogni essere umano può sperimentare e, comprendendola nel giusto modo, cogliere come occasione per cambiare interiormente. Il fatto che la terra e l’umanità versino in condizioni di sofferenza testimonia che l’epoca che stiamo vivendo è un’epoca di grande chiamata spirituale (e perciò di grande aiuto) da parte del Padre. Di fronte all’immagine della Perfezione del Cristo noi vorremo ad essa assomigliare e troveremo in essa le forze per tornare a scendere in Terra (se ciò avviene nel post-mortem), lavorare per trasformarci e così raggiungere tale perfezione.
    In relazione a questo, quindi, Dostoievskij fa dire a Marmeladov le seguenti parole:


    CITAZIONE
    “E tutti giudicherà e perdonerà, e i buoni e i cattivi, e i saggi e i mansueti...
    E quando avrà finito con tutti gli altri, allora apostroferà anche noi:
    ‘Uscite’ Dirà ‘anche voi!
    Uscite, ubriaconi,
    uscite, deboli,
    uscite, uomini senza onore!’
    E noi usciremo tutti, senza vergogna, e ci metteremo ritti dinanzi a Lui.
    E dirà: ‘Porci siete! Con l’effige della bestia e la sua impronta; ma venite anche voi!’
    E l’apostroferanno i saggi, l’apostroferanno coloro che hanno giudizio:
    ‘Signore! Perchè mai accogli anche costoro?’ E dirà: ‘Li accolgo, saggi, li accolgo, voi che avete giudizio, perchè non uno di loro s’è ritenuto degno di ciò...’ E tenderà verso di noi le braccia Sue, e noi cadremo in ginocchio... e scoppieremo in pianto... e tutto capiremo!”

    Già il leggere questo testo muove la nostra interiorità, ma ora proviamo ad approfondirlo.

    TUTTI GIUDICHERA’ E PERDONERÀ: il giudizio che si compie di fronte al Cristo è in realtà un autogiudizio, poiché Lui non giudica. Siamo noi stessi che, di fronte alla sua Perfezione ci rendiamo conto della nostra imperfezione in tutti i suoi aspetti.
    “E perdonerà”: l’Io Superiore in noi perdona; solo lo Spirito in noi, le facoltà spirituali in noi, possono perdonare. Lo spirito in noi ci fa un dono, ci fa dono del Suo Amore: il mondo spirituale fa dono al nostro Spirito, che ancora non riesce ad essere padrone dell’Anima, di quelle forze per poter “governare” l’Anima, cioè ci fa il dono di risvegliare il nostro Spirito (che è presente ma spesso “latita”) in modo che prenda in mano la situazione. In altre parole ci dona la forza affinché si avvii il processo per mezzo del quale l’Io prenda governo dei nostri corpi inferiori.
    In genere la nostra Anima, non guidata dal nostro Io, tende a giudicare immediatamente le cose e le situazioni che ci capitano, giudica subito spietatamente e lo fa senza diritto, poiché è solo l’Io che ha facoltà di giudizio. Ma quando il nostro Io fa un passo indietro, la nostra Anima prende il sopravvento, si “allarga” e prende a giudicare. Non avendone potestà e diritto, l’Anima utilizza questa facoltà in modo improprio, secondo la sua logica, del “mi piace o non mi piace”.

    E I BUONI E I CATTIVI E I SAGGI E I MANSUETI: i Saggi sono coloro che traggono insegnamento dall’altrui esperienza, sono coloro che imparano dall’esperienza altrui perchè sanno cogliere gli essenziali dell’altrui esperienza, i nessi e le leggi che stanno alla base dell’altrui esperienza, sono coloro che nell’osservare l’altrui esperienza percepiscono quanto quegli essenziali, quei nessi, quelle leggi che colgono dall’altrui esperienza siano consonanti o dissonanti rispetto agli essenziali, nessi, leggi dello Spirito Santo, del Figlio e del Padre. I Saggi sono coloro che acquistano esperienza spirituale osservando la Vita stessa e le esperienze altrui poiché su questa Terra hanno conquistato le Coscienze Superiori. Se si osservano, oltre alla nostra, le esperienze di vita altrui, traendone insegnamento, è come sperimentare altre esistenze, vivere altre esistenze oltre alla nostra, e quindi sfruttare un maggior numero di “occasioni evolutive” portandole a frutto.
    I Mansueti sono coloro che sono ubbidienti, i Miti del Vangelo: “Beati i miti perchè erediteranno la Terra”. Normalmente si eredita qualcosa quando muore il precedente proprietario, dunque possiamo chiederci: chi è l’attuale proprietario della Terra? Il corpo eterico della Terra si sta esaurendo e quando si esaurirà del tutto, quando la Terra sarà morta, potrà sorgere a Nuova Vita. I Miti, che sanno obbedire (poiché rinunciano alla loro personale volontà per fare quella che riconoscono essere superiore) erediteranno quindi qualcosa che attualmente sta morendo e dovranno portare in essa Nuova Vita. Porteranno in essa l’Etere Morale, il quinto etere, l’Etere Cristico che fluirà negli altri vecchi eteri e li rinnoverà e così sarà Nuova Vita sulla Terra per un Nuovo Paradiso Terrestre. L’Etere Morale è quindi portato da uomini che hanno compenetrato il Mistero del Golgota a tal punto che sono pronti a sperimentarlo (in vita) e sono quindi dei Risorti: da loro fluirà l’Etere Morale.
    Si può ipotizzare che la Terra Risorta si presenterà come eterica e vivente in una sua parte e come un deserto morto nella restante parte. Chi vivrà in questa ultima parte avrà bisogno di cibo fisico per vivere, mentre chi abiterà le zone viventi della Terra non necessiterà più di cibo fisico, perchè potrà nutrirsi di quello spirituale, di Luce.
    Da ricordare che la Mitezza è anche una qualità legata all’entità del Manu (altissima entità spirituale che sta preparando l’umanità all’epoca futura).

