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     I SOGNI ( da un dialogo di Krishnamurti)

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    neter



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    MessaggioTitolo: I SOGNI ( da un dialogo di Krishnamurti)   Gio Mag 15, 2014 10:27 am

    I SOGNI

    Interrogante: Mi è stato detto da professionisti che sognare è altrettanto vitale dell'attività e del pensiero diurno, e che avrei avuto una vita diurna molto tesa ed esaurita se non avessi sognato. E sostengono, uso le parole mie e non il loro gergo, che durante certi periodi del sonno i movimenti delle palpebre indicano sogni ristoratori che apportano chiarezza al cervello. Mi chiedo se la quiete della mente di cui avete spesso parlato non potrebbe generare una maggiore armonia della vita che non l'equilibrio fornito dalle immagini dei sogni.
    Vorrei anche chiedere perché il linguaggio dei sogni è simbolico.
    Krishnamurti: Il linguaggio in sé è un simbolo, e siamo abituati ai simboli: vediamo l'albero attraverso l'immagine che è il simbolo dell'albero; vediamo il nostro vicino attraverso l'immagine che abbiamo di lui. All'apparenza è una cosa difficilissima per l'uomo guardare qualcosa direttamente, non tramite immagini, opinioni, conclusioni, che sono tutti simboli. Perciò nei sogni i simboli giocano un ruolo molto importante ed in ciò c'è un grave inganno e pericolo. Il significato di un sogno spesso non ci è chiaro, sebbene si capisca che è in simboli e si cerchi di decifrarli. Quando vediamo qualcosa, ne parliamo così spontaneamente che non ci rendiamo conto che anche le parole sono dei simboli. Tutto ciò indica, non è vero?, che c'è una comunicazione diretta nei fatti tecnici ma raramente nei rapporti umani e nella comprensione. Non c'è bisogno di simboli quando qualcuno vi percuote. Questa è una comunicazione diretta. È un punto molto interessante: la mente rifiuta di vedere le cose direttamente, di essere consapevole di se stessa, senza là parola e il simbolo. Voi dite che il cielo è blu. Chi vi ascolta decifra quel che avete detto secondo la sua idea del blu e vi trasmette il proprio cifrario. Così viviamo nei simboli, e i sogni sono una parte di questo processo
    simbolico. Siamo incapaci di una percezione diretta e immediata senza simboli, parole, pregiudizi e
    conclusioni. Anche la ragione di tutto ciò e chiara: deriva dall'attività egocentrica con le sue difese,
    resistenze, fughe e paure. Nell'attività del cervello c'è una reazione cifrata, e i sogni devono
    necessariamente essere simbolici perché durante le ore di veglia siamo incapaci di reazione o percezioni dirette.
    Interrogante: Mi sembra che allora questa è una funzione propria del cervello.
    Krishnamurti: "Propria" vuol dire permanente, inevitabile e durevole. Sicuramente qualsiasi stato
    psicologico può essere mutato. Solamente la profonda costante richiesta di una sicurezza fisica
    dell'organismo è propria del cervello. I simboli sono uno stratagemma del cervello per proteggere la psiche; questo è l'intero processo del pensiero. L' "io" è un simbolo, non una realtà. Avendo creato il simbolo dell'"io", il pensiero si identifica con le sue conclusioni con la sua formula, e quindi lo difende: da ciò derivano tutte le miserie e i dolori.
    Interrogante: Come posso aggirarlo?
    Krishnamurti: Quando chiedete come aggirarlo, state ancora mantenendo il simbolo dell'"io", che è
    immaginario; diventate qualcosa di separato da quel che vedete, così nasce la dualità.
    Interrogante: Posso tornare un altro giorno per continuare questo discorso?
    ***
    Interrogante: Siete stato gentile a farmi tornare, e mi piacerebbe continuare il discorso che avevamo
    interrotto. Stavamo parlando dei simboli nei sogni e voi avevate chiarito che viviamo di simboli, decifrandoli a nostro piacere. Facciamo così non solo nei sogni ma anche nella vita quotidiana; è il nostro comportamento abituale. La maggior parte delle nostre azioni si basano sulla interpretazione dei simboli o delle immagini che abbiamo. Stranamente, dopo aver parlato con voi, l'altro giorno, i miei sogni hanno assunto una direzione caratteristica. Ho fatto dei sogni che mi hanno grandemente turbato e l'interpretazione dei sogni avveniva mentre essi duravano, nel sogno stesso. Era un processo simultaneo: il sogno veniva interpretato dal sognatore. Non mi era mai successo prima.
    Krishnamurti: Durante le nostre ore di veglia c'è sempre l'osservatore separato dalla cosa osservata,
    l'agente separato dall'azione. Allo stesso modo c'è il sogno separato dal sognatore. Egli crede di essere separato da se stesso e quindi di aver bisogno di una interpretazione. Ma è veramente il sogno separato dal sognatore? e c'è bisogno di interpretarlo? Quando l'osservatore è la cosa osservata che bisogno c'è di interpretare, giudicare, valutare? Questo bisogno ci sarebbe solamente se l'osservatore fosse diverso dalla cosa osservata. È molto importante capirlo. Abbiamo separato la cosa osservata dall'osservatore e da ciò nasce non solo il problema dell'interpretazione ma anche il conflitto, e i moltissimi problemi connessi. Questa divisione è un'illusione. La divisione fra gruppi, razze nazionalità è un'invenzione. Siamo esseri, non divisibili da nomi o etichette. Quando tutta l'importanza vien data all'etichetta allora ha luogo la divisione, e allora sorgono le guerre e tutte le altre lotte.
