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     Il pensiero dialettico può essere libero solo sul piano dialettico - Il pensiero è libero quando ritrova la sua connessione con l'Io - Massimo Scaligero

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    MessaggioTitolo: Il pensiero dialettico può essere libero solo sul piano dialettico - Il pensiero è libero quando ritrova la sua connessione con l'Io - Massimo Scaligero   Lun Feb 24, 2014 6:06 pm

    LA LIBERTA'

    la libertà a cui l'uomo aspira, dandole sensi diversi a seconda del grado della propria evoluzione, è in realtà e soltanto un evento del pensiero. Colui che toglie la lìbertà ad altri, ha in sostanza il potere di dare corpo al proprio pensiero non libero: con tale pensiero agisce come se fosse libero, ideologicamente ed eticamente persuaso del proprio diritto.

    La libertà è il pensiero che attua la sua reale natura, normalmente alterata nel processo dialettico. Il pensiero dialettico può essere libero solo sul piano dialettico, ma tale libertà spiritualmente è nulla. Il pensiero è libero quando ritrova la sua connessione con l'Io. Questa connessione non si da mai realmente, perché il pensiero dialettico è riflesso, e nell'essere riflesso non ha congiunzione con l'Io, bensì con la sua proiezione psichica, l'Io razionale-senziente l’ego, il riflesso dell'Io.

    Per realizzare la sua vera natura, il pensiero deve spe­rimentare il proprio essere libero: è la più altaesperienza dell'anima. Il pensiero, infatti, normalmente si da come mediatore di ogni conoscenza sensibile o estrasensibile,mai di sè medesimo.Esso può percepire se stesso soltanto se, mediante la concentrazione, si isola, sia pure tempora­neamente, dalla psiche, dagli istinti, dai sentimenti, dai con­tenuti sensibili, dalla propria espressione intellettuale e da ogni contenuto che non sia il proprio essere puro. In questo essere puro, attua la propria reaIe natura,diviene vivente, esprime come contenuto la sua essenziale forza: indipendente dal meccanicismo dell'intelligenza dialettica. Con tale contenuto può realmente incontrare il mondo sensibile, recandogli l'essere intcriore di cui esso, nell'apparire, manca: simultaneamente può penetrare, come veicolo dell'essenza, nell'anima.

    Volontà e libertà procedono di pari passo nella discipli­na. La elevazione e la intensità creatrice del sentimento sca­turiscono dall'accordo del pensiero con la volontà. L'educa­zione della volontà risponde alla liberazione del pensiero. La consonanza delle tre forze è la via della reintegrazione della Luce di Vita dell'anima, capace di modellare la corporeità fisica: il senso ultimo dell'esperienza terrestre dell'uomo.

    Il problema della libertà riguarda solo il pensiero, in quanto questo smarrisce la propria reale natura, dipendendo dalla sfera delle sensazioni e della psiche, col dipendere dall'organo cerebrale, mediante cui tuttavia diviene coscien­te al livello sensibile. Tale dipendenza è uno stato di alie­nazione del pensiero: dal quale nasce la dialettica, l'inter-pretazione logico-quantitativa del mondo e la serie delle ideo­logie che assumono la realtà riflessamente, fuori del fon­damento.

    La dipendenza del pensiero dall'organo cerebrale è con­tingente e provvisoria, servendo solo, in una determinata fase dell'evoluzione dell'uomo, a rendere indipendente il pensiero dall'antica autorità spirituale, perché esso gradualmente realizzi nell'intimo del proprio autonomo movimento tale autorità. E' la dipendenza strumentale che ha dato luogo alla conoscenza quantitativa del reale, di là da quella qualitativa — rispondente alla sfera eterica, astrale e spirituale — sì da isolare il mondo sensibile-quantitativo dal suo fondamento metafisico. L'errore dell'uomo moderno è assumere come normale l'alienazione del pensiero e considerare reale la visione quantitativa che ne risulta, mentre l'epoca dell'esperienza esclusiva della « quantità » è esau­rita: avendo già dato al pensiero ciò che questo si aspettava da essa, la possibilità logica della libertà. Il male del pre­sente pensiero è il suo mancare di coscienza di ciò che ha veramente voluto mediante l'esperienza della scienza e della tecnica.

    Il pensiero, dipendendo dall'organo cerebrale, epperò dalla sfera sensibile, obbliga i sentimenti, gli impulsi volitivi e le aspirazioni dell'anima a risonare secondo la sua aliena­zione. La brama codificata, il culto dell'animalità, la negazio­ne dello Spirituale, gli istinti e le passioni correlativi, na­scono dalla assolutìzzazione di uno stato di deterioramento della funzione del pensiero: la reale alienazione dell'uomo.