    E QUANDO AVRÀ FINITO CON TUTTI GLI ALTRI, ALLORA APOSTROFERÀ ANCHE NOI: “USCITE”, DIRÀ, “ANCHE VOI!”: uscire da dove? Dalle tenebre, dalle gabbie, dalle prigioni interiori, dalle nostre catene, dai blocchi imposti ed auto imposti, dalle vecchie forme, dai vecchi pensieri, dai vecchi sentimenti, dai vecchi modi di agire e di non agire, dalla vecchia passività, dal vecchio parlare maldicente.
    Questo uscire ricorda il Sepolcro di Lazzaro: è un uscire dal nostro sepolcro interiore. Lazzaro aveva cercato la vecchia iniziazione e questa non era andata a buon fine. Anche noi siamo chiamati ad uscire da vecchie vie, dal seguire vecchi dei.
    “Anche voi”. Anche i “Cattivissimi” sono chiamati a fare l’esperienza dell’autogiudizio e del perdono, quindi l’esperienza dell’Io. L’autogiudizio ed il perdono sono possibili quando si è usciti dall’errore e si è ritornati nell’Io.

    USCITE UBRIACONI”: sono coloro che non prendono la giusta direzione, che sbandano, che fanno un percorso più lungo, che “vedono doppio”. Essi sono l’immagine di coloro che seguono Lucifero, poiché “l’ubriacatura” rappresenta il mondo di Lucifero: l’ebbrezza, la falsa visione, l’eccitazione che termina nel nulla.

    “USCITE DEBOLI, USCITE UOMINI SENZA ONORE!”: chi sono gli “uomini senza onore”? Sono coloro che non hanno rettitudine, che non hanno moralità, che non mantengono la parola data, che dicono di fare una cosa e poi non la fanno, che per questo diventano indegni, sono i portatori di menzogna. Questo, quindi, è tutto il mondo di Arimane (o Satana). Essi non mantengono la Parola-Logos, non testimoniano la Parola.
    E chi sono i “deboli”? Essi si lasciano prendere dalla materialità del mondo, anche se sanno: essi sanno, ma non fanno. Essi hanno ricevuto l’informazione, hanno ricevuto una conoscenza che ha portato in loro chiarezza della Verità. Ma di fronte a questa conoscenza (che aumenta la responsabilità della Vita) essi si nascondono, non si espongono, non “fanno”. Quante persone oggi preferiscono non sapere la Verità? Incontrano una persona, incontrano un libro, percepiscono che lì c’è una Verità ma fanno come gli struzzi che nascondono la testa nella sabbia, pensando così che il problema non esista più. Non capiscono che è il Padre che gli ha fatto incontrare quella persona o quel libro portando ad essi Verità per operare in loro il cambiamento. Ma essi si ritirano: sono i Tiepidi dell’Apocalisse.

    E NOI USCIREMO TUTTI, SENZA VERGOGNA E CI METTEREMO RITTI DINANZI A LUI: è l’Io che esce “senza vergogna”, poiché l’Io non pecca in quanto è perfetto.
    E ci metteremo “ritti dinanzi a Lui”, nella verticalità dell’Io, nella verticalità interiore dei Vangeli che è la Verginità, in cui lo Spirito comanda sull’Anima, la quale comanda sull’eterico (sui 7 processi vitali), che a sua volta comanda sul fisico (gli istinti). Normalmente, a causa della Caduta, tale “gerarchia” è stata modificata e alcune parti della nostra anima (il carattere, le passioni), del nostro corpo eterico (le abitudini) e del nostro corpo fisico (gli istinti) agiscono in modo incontrollato comandando il nostro agire. Immaginiamo una torre perfettamente verticale che, a causa di uno “sbandamento” si inclini come la Torre di Pisa: la cima della torre non “copre” più tutta la torre, diventata diagonale, ci saranno alcune parti, in basso, non “coperte”, non “governate” dalla cima (dal principio spirituale). Ciò che è incontrollato dal nostro Io ed agisce di propria volontà è “l’umano troppo umano” che troviamo nel romanzo del Parsifal, rappresenta quelle parti di noi che non sono completamente compenetrate di Spirito e lo cogliamo nella figura di Amfortas. Quando tutte le nostre parti saranno compenetrate di Spirito, avremo conquistato il Graal.

    E DIRÀ: “PORCI SIETE”: Giocando con le parole potremo dire che i maiali sono coloro che non avranno mai le ali, poiché sono “mai-ali”. Il maiale fra gli animali si caratterizza per le setole e per la pelle, che è la più vicina a quella dell’uomo. Inoltre, il sangue del maiale ha una struttura corpuscolare che è la più simile a quella dell’uomo, è quasi identica. Esso è l’animale più affine all’uomo, infatti ne “La fattoria degli animali” di Orwell è proprio il maiale a fare il capo di tutti gli animali della fattoria. Il maiale quindi rappresenta l’umano decaduto. Anche il Figliol Prodigo, nel Vangelo, per la sua scelta di vita ad un certo punto si trova con i maiali: faceva loro da guardiano e mangiava ghiande. La ghianda è il frutto della quercia, albero che porta le forze di Marte. Questo nutrirsi di ghiande ha il significato di nutrirsi di quelle forze di Marte (azione seconda) per l’iniziazione interiore, per combattere se stessi (e non più gli altri) e riconquistare l’Io, come poi effettivamente fece il Figliol Prodigo che tornò dal Padre.