    Interrogante: Come faccio allora a capire il contenuto di un sogno? Deve avere un'importanza. È un caso che io faccia sogni su particolari avvenimenti o persone?
    Krishnamurti: Veramente dovremmo analizzare la cosa in modo completamente diverso. C'è qualcosa da capire? Quando l'osservatore pensa si differenzia dalla cosa osservata, c'è un tentativo di comprensione di ciò che sta al di fuori di lui. Lo stesso processo avviene nel suo intimo. C'è l'osservatore che desidera comprendere la cosa che osserva, che è lui stesso. Ma quando l'osservatore è l'osservato, non vi è alcun problema di comprensione; c'è solo l'osservazione. Voi dite che c'è qualcosa da capire nei sogni, altrimenti non ci sarebbero sogni, voi dite che i sogni sono gli indizi di qualcosa di non risolto, che si vorrebbe capire. Voi usate la parola "comprendere", e proprio in quella parola c'è il processo dualistico. Voi pensate che ci sia un "io" e una cosa da capire, e invece in realtà queste due entità sono una sola e la stessa. Perciò la vostra
    ricerca di un significato nei sogni è l'azione di un conflitto.
    Interrogante: Vorreste dire che i sogni sono l'espressione di qualcosa della mente?
    Krishnamurti: Ovviamente.
    Interrogante: Non capisco come potrebbe essere possibile analizzare un sogno nel modo che dite voi. Se non ha alcun significato, perché allora esiste?
    Krishnamurti: L' "io" è colui che sogna, e colui che sogna vuole vedere un significato nel sogno che ha inventato o proiettato fuori di se, così entrambi sono sogni, entrambi sono irreali. Questa irrealtà è diventata reale per colui che sogna, per l'osservatore che pensa a se stesso come separato. L'intero problema dell'interpretazione dei sogni nasce da questa separazione, da questa divisione tra l'agente e l'azione.
    Interrogante: Mi sento sempre più confuso, possiamo allora rivedere il problema in modo diverso? Posso capire che il sogno è il prodotto della mia mente e non ne è separato, ma sembra che i sogni provengano da livelli della mente mai esplorati, e sembra perciò che siano indizi di qualcosa che vive nella mente.
    Krishnamurti: Non è la vostra particolare mente quella in cui sono cose ignote. La vostra mente è la mente dell'uomo; la vostra consapevolezza è tutto l'uomo. Ma quando la particolarizzate come vostra mente, ne limitate l'attività, e a causa di questa limitazione nascono i sogni. Durante le ore di veglia, osservate senza l'osservatore, che è l'espressione di questa limitazione. Essendosi diviso in un "io" e in un "non-io", l''"io", l'osservatore, colui che sogna, ha molti problemi; tra gli altri i sogni e l'interpretazione dei sogni. In ogni caso potrete vedere il significato e il valore dei sogni solo in modo limitato perché l'osservatore è sempre limitato. Colui che sogna mantiene la sua limitazione, perciò il sogno è sempre l'espressione dell'incompleto, mai dell'intero.
    Interrogante: Dei frammenti sono stati portati indietro dalla Luna nel tentativo di scoprirne la composizione. Allo stesso modo cerchiamo di capire il pensiero umano riportando indietro dei frammenti dei nostri sogni, ed analizzando quello che esprimono.
    Krishnamurti: L'espressione della mente sono i frammenti della mente. Ciascun frammento esprime se stesso a suo modo e contraddice gli altri frammenti. Un sogno potrebbe contraddirne un altro, un'azione un'altra azione, un desiderio un altro desiderio. La mente vive in questa confusione. Una parte della mente dice di dover capire un'altra sua parte, come un sorgono, un'azione, un desiderio. Perciò ciascun frammento ha il proprio osservatore, la propria attività; allora un super osservatore tenta di riportarli tutti all'armonia. Anche il super osservatore è un frammento della mente. Sono queste contraddizioni, queste divisioni che generano i sogni. Perciò il vero problema non è l'interpretazione o la comprensione di un determinato sogno; è la percezione che questi moltissimi frammenti sono contenuti nell'intero. Allora vi vedrete come un intero e non come un frammento dell'intero.
    Interrogante: Volete dire, signore, che durante il giorno si dovrebbe essere consapevoli dell'intero
    movimento della vita, non solo della vita della famiglia, o della vita d'affari o di qualsiasi altro aspetto individuale della vita?
    Krishnamurti: La consapevolezza è l'intero uomo e non appartiene ad un uomo in particolare. Quando c'è la consapevolezza di un uomo particolare allora si presenta il complesso problema della frammentazione, della contraddizione e della guerra. Quando durante le ore di veglia in un uomo c'è consapevolezza del movimento totale della vita, che bisogno c'è di sogni? Questa totale consapevolezza, questa attenzione mette fine alla frammentazione e alla divisione. Quando non c'è assolutamente alcun conflitto, la mente non ha bisogno di sogni.
    Interrogante: Questa certezza mi apre una porta attraverso la quale vedo molte cose.
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    MessaggioTitolo: Re: I SOGNI ( da un dialogo di Krishnamurti)   Dom Ago 24, 2014 7:29 pm