    Il tema della libertà riguarda appunto l'elemento interiore mediante cui l'anima si vincola all'organo cerebrale, per conseguire la conoscenza logica del sensibile. Il vincolo consiste nella irreversibilità della dimensione sensibile: irre­versibilità illegittima, perché dovuta all'impotenza del pen­siero a ripercorrere il proprio movimento, mentre appunto il suo reale compito è ripercorrerlo. Il tema della libertà perciò riguarda esclusivamente il pensare: non il sentire, né il volere. Dalla non libertà del pensiero dipende l'alterata funzione del sentire e del volere, epperò la serie delle con­traddizioni della vita psichica.

    Dalla liberazione del pensiero dipende la liberazione dell'uomo: non v'è altra liberazione. Mediante la disciplina della concentrazione, il pensiero si libera dall'elemento sen­sibile, dal suo' risonare animico e dal suo risonare eterico: si libera dal meccanismo delle strutture logiche, in quanto muove secondo la propria logica pura: diviene vei­colo dell'Io nell'umano. L'uomo risorge dalla sua alienazione. L'azione del pensiero libero diviene liberatrice, quando, per consonanza con le Potenze cosmiche sorreggenti l'umano, giunge a operare sino al corpo eterico.
    Sul corpo eterico il discepolo agisce mediante la vo­lontà, cioè operando su esso mediante il pensiero liberato. L'azione diretta del pensiero liberato sul corpo eterico, è soltanto stimolatrice: l'azione trasformatrice inve­ce può essere operata soltanto dalle Potenze cosmico-tra-scendenti evocate dal rito del pensiero liberato: il pensiero della concentrazione, il meditare, l'idea pura, in realtà l'atto dell'Io: che fa appello a tali Potenze, anche se non ne suppone l'esistenza.

    Giungere a operare ritualmente sul corpo eterico si­gnifica procedere verso il senso finale della liberazione, l'Iniziazione: superare la natura, i vincoli della razza, della famiglia, dell'ente animale collettivo: cominciare a tessere la vera relazione con gli esseri, secondo la realtà interiore: l'effettiva fraternità. La quale non può essere la correla­zione stabilita sulla base della necessità psicofisiologica: la reale fraternità è di per sé sufficiente a risolvere anche i problemi inerenti a tale necessità.

    La natura inferiore possiede l'uomo attraverso la me­moria animale e istintiva del corpo eterico, che è, come nell'animale, associativa: l'associazione si sottrae alla luce dell'Io, funziona come automatismo, conseguendo normal­mente l'assenso impotente dell'Io. L'associazione eterica sottratta all'Io, è la base delle malattie della psiche: feno­meno coltivato oggi dalle scienze analitiche della psiche,come dallo Spiritismo e dai facili sistemi yoga propagati nel mondo, con tecniche di concentrazione di tipo medianico.

    La libertà, come restituzione della natura originaria del pensiero, è una liberazione della memoria supe­riore, o spirituale, dalla memoria inferiore, o animale, sedimento degli impulsi della specie, della famiglia, del sangue, ecc. La memoria inferiore normalmente domina l'uomo, facendo suo il pensiero e la sua capacità associa-tiva. La memoria reale, invece, contiene il ricordo della sua storia sino a quella delle precedenti incarnazioni: tale memoria, nell'uomo alienato, è in stato di sonno: affiora depotenziata nella psiche come memoria istintiva, che si estrinseca mediante l'organo cerebrale: al cui livello si forma secondo il sistema del sapere razionale.

    La memoria animale dell'uomo usa le forze della me­moria spirituale, mediante la contingente dipendenza del pensiero dalla cerebralità. La Scienza dello Spirito mostra come il cervello dell'uomo sia l'organo che in epoche re­mote lo Spirito ha modellato per poter, mediante esso, agire come Io sulla natura fisica. Dapprima il pensiero si rende autonomo dall'antica natura metafisica, vincolandosi gra­dualmente allo strumento cerebrale: dalla necessità di de­terminarsi mediante questo, trae l'istanza alla libertà.

    Ciò che è animale nell'uomo si fa valere attraverso la cerebralità: mediante l'organo per via del quale egli pensa. L'ascesi solare inverte tale processo: realizza l'indipendenza del pensiero dalla cerebralità e stabilisce con l'elemento istintivo un rapporto rettificatore: è un'azione reintegratrice, talora drammaticamente contrastata, mediante cui l'Io riconquista le proprie potenze primordiali legate alla fisi­cità. Tale lotta si svolge nella coscienza, grazie a forze di pensiero via via liberate, epperò della memoria, in una zona in cui la natura inferiore e la natura superiore s'incontrano. La memoria non è legata alla cerebralità: le sue forze, essenzialmente sovrasensibili, tuttavia, normalmente vengono usate da ciò che ascende nel mentale come corrente istintiva, mediante il pensiero alienato, ossia condizionato dalla cere­bralità: verificandosi un'inversione della reale funzione della memoria, tendente a divenire costituzionale.