    “CON L’EFFIGE DELLA BESTIA E LA SUA IMPRONTA”: e perchè l’umano è decaduto? Perchè su di lui c’è l’effige della Bestia, il triplice 6, il codice a barre. Tutto questo è il mondo del codice a barre posto su tutti gli alimenti, il mondo del microchip, ecc. Tutto ciò entra sempre più prepotentemente nelle nostre vite, con la scusa delle “sicurezza”, della “protezione”, della “rintracciabilità” e soprattutto della “comodità”. Si può seguire la Bestia per propria volontà o per ignoranza, ma questa è l’epoca in cui l’umanità è chiamata a sviluppare l’anima cosciente: tutti abbiamo la possibilità di discernere, abbiamo i mezzi per comprendere, a noi muovere la volontà, uscire dalla comodità ed entrare nella Verità.

    MA VENITE ANCHE VOI”: anche ai “Cattivissimi” il Cristo dice “venite”, a fare l’esperienza di autogiudicarsi e di perdonarsi, dopo essere usciti dalla gabbia delle loro catene ed aver preso coscienza degli errori fatti. Con l’autogiudizio derivante dall’incontro con il Cristo si supera la dualità tra Bene e Male.
    Nel momento in cui ci si trova nell’autogiudizio e ci si auto-condanna, non si evolve più: si blocca il fluire della propria evoluzione, in quanto non si fa l’esperienza del perdono. Se ci si auto-condanna significa che non si sottostà ad un vero giudizio. Perdonarsi non vuol dire infatti assolversi, non vuol dire che da quel momento in poi va tutto bene, come non fosse successo niente. Il Vero Perdono è terapeutico, ci aiuta a crescere, ad evolvere: noi ci guardiamo, ci autogiudichiamo e ci diamo il Perdono Terapeutico. Immediatamente dopo l’autovalutazione, la fase di perdono consiste nel riprendere contatto con “l’umano troppo umano” in noi, e lì, a quel punto, c’è la possibilità che “un’anima si perda”, perché il perdono (dell’Io) è sempre fatto da due attori, cioè chi concede il perdono (l’Io) e chi lo può accettare (l’Anima): l’Anima potrebbe anche rifiutare il perdono, poiché esiste sempre la Libertà dell’uomo, ed in questo caso essa si perde. Dal momento che l’Anima può mettersi a giudicare (impropriamente, cioè pensa, sente, vuole ciò che le piace o non le piace), può pensare che quel perdono concessole è falso, che non le serve, che non lo può accettare in quanto indegna o che ce la può fare da sola.

    E L’APOSTROFERANNO I SAGGI, L’APOSTROFERANNO COLORO CHE HANNO GIUDIZIO: “SIGNORE! PERCHÈ MAI ACCOGLI ANCHE COSTORO?”: i Saggi (coloro che sanno cogliere gli essenziali, i nessi e le leggi delle cose) e coloro che hanno giudizio (coloro che sono nell’Io e quindi hanno facoltà di giudizio) stanno assistendo a qualcosa di cui non hanno mai fatto esperienza, che non conoscono; sono spettatori di qualcosa di totalmente nuovo che sul momento non capiscono, non comprendono, ma su cui si interrogano. Come mai il Cristo sta chiamando i “Cattivissimi”? Come mai sta chiamando “gli ultimi degli ultimi”? Che senso ha quello che sta accadendo, dal momento che (agli occhi dei Saggi e di chi ha giudizio) questi “Cattivissimi” durante la loro vita “non hanno lavorato nella vigna del Signore”?
    In vita i “Cattivissimi” solo apparentemente non hanno lavorato nella vigna del Signore. Infatti ad un livello di coscienza questo può essere vero, ma salendo di livello di coscienza comprendiamo che essi hanno agito “come ostacolo” verso i “Buoni” affinché questi potessero sviluppare “maggior Bene”. In questa ottica, nella visione basata su nessi e leggi evolutive, “il Male è lo stratagemma del Bene” affinché nell’uomo si sviluppino maggiori forze di Bene, l’azione del Male costituisce cioè un allenamento per rinforzare “i muscoli che producono il Bene”. Chiediamo scusa per la brevità con cui si espone un concetto così rivoluzionario, ma approfondirlo ci porterebbe fuori dal nostro attuale argomento. Rimandiamo ai testi da noi pubblicati oppure alle altre sezioni di questo forum.
    È il Padre che ha permesso al Male di agire (per sviluppare più Bene). L’uomo non avrebbe la possibilità di scegliere il Bene diventando Libero se esistesse solo il Bene senza il Male. Il Saggio del mondo fa fatica a capire il concetto, l’essenziale, il nesso, la legge evolutiva che sottendono questa situazione. Le chiavi per comprendere questo non si trovano nel mondo, ma nelle sfere superiori, a nuovi livelli di Saggezza.