    LEO - OLTRE LE SOGLIE DEL SONNO

    Come lo vive il tipo umano comune, il sonno è un annullamento della coscienza, una specie di morte apparente illuminata dal miraggio dei sogni. Anzi tanto più il sonno è profondo e la coscienza sommersa, tanto più si è soddisfatti, come se la condizione ideale fosse raggiunta.

    Ma quando si è conseguita una maggiore introversione, quando la vita interiore, fortificata, diviene preponderante e il mondo esterno cessa di essere sentito come l’unico centro di interesse – si ha vagamente il senso che la vita del sonno sia una continuazione invece di una pausa, una integrazione della vita di veglia invece di un’interruzione brusca, periodica ed incomprensibile.

    E’ inutile cercare la spiegazione del mistero del sonno quando non si sia capaci di un mutamento nell’orientazione della coscienza individuale. Il fallimento delle teorie scientifiche che hanno voluto affrontare l’enigma è dovuto al fatto che si voleva spiegarlo con i mezzi usati nelle ricerche dei fenomeni esteriori. Nel corpo fisicamente parlando non è stata trovata né mai si troverà una vera spiegazione, perché nel corpo si può dire che nulla avviene quando si cade in sonno: il corpo subisce il sonno, il mutamento vero non è nell’ordine fisico e corporeo. Qualche cosa di invisibile si allontana dal corpo e porta con sé la coscienza. I fenomeni vitali ordinari continuano, ma la connessione della vita psichica col cervello è interrotta.