    Che uno stimolo della memoria possa essere consegui­to, secondo il dato di recenti esperimenti, mediante l'in­troduzione di un ago nel cervello, non significa che il cer­vello contenga la memoria, ma che è stato meccanicamente sollecitato il corpo eterico del cervello, così come viene sollecitato dalla percezione attraverso gli organi dei sensi. Mediante l'ago, la percezione dell'etere è diretta, ma estra­nea all'Io, in quanto provocata senza la mediazione degli organi di percezione: il cui contenuto, di solito, quando non sia presente l'Io, si congiunge per i canali cerebrali con la memoria senziente, suscitando un'associazione che da luogo alla risposta istintiva (sino alla nota fenomenologia dei « riflessi condizionati »), in cui l'assenso dell'Io è pas­sivo: l'Io non afferra il contenuto concreto della perce­zione, ma ciò che viene suggerito dalla memoria associativa: che è l'associazione dei ricordi sul piano astrale-eterico, se­condo un meccanicismo proprio alla natura animale. In tal caso, la connessività del corpo eterico, pur essendo un processo estrasensibile, si sottrae all'Io, funziona come automatismo.

    E' la via mediante la quale normalmente i ricordi di­sturbano l'uomo debole di pensiero, o lo invadono sino all'ossessione: il corpo senziente si sottrae all'Io, usando tuttavia la sua forza, che normalmente opera nella coscienza con potere centripeto. Tale potere centripeto, in sostanza viene rovesciato, epperò agisce contro il suo principio. Ogni droga, ogni allucinazione, ogni ebrezza alcoolica, ogni cedimento medianico, ogni facile yoga con concorso di enfatici mantra, propizia un potere di concentrazione automatico avverso all'Io, preparando guasti dell'anima e del corpo. A tale situazione il rimedio è anzitutto un rimedio volitivo-fisico: la rimozione delle cause e il ricorso a una terapia disintossicante. Ma la guarigione radicale è la capa­cità dell'Io di ristabilire il flusso della forza, mediante la retta concentrazione, ossia mediante l'uso legittimo della forza centripeta. Il cui senso finale è la liberazione del pensiero, mediante la quale soltanto l'Io può operare sull'animalità psicosomatica, ritrovando nel profondo Po­tenze di cui essa è la degradazione.

    Il senso ultimo delle discipline è la libertà. Libera­zione vera non è lo scatenamento di se stessi, che è sempre esplosione della natura fisica — con le sue codificazioni ideologiche — bensì l'incatenamento di se stessi. Costringere se stessi secondo un programma ferreo, quando sia un atto del pensiero libero, ossia libero di scopi umani epperò di brame, restituisce la luce originaria al corpo eterico.

    Il pensiero è in sé libero, ma il corpo eterico legato alla natura animale non gli obbedisce: perciò il pensiero è normalmente privo di vita. Quanto più il corpo eterico viene costretto da una disciplina rigorosa a sottrarsi alla sua consonanza con la brama insita nelle funzioni della natura, tanto più esso diviene arto dello Spirito, strumento di liberazione. Costringersi, comandarsi, seguire la via più difficile, assumere positivamente la sopportazione di tutto ciò che è pesante e condizionante, è la via della libera­zione: quanto più la natura animale viene portata a obbe­dire e a rispondere a un ritmo che la domina, tanto più ritorna potenza del Principio superiore dell'Io, epperò cooperatrice della reintegrazione dell'uomo.

    Se si è bene inteso il senso di ciò che qui viene chia­mata costrizione, come ascesi del corpo eterico, non sarà difficile comprendere che un tale costringere non è un forzare, o un coartare, ma un mediare interiore assoluta­mente libero, ossia un agire per via di rappresentazioni con­sapevoli sulla corrente della volontà, ponendole compiti a cui il corpo eterico, per abituale consonanza con la natura animale, tende a sfuggire.

    Non v'è creazione o elevazione umana, che non esiga un lungo sacrificale sforzo di affrancamento dall'inerzia del­la natura psicofisiologica. In tale direzione è riconoscibile la missione del pensiero. In realtà, l'uomo cosciente strappa la virtù formativa del concetto alle forze più nobili del cor­po eterico, facendo risonare nella sfera fisica, come strut­tura della conoscenza, il loro potere di sintesi metafisica.

    Massimo Scaligero - Da Manuale pratico della meditazione
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