    Il Padre scrive il Karma. Noi, prima di scendere sulla Terra per una nuova esistenza, sottoscriviamo questo karma e scendiamo per realizzare quel disegno e lavorare per la nostra perfezione (nella discesa quel disegno viene da noi dimenticato, ma non certo abbandonato; si tratta quindi di farlo progressivamente riemergere). Tuttavia, Lucifero ci istiga a non scendere o a non applicarci per portare a realizzazione quel progetto di vita; ci sussurra: “Guarda come è bello qui, nel mondo spirituale, senza scendere nella materia!”.
    Il Figlio è Signore del karma, nel senso che il Cristo in collaborazione con le Gerarchie gestisce il Karma.
    L’Uomo è, per così dire, il “firmatario” del karma, del progetto della sua esistenza, in quanto lo accetta prima di incarnarsi. Noi quindi non sappiamo quello che ci verrà incontro tra pochi minuti, ma lo sanno bene il Padre ed il Figlio, che ci mandano la situazione che ci sta di fronte: a noi vivere il presente, perchè quello che ci viene incontro è quello che fa parte di quel progetto che abbiamo firmato prima di nascere.

    E DIRÀ: “LI ACCOLGO, SAGGI, LI ACCOLGO, VOI CHE AVETE GIUDIZIO, PERCHÈ NON UNO DI LORO S’È RITENUTO DEGNO DI CIÒ”: Non uno dei “Cattivissimi” si è ritenuto degno di essere accolto dal Cristo. Essi si sono autogiudicati, si sono accorti di aver fatto qualcosa di gravissimo e si dicono: “Per quello che ho fatto, per quello che con le mie forze ho compiuto, non sono degno di essere accolto dal Cristo”; ma proprio dicendo questo, essi hanno fatto un atto di umiltà e questo gesto è stato visto dal Cristo e dal Padre. Essi, entrando nel proprio Io ed autogiudicandosi, hanno colto la Verità, la Verità che rende liberi.
    Per i parametri del Mondo dello Spirito, è proprio quando ci si ritiene degni di essere accolti che non si viene accolti, poiché si pecca di orgoglio, ma quando non ci si ritiene degni di essere accolti a causa dei comportamenti avuti, il Cristo vede l’umiltà e questo gesto ci “apre le porte”: è “l’abbassamento del capo” che permette che il Cristo ci accolga. E tutto questo i Saggi fanno fatica a comprenderlo.

    E TENDERÀ VERSO DI NOI LE BRACCIA SUE, E NOI CADREMO IN GINOCCHIO... E SCOPPIEREMO IN PIANTO... E TUTTO CAPIREMO!
    “Tenderà verso di noi”: coloro che si sono ritenuti indegni.
    “Tutto capiremo”: Tutto è Dio, che è Purissimo Amore. Qui siamo quindi di fronte al Mistero dell’Amore. Colui che ha imparato a cogliere gli essenziali, i nessi, le leggi dall’esperienza qui sulla Terra (il Saggio), non riesce con questa disposizione interiore a comprendere il Tutto. La logica dell’Amore non sta nella dimensione della Terra, ma nella dimensione dell’Amore, nella dimensione di Dio. Quindi anche i Saggi non conoscono la logica dell’Amore. I Saggi non hanno compreso tutto questo, perché si comprende con il cuore: i Saggi sono figli della Terra, hanno fatto esperienza sulla Terra, ma quella esperienza può essere d’ostacolo o freno alla vera comprensione. I “Cattivissimi” sono “gli ultimi degli ultimi” (il Cristo li ha anche chiamati per ultimi) ed, in umiltà, hanno “Tutto compreso” con il cuore.

    Tutto questo detto ci rincuora, ci fa sentire sollevati, ci commuove interiormente, ci infonde forza per il momento in cui dovessimo cadere, tanto da riuscire a trovare in noi il coraggio di agire per risollevarci una volta di più: ci esorta al coraggio.

    Ora riflettiamo sulla triade Eteri-Elementi-Forze Fisiche e cerchiamo di cogliere il nesso che lega questi concetti. Gli elementi sono gli “ambienti” che permettono il manifestarsi o dell’etere o delle forze fisiche. Oltre ai quattro eteri classici, ora c’è la possibilità per l’uomo e la Terra di far scendere l’Etere Morale, il quinto etere, l’etere Cristico, che agisce rinnovando tutti gli altri eteri. L’etere Morale può agire solo nell’ambiente dell’Amore (Amore in noi e fuori di noi) e scende dall’Anello Eterico che si trova intorno alla Terra dove ora si trova il Cristo Eterico. Ricordiamo che l’uomo ha già in se l’Amore in tutta la sua pienezza, solo che lo ha dimenticato, e quindi deve cominciare a riconoscerlo in sè sempre di più.
    Contemporaneamente, sempre nell’elemento dell’Amore, ossia nell’ambiente dell’Amore, ma questa volta dal basso, dalla Terra, sale ed agisce la forza positiva umana del Coraggio (che è condimento delle nostre azioni): essa è la forza che noi stessi siamo chiamati a “mettere in ballo”. Il Coraggio viene dal metabolismo, dall’ambito della Volontà, e sale al cuore dove trova l’Amore: in questa situazione fluisce da sé l’Etere Morale. Il Coraggio che sale dal metabolismo entra attraverso l’apice del cuore, che è un muscolo volontario, e dinamizza, rende attivo l’ambiente del cuore. Contemporaneamente, allora, da sopra scende il fuoco (vedi l’immagine del Sacro Cuore di Gesù), l’Etere Morale che tutto rinnova. Abbiamo quindi trovato la quinta triade: etere Morale – elemento Amore – forza del Coraggio.
    Il punto fondamentale è quindi CREARE L’AMBIENTE DI AMORE NEL CUORE, e ciò permetterà la discesa dell’Etere Morale dalla nuvola che circonda la Terra, dall’Anello Eterico.
    Per fare questo serve sicuramente Coraggio: quanto coraggio ha avuto il Gesù per salire sulla croce essendo Egli senza colpa? Quanto coraggio ci vuole per baciare un lebbroso, come fece Madre Teresa di Calcutta?
    C’è bisogno di “Cor-Agire”, di muovere il cuore con le sue forze di Amore.
    I “Cattivissimi”, in umiltà, capiscono quello che i saggi non capiscono: i “Cattivissimi” mettono in moto il cuore e comprendono Tutto, il Mistero dell’Amore. Per questo la condizione più sfavorevole è essere dei “Tiepidi”. Nell’Apocalisse si legge infatti: “Siate almeno caldi o freddi”, come dire “decidete almeno qualcosa”, anche di essere “Cattivissimi”, poiché anche essi si muovono interiormente, ed è molto meglio che essere inattivi.
    Si precisa che questo non è da parte nostra un incoraggiamento alla malvagità: è un incoraggiamento a muoversi interiormente, senza paura di sbagliare, a inserirsi nel fluire della vita, a non restare “tiepidi”, ad avere fede che, anche sbagliando, non ci precluderemo la possibilità della salvezza rimanendo aperti all’Amore.