    Riconnettendosi a quanto finora è stato esposto in queste pagine, riguardo al « corpo sottile », qui noi possiamo constatare una specie di sdoppiamento in esso.

    Un gruppo di forze, in esso, che è volto a dar forma e vita, resta nel corpo fisico addormentato, che in ciò è differente da un cadavere. Il gruppo delle forze che presiedono al pensiero, al sentire ed anche ai vari impulsi all’azione sembra allontanarsi per vivere una vita propria. E’ così che la soluzione dell’enigma non può essere data da una ricerca materiale e nemmeno da nozioni teoriche, ma invece da una conquista della coscienza che è un ampliamento ed una trasformazione, il dischiudersi dell’occhio su di un nuovo orizzonte interiore.

    Come fu già accennato, il primo passo è costituito da un cangiamento di attitudine verso la notte e il sonno. Bisogna reagire contro la tendenza ad abbandonarsi così come contro il senso, che la notte sia il regno della tenebra. La notte, invece, è un risveglio cosmico, un affiorare, un palpitare e un risuonare di forze spirituali che la luce fisica solare sopraffa con la sua violenza. E’ un sole spirituale che sorge e che il nostro corpo sottile va a cercare orientandosi verso di esso. Bisogna coltivare un senso di aspettazione per una forma di vita incommensurabile più libera ed estesa della vita ordinaria di veglia.

    Qui è il caso di prevedere una obiezione e di rispondervi subito. Si potrebbe dire che una simile attitudine che tende a fare del sonno una super-veglia andrà ad interferire con ciò che più si domanda al sonno, cioè il riposo e la riparazione delle forze fisiche. Ma non è così. Avviene anzi il contrario: fin da questo stadio dell’esperienza la riparazione organica risulta più rapida e completa, come se già si cominciasse a mettersi in rapporto con le forze riparatrici ed a collaborare con esse. E così si rileverà che cessa il bisogno di un impietramento di otto o dieci ore da cui ci si risveglia soddisfatti ed istupiditi – ma dopo pochissime ore ci si risveglierà spontaneamente in uno stato di vivacità, di pienezza e di freschezza e con un senso speciale di libertà, di coraggio e di superiorità attiva di fronte al nostro compito quotidiano.

    Dopo aver coltivato per qualche tempo l’attitudine di cui abbiamo ora parlato, dovremo cercare di fare un altro passo innanzi. Da uno stato di coscienza all’altro, nell’addormentarsi, vi è un momento di oscuramento e di discontinuità che bisogna superare. Bisogna gettare un ponte che conduca dall’altra parte il nostro Io nella sua pienezza di essere d’istinto e come di fronte ad un altro mondo esterno di là da quello dei sensi fisici. Bisogna apprender l’arte dell’addormentarsi .

    Bisogna giacere sul letto col capo al quanto rilevato. L’abitudine, che oggi tende a prevalere, di dormire con la testa a livello del corpo o quasi, se non anche più bassa, è una pessima abitudine che si basa su questo errore: « Più sangue nella testa, più nutrimento della sostanza nervosa ». In realtà, un maggiore afflusso di sangue significa compressione della sostanza nervosa – e dal punto di vista iniziatico noi sappiamo che il sangue è qualcosa di più che un veicolo di sostanze riparatrici di fronte hai tessuti: esso è un fluido che porta in se molto del mondo esterno, oscure immagini del mondo esterno, e può comunicarle al cervello durante il sonno imprimendogli così un’attività disordinata e irrazionale. Può portare anche ciò che vi è di caratteristico e di patologico negli organi che attraversa e influenzare in tal senso i sogni.

    Invece se il carico del sangue non è troppo forte, un cervello opportunamente allenato può conservare la calma e la ricettività necessarie per ricordare al mattino le esperienze realizzate entro il corpo sottile.