    “Cadranno in ginocchio e scoppieranno in pianto”: gli occhi sono la porta dell’Anima; quelle lacrime, versate dai “Cattivissimi” durante l’incontro con il Cristo Eterico, lavano la loro Anima; in vita non hanno pulito “l’umano troppo umano” e così lo fanno lì, dopo la morte, in umiltà, riconquistando in quel momento “quell’umano troppo umano”.
    Con quanto fino ad ora detto, siamo entrati un poco nel Mistero dell’Amore: un uomo, Dostoievskij, ha scritto di questo incontro con il Cristo Eterico. Per essere stato in grado di scrivere questo, significa che ne ha fatto l’esperienza: per questo egli riesce a descrivere tutti questi particolari. Solo i libri che contengono Verità Spirituali non tramontano nel tempo, come questo testo “Delitto e Castigo”.

    Merita un approfondimento il fatto che tutto avvenga grazie all’invito del Cristo, alla Sua voce. Quando il Cristo parla possiamo immaginare che non è come se un uomo parlasse. La Sua Parola ha un effetto straordinario: la “forza” della Sua Parola sta nel Calore di Amore di cui è intrisa, ed è una Parola che tutto può muovere, ma che non tutti hanno voluto ascoltare. Coloro che non hanno ascoltato si sono “stretti interiormente” e sono diventati “duri” (nel Vangelo si legge “...le tue Parole sono dure da ascoltare...”). Questo manifestarsi della durezza in noi può anche succedere da vivi, quando non ci lasciamo scaldare e sciogliere nelle nostre rigidità interiori dal Suo caldo Amore. Da morti forse saremo più liberi, almeno dalle rigidità imposte dalla materia, così il Suo Parlare, quando saremo al cospetto del Cristo, riuscirà a sciogliere ogni nostra rigidità. Sarà il Calore amorevole della Sua Parola, la soavità, il tono, l’intonazione della Sua Voce che scioglierà ciò che è rigido in noi. In altri termini, in vita è più facile opporsi a questa Dolcezza, ma in condizione di morte è più facile farsi compenetrare da questa Dolcezza e permettere la Metamorfosi. È tuttavia da tenere ben presente che è possibile farsi compenetrare dall’Infinita Dolcezza della Parola del Cristo anche in vita: dipende da quanto lavoriamo dentro noi stessi e fuori di noi in obbedienza alla Volontà del Padre.
    Il “Parlare tutte le lingue” corrisponde ad avere quella Forza del Cuore che impregna la voce e le parole che escono dalla laringe e creano la condizione, l’ambiente favorevole alla trasformazione, alla metamorfosi. Solo la Dolcezza Infinita della Sua Parola scioglierà tutte le durezze in noi. A noi la forza di sviluppare e portare questa Dolcezza a tutti coloro che ne hanno bisogno.


    Enzo Nastati
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Sab Lug 23, 2011 3:34 pm

    Gentili Amministratore ed Enzo N. , vi ringrazio per il contributo apportato alla comprensione di questo testo che va ben oltre la risposta alla mia domanda di cui ovviamente ringrazio.

    Considero parzialmente erronea la mia affermazione “(uno scrittore che a mio avviso ha riconosciuto il Cristo)” in quanto Dostoevskji è stato (secondo la mia riflessione) innamorato del Cristo, ma non l’ha riconosciuto (in vita). Tuttavia la sua antica individualità ha operato quasi per inerzia in Dostoevkji, rendendolo portatore di un contributo fondamentale per la cristianizzazione della sua terra (nazione). Inoltre come spesso accade, le componenti materiali di Dostoevkji sono state gettate nel materialismo (era avvezzo al gioco d’azzardo, ad esempio) forse per esperire alle difficoltà e alle prove consone all’umanità del suo tempo.Da questa esperienza è scaturito probabilmente l’attrito necessario alla scrittura ispirata. L’aver sperimentato la morte in vita (venne condannato a morte e in seguito graziato) ha risvegliato probabilmente in lui un amore che per quanto eccelso non è stato abbastanza grande da poter garantire la ricezione di tutto quello che in lui doveva essere riversato.
    Leggendo “La leggenda del Grande Inquisitore” (contenuta ne I Fratelli Karamazov) non si può non rimanere devotamente attoniti di fronte all’altezza della potenza ispiratrice operante in Dostoevskji.
    Vi pregherei molto cordialmente, a questo proposito, di dedicarvi alla lettura di questo importante passo, poiché contiene qualcosa di assolutamente straordinario ed attuale celato fra le sue pagine.
    Le parole contenute negli scritti di Dostoevskji attendono di essere lette e comprese con una nuova coscienza.

    Detto questo, vorrei continuare (se mi è concesso) il discorso riguardo alla Fede.
    Per quello che mi riguarda credo che la Fede, sia strettamente connessa all’aver Fiducia.
    Fede in Dio e Fiducia nei suoi Mandanti.
    Detto così il problema della Fede, sarebbe già risolto.
    I limiti di una fede non cosciente sono i limiti della chiesa di Pietro. Inutile approfondirli.
    Resta la domanda. Come si fa ad aver fede non avendo fiducia?

    Ma come la mettiamo con chi non riconosce l’autorità o la verità dei Mandanti?
    Ritengo indispensabile per una vera forma di conoscenza dell’altro il conoscere ed il riconoscere.
    Chiamo “conoscere” la scoperta del presente di un’individualità, la sua “attualità”, definisco con “riconoscere” la storia evolutiva di quella individualità. Il “riconoscere” è una sorta di luce che permette di orientarsi al buio.
    Sto esaminando della mia biografia una tappa legata all’infanzia. (sarebbe doppiamente stupido da parte mia scrivere per vanità in quanto legato alla segretezza da un nickname)
    Da bambino sono sempre stato solitario e taciturno. Questo atteggiamento veniva visto come “patologico”. In realtà non mi interessava l’aspetto sociale (l’ho capito ultimamente) in quanto l’essenziale sfuggiva alla socialità. Non mi riconoscevo nei giochi dei bambini, nella leggerezza degli adolescenti, ma riuscivo a sostenere e a colloquiare con le persone che mi si avvicinavano (non tutte, ma solo alcune) attraverso “il cuore”. Spesso mi capitava di anticipare i loro bisogni e di trovarmi nella lieta condizione di sostenerli o di partecipare alla loro quotidianità in un modo diverso ma non estraneo al mondo della materia (avvertivo quando un amico andava a vivere in una casa nuova, quando aveva bisogno di una determinata “cosa”)
    I miei primi ricordi risalgono a quando ero poco più che “appena nato”. Ricordo il giorno che ho fatto i primi passi, i sonagli messi al di sopra della culla, e il modo di particolare di pensare che hanno gli esseri umani durante i primi periodi della vita (fino alla lallazione). Quel tipo di pensiero è a mio avviso strettamente collegato con l’agire terapeutico. Il bambino ha bisogno della “parola magica”, ossia di una parola portatrice delle sue richieste. La mamma è la medium predisposta a questo tipo di dialogo. La mamma capisce i bisogni del bambino e li trasforma in parola. Il bambino si nutre di questa parola e cresce. Le persone che non sono sincere, non vengono riconosciute dal bambino, poiché i contenuti del loro essere non sono in sintonia con le loro parole. Il bambino piccolo non si muove in realtà attraverso il dualismo: antipatia-simpatia, ma attraverso il riconoscimento della verità e della menzogna. E una persona può essere partecipe della Verità solo se ha sperimentato la Verità. (probabilmente i bambini vivono nella condizione della Verità)

    Una delle richieste che la sera formulavo prima di dormire era quella di morire. Chiedevo proprio: “Gesù, ti prego di farmi morire”.
    Ho interpretato da “adulto” quella richiesta come un “morire nell’ego”, tuttavia debbo riconoscere che la mia richiesta era proprio riferita alla “morte”, senza mezzi termini.
    Qualche tempo dopo sognai il Cristo. Tengo a precisare che da piccolino (ero nella culla) mi capitò (e lo ricordo assai bene) di sognare "il diavolo". Ricordo che scomparve dopo che lo guardai negli occhi.
    L’incontro con il Cristo (sempre ammesso che sia accaduto), fu per certi aspetti molto simile a quanto riferito nell’episodio conclusivo contenuto nello stralcio dostoevskjiano. Attraverso lo sguardo, mi vennero fornite determinate indicazioni di cui preferisco non parlare. Nonostante la grandezza di quella Entità ed il mio relativo spavento, la sua figura mi risultava amica. Forse perché a quell’età non di che giudicarmi. Da allora ho sempre avuto un certo dialogo con l’Entità del Cristo ed ho accettato-compreso, il vivere.

    Nonostante questo, soprattutto da bambino, l’entrare in Chiesa (ed ho frequentato il seminario…) mi provocava una sensazione di malessere che si traduceva in problemi di natura fisica e aggressività.

    Un mio amico ebbe a dire che “Si è a casa dove ci si sente a casa” e che ogni persona deve capire il proprio posto e compito nella vita in modo autonomo. Questo lo trovo coerente con l’esercizio di coscienza a cui l’umanità è chiamata.

    Dalla mia esperienza ho avuto modo di constatare che determinate individualità poi, devono fare i conti con il fatto di aver frequentato più scuole sovrasensibili e quindi hanno da riconoscere il proprio attuale impegno. Mi è capitato di incontrare delle persone in passato la cui presenza (e l’attuale ricordo) genera in me una patologia fisica che debbo mandar via ogni qualvolta si manifesta.
    Da questo disturbo ho compreso di aver vissuto con quelle persone una passato in una certa comunità religiosa.
    Il manifestarsi di un disordine sul piano fisico farebbe pensare ad un incontro non propriamente “buono” (anche se così non è)
    Altre persone le ho riconosciute e con loro collaboro.