    Così pure lo stomaco dovrebbe essere già vuoto, perché la pressione sul diaframma e sul plesso ciliaco può disturbare gli organi corrispondenti ai centri del corpo sottile ed alterare e inibire sin dal principio la ricettività ai ritmi.

    Abbiamo già detto che un gruppo di forze restano, durante il sonno, nel corpo addormentato. Quando anche esso si sottrasse, al sonno subentrerebbe lo stato catalettico. Così per ora non si deve cercare di staccare questo gruppo di forze, ma far sì che esso acquisti una mobilità che lo renda al quanto indipendente e più orientato verso il corpo sottile che non verso quello fisico. Ne seguirà una ritmizzazione ed un rallentamento della respirazione e della circolazione sanguigna, il che costituisce uno stato estremamente favorevole alle esperienze nella vita del sonno. Anzi il gruppo delle forze vitali e formative funzionerà come un intermediario tra il corpo fisico e ciò l’Io sperimenta in un modo immateriale.

    Questo gruppo di forze in certe condizioni assume l’autonomia di un vero corpo vitale che, come si è già detto, dovrà avere una certa mobilità nel corpo fisico. Appena il sonno comincia a sopravvenire, è il momento migliore per esercitarsi a determinare questa mobilità: bisogna immaginare di poter girare intorno ad un ipotetico asse del corpo – da sinistra verso destra – e in quel frattempo mantenere una immagine o simbolo che si riferisca alla nostra natura spirituale, intonato ad un senso del divino, ad un senso di elevazione. Si può avere un concetto chiaro nella mente e fare l’esercizio per la mobilità in piena coscienza a distacco già iniziato, poiché questo dapprima si verifica nelle mani e nelle braccia.

    E’ possibile fare un piccolo esperimento per verificare ciò. Si tenga un oggetto qualunque in una mano che sporga fuori dal letto: ad un certo punto avvertiremo che esso è caduco e sentiremo di aver perduto il senso della posizione della mano stessa. Se per un tempo sufficiente ci addormenteremo con il concetto di cui abbiamo sopra parlato, al mattino ci sveglieremo con quel concetto + x. Voglio dire che qualche cosa vi resterà unito che diverrà sempre più distinto, e sarà un ricordo, un senso della nostra vita cosmica notturna.

    Bisogna non aver fretta ad interpretare e spiegare – la chiarezza deve venire da sé, non per l’intervento del cervello fisico – ed ogni anticipazione è una deformazione. Bisogna aver l’animo completamente libero, perché è possibile che le rivelazioni contrastino con i nostri giudizi e i nostri desideri allo stato di veglia sia su sé che sulle cose. La critica potrà venir dopo – intanto noi dobbiamo frenare le reazioni istintive e l’inclinazione a comprendere secondo gli schemi prestabiliti della nostra mente e del nostro sentimento.

    Naturalmente, non è tutto qui. In realtà tutte le nostre attività del giorno dovrebbero essere opportunamente orientate. In coloro che sono giunti alla maturità necessaria, il resto verrà da se: essi scopriranno spontaneamente altri atteggiamenti e le applicazioni possibili nella vita quotidiana. Accanto alle nostre occupazioni ordinarie il senso della luce interiore rimarrà sempre, calmo e costante.

    Si tenga poi presente che per ogni conquista spirituale è mortale il nostro senso di « egoità corporea » o « animale » – ben diverso dal senso vero dell’Io – cioè il senso che ha di se chi è intento soltanto ad afferrare tutto ciò che può per soddisfare la sua natura di essere limitato ed avido. « Sic nos non nobis » – è la migliore divisa per l’attitudine da assumere. Chi si guarda indietro a contemplare quel che ha ottenuto e a goderne, si paralizza e si impietra – come la biblica moglie di Lot – decade come Narciso, ucciso dal suo essere dall’amore per la sua propria immagine.


    Ultimo aggiornamento (Domenica 26 Maggio 2013 22:02)
    Fonte: scuolaermetica.it

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