    Insomma il problema della fiducia e della fede è per me un rompicapo.

    Concludendo riferisco di un dialogo intercorso tempo fa, fra me ed un’amica. Mi consultò per ricevere un consiglio in merito al suo voler abbandonare un compito spirituale che aveva assunto e per la quale era stata “scelta”.
    In realtà aveva già abbandonato il suo incarico (spiritualmente) e così mi sono sentito di dirle che
    “una capra che scopre l’alto valore della disobbedienza è una capra che perfeziona la sua vocazione”.

    L' LXXXI Canto Pisano di Ezra Pound, conclude dicendo:

    “Strappa da te la vanità, Ti dico, strappala.

    Ma avere fatto in luogo di non avere fatto questa non è vanità

    […]Aver raccolto dal vento una tradizione viva
    o da un bell'occhio antico la fiamma inviolata
    Questa non è vanità. Qui l'errore è in ciò che non si è fatto,
    nella diffidenza che fece esitare.


    Grazie per la lettura.
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Mar Lug 26, 2011 5:34 am

    Riporto la risposta di Enzo Nastati

    Caro Teophilos, al di là di richiami letterari vorrei concentrami sul problema della Fede.
    Premesso che da piccolo ho solo fatto il chierichetto (peraltro molto intensamente) e che l'ordine dei francescani mi attirava molto, il problema delle Fede l'ho vissuto con forza anch'io.
    San Paolo la caratterizza come "certezza delle cose sperate", lo Steiner, 2000 anni dopo, come "la forza con cui l'Io va oltre sé stesso". Credo che il nocciolo stia in queste due caratterizzazioni.
    In san Paolo ritrovo la fede "antica", basata sul dogma o, perlomeno; sulla morale chiesastica. nello Steiner trovo la fede Libera e Cosciente, trovo la forza interiore per il cammino iniziatico, trovo l'essere mariano di cui essa è intessuta, dato che Mariam "è la Forza che scioglie il fisso e condensa il sottile (termini alchemici a mio avviso mai superati)".
    Che dire ancora? che la Fede NON BASTA! Ora siamo chiamati a CREDERE!. Nel suo vangelo san Giovanni esprime con chiarezza (e più volte) il concetto. Egli dice che volontà del Padre è donarci la Vita spirituale eterna e ciò lo potremo fare quando avremo riconosciuto Gesù Cristo e avremo CREDUTO in Lui: allora il Padre ci donerà la Vita.
    Cosa significa fede e credere? Per me fede la si ha in "qualcosa" (o qualcuno) dal quale siamo ancora "separati", credere invece presuppone essersi unito alla cosa (o qualcuno), quindi esserne intimanente partecipi; in altre parole: amarlo!
    Ecco il grande salto: amare Dio!
    Il passaggio è quindi il seguente: dalla fede dogmatica alla fede cosciente (che "sa"), al credere attraverso la forza-porta dell'Amore.
    Questo è almeno ciò che (nel mio piccolo) cerco di fare.
    Spero di essere stato di aiuto.

    Enzo
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Ven Lug 29, 2011 5:33 pm

    "Ecco il grande salto: amare Dio!"

    Bene. Personalmente sento di ritrovarmi in questo concetto "Ama Dio". Il punto (questa e´ tuttavia una questione personale) per cui ho in qualche post precedente accennato ad una mia tappa biografica e´ il non riuscire da qualche tempo a questa parte a superare un incontro con il Cristo.
    Chiedo scusa se tali parole da me pronunciate dovessero risultare inopportune. Per quanto abbia pesato le mie parole non escludo che possano risultare stupide.
    Ritornando alla mia esperienza. Mi trovo ad incontrare questa entitä (questo e´il mio pensiero)e a non avere colloquio. Tuttavia in questa assenza di "parole", il dialogo viene affidato al "non detto". Mi trovo cioe` a riflettere sul fatto che debba ancora trovar qualcosa. Prima ancora che in questo forum leggessi della nuova moralitä, mi capitö di pronunciarmi in merito a quelle che avevo chiamato nuove qualitä morali. Qualcosa di cui intuisco la nascita ma che ancora non ho trovato. O meglio ancora non ho "tirato fuori" ma che sento di possedere.
    Proprio ieri dopo l´ultimo incontro senza esito, mi sono ritrovato a sviluppare questo pensiero: "forse occorre sperimentare la discesa e la resurrezione per sviluppare tali qualitä".
    Io da bambino ho sperimentato (di questo sono certo) il mistero del Golghota e la sofferenza di Gesu´percependone la sofferenza e la vastitä del sacrificio, ma non sono personalmente "sceso" e "salito".

    Adesso sto riflettendo su questo pensiero.
    Esiste una connessione fra lácquisizione di nuove qualitä morali e questa tappa iniziatica?
    Ed eventualmente quali sono i modi per sperimentare questa "tappa"?

    Posso ricevere qualche Vostra impressione in merito al contenuto di queste parole?

    Grazie comunque per le risposte.
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Ven Lug 29, 2011 8:43 pm

    Non ho risposte immediate alla tua domanda. Però ho una proposta che può permetterti di uscire da una specie di circolo vizioso che mi pare di intravvedere.
    Se vuoi accettarla, allora dovresti prendere carta e penna (meglio che tastiera e notebook) e cominciare a descriverti da fuori. Di fronte a te c'è una persona, te stesso, e tu, come fossi un altro, devi descriverla fisicamente, raccontarne fatti e problemi ecc. il più oggettivamente possibile. Lo scrivi per .. te stesso (non quello di fronte, né per quello che scrive, ma per un terzo che sei tu). In tal modo "imbrogliare" sarà difficile, e anche sciocco, oltre che dannoso.
    Scoprirai da solo ciò che questo significa. Ma attenzione, è quasi una prova iniziatica. king cherry
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Ven Lug 29, 2011 9:41 pm

    Esercitare la chiarezza, l'autoconsapevolezza, fare di sè stessi il nostro laboratorio di scienze comparate, è un ottimo consiglio, caro Mercurio.
    Aggiungo solo una mia osservazione: quasi sempre nulla è a caso.
    Intendo che un' esperienza spirituale o morale di una certa portata presumibilmente porta con sè un 'dono', un elemento che ci potrà aiutare prima o dopo a proseguire il cammino fino e oltre l' autocoscienza, nell' autoiniziazione.
    I sensi spirituali, ridestandosi nel corso di tali esperienze, ci potranno svelare significati occulti della Natura, del Pensiero, di noi stessi, fino a poter dare un significato completo e nuovo a ciò che chiamiamo Vita. Le tue intuizioni possono suggerirti i passi successivi, Teophilos: in esse ricevi lo Spirito; e chiedi al Cristo di guidare il tuo intelletto nella direzione migliore, su un buon sentiero. Salute !
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Sab Lug 30, 2011 6:32 am

    Risposta di Enzo Nastati

    Incontrare il Cristo è una frase, un obiettivo di cui si parla e ri-parla spesso per "sentito dire" o riportando alcune frasi dello Steiner.
    A mio avviso il cammino si concentra su pochi semplici (e semplice non significa "facile") passi.
    Mutare mente nei tre cervelli superiori (eterico, astrale e spirituale), ossia riconscere gli esseziali, i nessi e le leggi delle nostre percezioni. Ciò determina il formarsi di tre "semi" spirituali che scendono nel seno rinnovato (mutate seno), ossia il ripetere la stessa ricerca nella polarità esistente tra l'anima razionale e l'anima affettiva (della quale, perarltro, non si parla quasi mai). Questi tre "mutate seno" determinano il formarsi di tre "grembi" spirituali, grembi che si collocano all'altezza dello sterno.
    L'unione tra i tre "semi" e i tre "grembi" determina la nascita dei tre Fanciulli in noi (gli arti superiori).
    Tutto questo è premessa all'incontro con il Cristo in quanto ciò è ancora inserito nella dimensione "umana", sebbene "superiore".
    A ciò segue l'esperienza del Golgotha, ossia speriemtare in sè i dolori, le sofferenze e la potenza delle forze dell'Ostacolo. Lì, punto mediano di questa esperienza, avviene l'Incontro! Muto, semplice nei gesti ma incommensurabilmente ricco per la totalità del nostro essere.
    A ciò segue l'esperienza dell'Ascensione, sublime ma pressochè impercettibile, ed infine assisteremo alla Parusia del Cristo, in tutto il Suo Essere, Splendore, Amore.
    Questo è il mio contributo per comprendere "concretamente" cosa si intende per Incontro con il Cristo. Ricordo che per chi non ha facilità di pensiero (i tre mutate mente) che esiste sempre la via del sacrificio, della devozione profonda ad una persona od a una causa, oppure la via del dolore.

    Grazie
    Enzo
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Sab Lug 30, 2011 2:29 pm

    Suppongo che la comprensione delle regole della Parola, dei linguaggi occulti ( il "parlare linguaggi" pentecostale ) sia infine il sigillo di questo incontro, e lo strumento attraverso cui si rende continuativa la comunicazione col Cristo. E' corretto ?
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Sab Lug 30, 2011 3:25 pm

    Risposta di Enzo Nastati


    Da parte mia direi che il "parlare tutte le lingue" di cui all'evento pentecostale, sia il parlare il linguaggio dell'Amore, dell'Infinito e Purissimo Amore, linguaggio muto che ogno cuore libero può cogliere nella sua pienezza.

    Grazie
    Enzo
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Sab Lug 30, 2011 4:45 pm

    grazie per le risposte e per i consigli.
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Sab Lug 30, 2011 11:06 pm

    Like a Star @ heaven L' Amore è una condizione insostituibile, ma mi pare che le due cose siano decisamente indipendenti, come si afferma in S.Paolo ai Corinti (13): "Posso saper parlare le lingue degli uomini e degli Angeli, ma se non posseggo l' Amore..." .Ricollego invece la comprensione dei linguaggi al "Leggere ed ascoltare occulto " di Steiner, e a tutto il suo lavoro di Euritmia. Like a Star @ heaven
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Dom Lug 31, 2011 12:02 am

    Ma, scusate, la terra avrà anche la febbre, ma queste estati sono sempre più fredde! Laughing
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   Dom Lug 31, 2011 11:03 am

    sunny I love you

    Non mi preoccuperei tanto dello stato di salute di Madre Terra, che da sè sa compiere miracoli che non sappiamo nemmeno immaginare...sono più preoccupato di quale velenoso pastiglione o di quanti intingoli placebi si premureranno la Bayer o altri ciarlatani di commercializzare per rassicurare le menti semplici...
    Rilancio un appello per partecipare alle petizioni di Avaaz.org , a giudicare dai risultati recentemente ottenuti la cura funziona !
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    MessaggioTitolo: Re: La Terra ha la febbre?   

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